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ARCHIMEDE MUORE MENTRE I ROMANI OCCUPANO SIRACUSA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Dianoia
TRADUZIONE
Afflisse Marcello soprattutto la disgrazia di Archimede. Infatti questo si trovò a osservare qualcosa su un disegno geometrico nel modo che gli era solito e, dedicando sia l’attenzione che lo sguardo all’osservazione, non si accorse né dell’attacco dei Romani né della presa della città; quindi, anche se un soldato si era rivolto a lui e lo aveva esortato a seguirlo da Marcello, non voleva farlo prima di aver risolto il problema e di aver dato la dimostrazione; quello, adiratosi ed estratta la spada, lo uccise. Altri dunque dicono che il Romano armato di spada si mise subito ad ucciderlo, ma sebbene Archimede lo pregasse di ottenere un po’ di tempo in più poiché vedeva che ne aveva bisogno per non abbandonare incompiuto e irrisolto, quello, non curandosene, lo uccise.
Si concorda dunque sul fatto che Marcello si addolorò e allontanò l’assassino dell’uomo come un maledetto, e che, trovati i familiari (di Archimede) li onorò.
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I RITI MISTERICI IN ONORE DELLA DEA BONA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE
I romani onorano una dea che chiamano Bona, così come i Greci la chiamano ginecea; i Frigi, che la rivendicano a sé, dicono che sia stata la madre del re Mida, mentre per i Romani è la Driade che si unì A Fauno, e per i Greci quella della madre di Dioniso di cui non si pronuncia il nome.
Per questo quando ne celebrano la festa, le donne ricoprono le tende con tralci di vite, e in ossequio al mito vien posto accanto alla dea un serpente sacro. Quando si celebrano i sacri misteri della dea non è consentito che un uomo vi partecipi e neppure che sia della casa; le donne da sole, per quel che si dice, compiono nel rito molte azioni analoghe a quelle dei misteri orfici. Quando viene il tempo della festa la moglie del console o del pretore in carica prende in mano la casa e la prepara per il rito, mentre il marito ne esce, e con lui se ne vanno tutti i maschi della famiglia. I riti più importanti si celebrano durante la notte, e alla veglia notturna si mescolano divertimenti e musica in gran quantità.
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ARIONE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Gymnasion
TRADUZIONE
Periandro si compiaceva di Arione e spesso lo mandava a chiamare per l'arte, ed egli, arricchito dal tiranno, desiderò tornarsene per nave a Metimna, la patria, e far vedere la ricchezza; e, dopo che si fu imbarcato su una nave di uomini malvagi, siccome mostrò che portava molto oro ed argento, appena giunsero in mezzo all’Egeo, i marinai gli tendono un’insidia; e quello: "Poiché avete deciso queste cose”, disse, “permettete almeno che io, dopo avere indossato il costume ed aver cantato un lamento funebre per me stesso, mi getti spontaneamente". I marinai concessero, ed indossò il costume e cantò con voce assai melodiosa, e cadde in mare assolutamente convinto di morire all’istante; avendolo un delfino preso in groppa, (lo) portò fino al Tènaro.
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I VIAGGI DI LICURGO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
πρῶτον μὲν εἰς Κρήτην ἀφίκετο: καὶ τὰς αὐτόθι πολιτείας κατανοήσας καὶ συγγενόμενος τοῖς πρωτεύουσι κατὰ δόξαν ἀνδράσι, τὰ μὲν ἐζήλωσε καὶ παρέλαβε τῶν νόμων, ὡς οἴκαδε μετοίσων καὶ χρησόμενος, Eστι δ ὧν κατεφρόνησεν. ἀπὸ δὲ τῆς Κρήτης ὁ Λυκοῦργος ἐπὶ Ἀσίαν ἔπλευσε, βουλόμενος, ὡς λέγεται, ταῖς Κρητικαῖς διαίταις, εὐτελέσιν οὔσαις καὶ αὐστηραῖς, τὰς Ἰωνικὰς πολυτελείας καὶ τρυφάς, ὥσπερ ἰατρὸς σώμασιν ὑγιεινοῖς ὕπουλα καὶ νοσώδη, παραβαλὼν ἀποθεωρῆσαι τὴν διαφορὰν τῶν βίων καὶ τῶν πολιτειῶν, ἐκεῖ δὲ καὶ τοῖς Ὁμήρου ποιήμασιν ἐντυχὼν πρῶτον, ὡς ἔοικε, παρὰ τοῖς ἐκγόνοις τοῖς Κρεοφύλου διατηρουμένοις, καὶ κατιδὼν ἐν αὐτοῖς τῆς πρὸς ἡδονὴν καὶ ἀκρασίαν διατριβῆς τὸ πολι-τικὸν καὶ παιδευτικὸν οὐκ ἐλάττονος ἄξιον σπουδῆς ἀναμε-μιγμένον, ἐγράψατο προθύμως καὶ συνήγαγεν ὡς δεῦρο κομιῶν. ἦν γάρ τις ἤδη δόξα τῶν ἐπῶν ἀμαυρὰ παρὰ τοῖς Ἕλλησιν, ἐκέκτηντο δὲ οὐ πολλοὶ μέρη τινά, σποράδην τῆς ποιήσεως, ὡς ἔτυχε, διαφερομένης γνωρίμην δὲ αὐτὴν καὶ μάλιστα πρῶτος ἐποίησε Λυκοῦργος. Αἰγύπτιοι δὲ καὶ πρὸς αὑτοὺς ἀφικέσθαι τὸν Λυκοῦργον οἴονται, καὶ τὴν ἀπὸ τῶν ἄλλων γενῶν τοῦ μαχίμου διάκρισιν μάλιστα θαυμάσαντα μετενεγκεῖν εἰς τὴν Σπάρτην.
Traduzione
In primo luogo giunse a Creta e osservate le istituzioni colà vigenti e incontratosi con gli uomini più illustri per riputazione, alcuni punti delle leggi egli ammirò e attinse come per portarli in patria e per servirsene, ma ve ne erano altri dei quali non tenne conto. Da Creta poi Licurgo navigò alla volta dell'Asia, volendo, come si dice, paragonare con le istituzioni cretesi, che erano semplici e austere, il lusso e il fasto ionico, siccome un medico ai corpi sani paragona quelli deboli e malaticci, e osservare la differenza dei costumi e delle legislazioni. Colà anche, a quanto pare, trovò i poemi di Omero, che erano conservati presso i discendenti di Creofilo, e visto che in essi era mescolato l'elemento politico e quello educativo, li trascrisse volentieri e li raccolse con l'intenzione di portarli in Grecia. Infatti presso i Greci vi era soltanto una fama oscura di quei carmi e non molti erano coloro che ne possedevano alcune parti, poiché quella poesia si era diffusa sporadicamente, a caso: e Licurgo fu proprio colui che per primo la rese nota. Gli Egiziani poi credono che Licurgo sia giunto anche da loro e avendo ammirata soprattutto la separazione dell'elemento militare dalle altre classi sociali, l'abbia trasportata a Sparta.
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ARISTIDE E LA POVERTA'
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
ὁ δὲ Καλλίας ὁρῶν ἐπὶ τούτῳ μάλιστα θορυβοῦντας τοὺς δικαστὰς καὶ χαλεπῶς πρὸς αὐτὸν ἔχοντας ἐκάλει τὸν Ἀριστείδην, ἀξιῶν μαρτυρῆσαι πρὸς τοὺς δικαστάς, ὅτι πολλάκις αὐτοῦ πολλὰ καὶ διδόντος καὶ δεομένου λαβεῖν οὐκ ἠθέλησεν ἀποκρινόμενος, ὡς μᾶλλον αὐτῷ διὰ πενίαν μέγα φρονεῖν ἢ Καλλίᾳ διὰ πλοῦτον προσήκει: πλούτῳ μὲν γὰρ ἔστι πολλοὺς ἰδεῖν εὖ τε καὶ κακῶς χρωμένους, πενίαν δὲ φέροντι γενναίως οὐ ῥᾴδιον ἐντυχεῖν: αἰσχύνεσθαι δὲ πενίαν τοὺς ἀκουσίως πενομένους. ταῦτα δὲ τοῦ Ἀριστείδου τῷ Καλλίᾳ προσμαρτυρήσαντος οὐδεὶς ἦν τῶν ἀκουόντων, ὃς οὐκ ἀπῄει πένης μᾶλλον ὡς Ἀριστείδης εἶναι βουλόμενος ἢ πλουτεῖν ὡς Καλλίας. ταῦτα μὲν οὖν Αἰσχίνης ὁ Σωκρατικὸς ἀναγέγραφε. Πλάτων δὲ τῶν μεγάλων δοκούντων καὶ ὀνομαστῶν Ἀθήνησι μόνον ἄξιον λόγου τοῦτον ἀποφαίνει τὸν ἄνδρα
TRADUZIONE
Callia allora, vedendo che i giudici erano indignati e mal disposti verso di lui, chiamò Aristide e lo pregò di testimoniare davanti a loro che spesse volte gli aveva fatto numerose offerte pregandolo di accettarle, ma che egli le aveva rifiutate, vendo risposto che a lui si addiceva di andar superbo per la sua povertà più che non a Callia per la sua ricchezza; perché molte persone è possibile vedere che facciano buono o cattivo uso della ricchezza, ma non è facile imbattersi in chi sappia nobilmente sopportare la povertà, che della povertà si vergognano quelli che malvolentieri si trovano ad esser poveri. Avendo Aristide reso questa testimonianza in favore di Callia, nessuno degli ascoltatori vi fu che non si allontanasse deciso ad essere piuttosto povero come Aristide che ricco come Callia. Questo episodio è riferito da Eschine, discepolo di Socrate. E Piatone34 fra gli uomini che hanno fama di grandezza e fra gli uomini celebri in Atene ricorda soltanto costui come degno di menzione