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Eulogos 1 pagina 317 numero 101
Τριτον αθλον Ευρυσθευς αυτω επετασσε ... την ελαφον εμπνουν εις Μυκηνας εκομιζεν.
Come terza fatica Euristeo ordinava ad Eracle di portare a Micene viva la cerva di Cerinea, la cerva dalle corna d'oro era ad Enoe ed era sacra ad Artemide. Eracle, non voleva né ucciderla né ferirla, e la inseguiva per un intero anno. Ma quando la cerva poiché era stanca per l’inseguimento, si rifugiava su un monte chiamato Artemisio, là dove il fiume Ladone, è sul punto di oltrepassarlo, Eracle le scagliava dardi e la catturava. Eracle dunque la prendeva sulle spalle e si affrettava attraverso l'Arcadia per portarla ad Euristeo ma durante la strada incontrava Artemide con Apollo; la dea riconosceva la cerva e lo accusava di voler uccidere il suo animale sacro. Eracle diceva che Euristeo era il responsabile del fatto, placava l'ira della dea e portava al sicuro la cerva a Micene.
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Λύκος λιμώττων περιῄει ζητῶν τροφήν. Γιγνομενου...Ὁ μῦθος πρὸς ἀνθρώπους οἵτινες τὰ ἔργα τοίς λόγοις οὐκ ἔχουσιν ὅμοια.
Un lupo essendo affamato andava in giro cercando del cibo. Trovandosi presso una piccola fattoria sentiva un bambino che piangeva ed una vecchia che gli diceva: "finisci di piangere; Se non la finisci in questo stesso istante di piangere; altrimenti, ti darò in pasto al lupo'. Il lupo, ritenendo che la vecchia dicesse la verità, rimaneva ad attendere per molto tempo. Non appena arrivava la sera, udiva (lett. presente) di nuovo la vecchia che adulava il fanciullo, e che gli diceva: 'Qualora arrivi qua il lupo, bambino mio, lo uccideremo'. Udite queste cose, il lupo si allontana, dicendo: "In questa dimora (si) dicono delle cose, ma se ne fanno altre" La favola si rivolge a quegli uomini fanno azioni non simili alle parole.
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Ελαφος τη διψη συνεχουσα παρεγιγνετο επι πηγην...οι δε τιμιοι προδοται.
Una cerva oppressa dalla sete giungeva ad una fonte. Mentre guardava la sua ombra nell'acqua si rallegrava delle sue maestose corna, (mentre) detestava molto le minute zampe. Ma improvvisamente appariva un leone e questa si dava alla fuga e superava la velocità del leone: infatti la forza dei cervi risiede nelle zampe, mentre quella dei leoni nel cuore. Finché c'era la pianura spoglia, la cerva era in salvo, quando attraversa il bosco fitto, allora avveniva che le corna si impigliavano nei fitti rami e impediscono alle cerva di fuggire, così viene catturata dal leone. In procinto di morte diceva: " ahimè, ero salvata dalle minute zampe, le maestose corna mi fanno perire". Così molte volte tra gli amici quelli disprezzati sono alleati, quelli apprezzati sono traditori.
Traduzione numero 2
Una cerva oppressa dalla sete giungeva ad una fonte. Mentre guardava la sua immagine nell'acqua, si rallegrava per le corna dalla bella forma, e odiava molto le zampe esili. Ma all'improvviso appariva un leone e questa si volgeva alla fuga e superava la velocità de leone: la forza dei cervi è nelle zampe, dei leoni nel cuore. Finché dunque la piana era senza alberi, la cerva era salva, dopoché si insinuava attraverso la selva fitta, allora succedeva che le sue corna si impigliavano ai rami degli arbusti e impedivano che la cerva fuggisse, perciò veniva presa dal leone. In procinto dunque di morire diceva: "Ahimè, ero salvata dalle esili zampe, e infine sono uccisa per le belle corna". Così spesso nei pericoli tra gli amici sono alleati i disprezzati, traditori gli apprezzati
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Ο δε σχιστος χιτων περοναις κατα τους ωμους και πορπη κατα τα στερνα ανηπτετο· εκειλετο δε και ο των παρθενων ουτω χιτωνισκος ου παραλυοντες αχρι τινος ... τουτω δε τω χρωματι και Αλεξανδρον ηδεσθαι λεγουσιν. (da Polluce)
Un chitone aperto dalle spalle fino ai piedi e con una fibbia era annodato (ἀνάπτω) al petto: era chiamato anche il mantello delle vergini, che, slacciati lungo i fianchi fino in basso alle caviglie, lasciavano vedere le cosce, soprattutto le Spartane, le quali erano famose per mostrare queste. Il chitone è maculato come (quello) che hanno gli animali o ricamato a fiori: era denominato anche chitone adorno di figure e zodiacale. Vestiti he per i colori chiamati veste di porpora, porporina, drappo fenicio e chitone fenici, color verde chiaro, questi per gli uomini, per le donne tinte col color zafferano, orlata di porpora, color frutto acerbo: dicono che anche Alessandro fosse visto con questo colore. (by Geppetto)
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Συλευομενος τις παρα τω ποταμω τον οικειον απεβαλε πελεκυν ... τοσουτον τοις αδικοις εναντιουται.
Un taglialegna (qualcuno raccogliendo la legna lett. ) gettò via la scure presso un fiume. Si lamentò stando seduto sulla riva poiché la corrente trascinava via quella, fino a quando Ermes avendo compassione giunse presso di lui. E avendo appreso da quello il motivo per cui piangeva, per primo essendo sceso gli portò una scure d'oro e chiese se questa fosse sua. Poichè lui disse che non era quella, portò per seconda volta una scure d'argento e chiese di nuovo se aveva gettato via quella scure. Poiché questo disse di no e per la terza volta gli portò la sua scure. Poiché quello la riconobbe essendo soddisfatto per la sua onestà gliele diede tutte e tre. E avendola presa, dopo che tornò tra i compagni, raccontò a questi le cose accadute. Qualcuno di questi avendolo desiderato volle anch'egli ottenere quelle cose. Perciò avendo preso la scure giunse presso lo stesso fiume e raccogliendo apposta la legna gettò la scure presso i gorghi, essendosi seduto piangeva. Apparso Ermes e avendo chiesto a quello cosa era accaduto, quello diceva della perdita di quella. Avendogli portato quella d'oro e chiedendogli se aveva perso quella, astratto dal guadagno diceva che era quella. E il Dio non gliela diede, ma neppure gli restituì la sua scure. La favola racconta che la divinità è tanto favorevole con gli onesti, quanto sfavorevole con i disonesti.