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ALCIBIADE II
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Meletan - pag. 373 n. 122
TRADUZIONE
Non c’è ugualmente bisogno di dire niente riguardo la bellezza di Alcibiade; eccetto che fiorente in ogni età e stagione - fanciullo, adolescente, uomo -, lo presentò gradevole e amabile di corpo. Non infatti, come diceva Euripide, anche l'autunno di tutti i belli è bello; ma questo fu/capitò per Alcibiade e con lui pochi altri a causa della prestanza e dell'eccezionalità del suo fisico. 4 Si dice che anche la balbuzie si addicesse alla sua voce, aggiungeva anzi una grazia piena di fascino al suo parlare. Anche Aristofane ricorda questa balbuzie nelle occasioni in cui prende in giro Teoro: "Così mi disse Alcibiade balbettando: "Lo scolgi Teolo? Ha la testa di un colvo". Alcibiade giustamente balbettò questo/così!". E Archippo, prendendosi gioco del figlio di Alcibiade, diceva: "Cammina essendo effeminato, strascinando il mantello, per sembrare assai simile a suo padre, e ha l'aria affettata, balbetta".
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GLI INSEGNAMENTI DELLA FILOSOFIA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE
La sola filosofia é rimedio alle malattie e alle passioni dell'anima. Per essa e con essa è possibile capire che cosa (siano) il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, quello che si deve ricercare o evitare: come ci si debba comportare con gli Dei, con i genitori, con gli anziani, con le leggi, con le autorità, con i figli, con i servi, che bisogna venerare gli Dei, onorare i genitori, rispettare gli anziani, obbedire alle leggi, sottostare alle autorità, amare gli amici, essere temperanti con le mogli, affettuosi con i figli, non troppo rigidi con i servi e, quello che è più conveniente, non essere troppo contenti nei successi né molto angosciati nelle sventure, non essere sfrenati nei piaceri e passionali e bestiali nei momenti d'ira. Tra tutti i beni che provengono dalla filosofia questi penso (siano) i più importanti. Infatti è da uomo essere felice nobilmente, da persona trattabile (comportarsi) senza suscitare invidia, da saggio essere superiore ai piaceri con i ragionamenti, da uomo non comune dominare l'ira.
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NON POSSO UCCIDERE GAIO MARIO
Versione greco Plutarco traduzione libro Phrasis
Βουλομενοις δε τοις ορχουσι και συνεδροις των Μιντουρησιων εδοξε με μελλειν αλλα διαχρησασΘαι τον ανδρα. Και των μεν πολιτων ουδεις υπεστη το εργον ιππευς δε Γαλατης το γενος η Κιμβρος (ανφοτερως γαρ ιστορειται) λαβων ξιφος επεισηλΘεν αυτω. Του δει οικηματος εν ω ετυχε μερει καταιμενος ου πανυ λαμπρον φως εχοντος, αλλ'οντος επισκιου λεγεται τα μεν ομματα του Μαριου φλογα πολλην εκβαλλοντα τω στρατιωτη φανηναι, φωνην δε μεγαλην εκ του παλισκιου γενεσται "συ δη τολμας, αντΘρωπε Γαιον Μαριον ανελειν" ΕξηλΘεν ουν ευΘυς ο βαρβαρος "φυγε και το ξιφος εν μεσω καταβαλων εχωρει δια Θυρων τουτο μονον βοων "ου δυναμαι Γαιον Μαριον αποκτειναι". Παντας ουν εκπληξις εσχεν, ειτα οικτος και μετανοια της γνωμης και καταμψις εαυτων ως βουλευμα βεβουλευκοτων ανομον και ακἁριστον επ'ανδρι σωτηρι της Ιταλιας.
Ai magistrati e ai consiglieri di Minturno sembrò opportuno non indugiare, ma uccidere l'uomo. Nessuno dei cittadini compì l'azione, ma un cavaliere della Galata o Cimbro - infatti si narrano entrambe le versioni - e avendo preso la spada entrò da lui. Poichè la sua dimora nella cui parte si trovava disteso non aveva molta luce, ma anzi era buia, si dice che al soldato sembrò di vedere una gran voce provenire dall'oscurità: "Tu non oserai uccidere l'uomo Gaio Mario?". Pertanto lo straniero subito si allontanò in fuga, e dopo aver gettato la spada nel mezzo, pasava attraverso la porta, gridando solamente questo: "Non posso uccidere Gaio Mario". Dunque lo stupore prese tutti e anche la pietà e il pentimento della decisione e il romprovero di loro stessi. Poichè una decisione empia e ingrata era stata presa nei riguardi dell'uomo salvatore dell'Italia, che era vergognoso non aiutare. Vada dunque l'esule dove vuole, a sopportare altrove il destino. Siano pregati gli dei da noi affinché non si adirino, poiché scacciamo dalla città Mario, povero e disarmato.
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CRIMINI DELLA SUPERSTIZIONE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Ellenisti
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La strage dei Pallantidi
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro taxis
Οἱ δὲ Παλλαντίδαι πρότερον μὲν ἤλπιζον αὐτοὶ τὴν βασιλείαν καθέξειν Αἰγέως ἀτέκνου τελευτήσαντος· ἐπεὶ δὲ Θησεὺς ἀπεδείχθη διάδοχος, χαλεπῶς φέροντες εἰ βασιλεύει μὲν Αἰγεὺς θετὸς γενόμενος Πανδίονι καὶ μηδὲν Ἐρεχθείδαις προσήκων, βασιλεύσει δ´ ὁ Θησεὺς πάλιν ἔπηλυς ὢν καὶ ξένος, εἰς πόλεμον καθίσταντο, καὶ διελόντες ἑαυτούς, οἱ μὲν ἐμφανῶς Σφηττόθεν ἐχώρουν ἐπὶ τὸ ἄστυ μετὰ τοῦ πατρός, οἱ δὲ Γαργηττοῖ κρύψαντες ἑαυτοὺς ἐνήδρευον, ὡς διχόθεν ἐπιθησόμενοι τοῖς ὑπεναντίοις. Ἦν δὲ κῆρυξ μετ´ αὐτῶν ἀνὴρ Ἁγνούσιος ὄνομα Λεώς. Οὗτος ἐξήγγειλε τῷ Θησεῖ τὰ βεβουλευμένα τοῖς Παλλαντίδαις. Ὁ δ´ ἐξαίφνης ἐπιπεσὼν τοῖς ἐνεδρεύουσι, πάντας διέφθειρεν. Οἱ δὲ μετὰ τοῦ Πάλλαντος πυθόμενοι διεσπάρησαν. Ἐκ τούτου φασὶ τῷ Παλληνέων δήμῳ πρὸς τὸν Ἁγνουσίων ἐπιγαμίαν μὴ εἶναι, μηδὲ κηρύττεσθαι τοὐπιχώριον παρ´ αὐτοῖς « ἀκούετε λεῴ »· μισοῦσι γὰρ τοὔνομα διὰ τὴν προδοσίαν τοῦ ἀνδρός
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