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Il carattere di Alcibiade VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE dal libro metis 2
Τὸ δ' ἦθος αὐτοῦ πολλὰς μὲν ὕστερον, ὡς εἰκὸς ἐν πράγμασι μεγάλοις καὶ τύχαις πολυτρόποις, ἀνομοιότητας πρὸς αὑτὸ καὶ μεταβολὰς ἐπεδείξατο. Φύσει δὲ πολλῶν ὄντων καὶ μεγάλων παθῶν ἐν αὐτῷ τὸ φιλόνικον ἰσχυρότατον ἦν καὶ τὸ φιλόπρωτον, ὡς δῆλόν ἐστι τοῖς παιδικοῖς ἀπομνημονεύμασιν. Ἐν μὲν γὰρ τῷ παλαίειν πιεζούμενος, ὑπὲρ τοῦ μὴ πεσεῖν ἀναγαγὼν πρὸς τὸ στόμα τὰ ἅμματα τοῦ πιεζοῦντος οἷος ἦν διαφαγεῖν τὰς χεῖρας. (Ἀφέντος οὖν τὴν λαβὴν ἐκείνου καὶ εἰπόντος· « Δάκνεις ὦ Ἀλκιβιάδη καθάπερ αἱ γυναῖκες ", "Οὐκ ἔγωγε " εἶπεν, " ἀλλ' ὡς οἱ λέοντες. "
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Imitare gli antichi
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Agon
Τὰ μὲν γὰρ μικρὰ παιδία τῶν πατέρων ὁρῶντες ἐπιχειροῦντα τὰς κρηπῖδας ὑποδεῖσθαι καὶ τοὺς στεφάνους περιτίθεσθαι μετὰ παιδιᾶς γελῶμεν, οἱ δ' ἄρχοντες ἐν ταῖς πόλεσιν ἀνοήτως τὰ τῶν προγόνων ἔργα καὶ φρονήματα καὶ πράξεις ἀσυμμέτρους τοῖς παροῦσι καιροῖς καὶ πράγμασιν οὔσας μιμεῖσθαι κελεύοντες ἐξαίρουσι τὰ πλήθη, γέλωτά τε ποιοῦντες οὐκέτι γέλωτος ἄξια πάσχουσιν, ἂν μὴ πάνυ καταφρονηθῶσι. πολλὰ γὰρ ἔστιν ἄλλα τῶν πρότερον Ἑλλήνων διεξιόντα τοῖς νῦν ἠθοποιεῖν καὶ σωφρονίζειν, ὡς Ἀθήνησιν ὑπομιμνήσκοντα μὴ τῶν πολεμικῶν, ἀλλ' οἷόν ἐστι τὸ ψήφισμα τὸ τῆς ἀμνηστίας ἐπὶ τοῖς τριάκοντα· καὶ τὸ ζημιῶσαι Φρύνιχον τραγῳδίᾳ διδάξαντα τὴν Μιλήτου ἅλωσιν· καὶ ὅτι, Θήβας Κασάνδρου κτίζοντος, ἐστεφανηφόρησαν· τὸν δ' ἐν Ἄργει πυθόμενοι σκυταλισμόν, ἐν ᾧ πεντακοσίους καὶ χιλίους ἀνῃρήκεσαν ἐξ αὑτῶν οἱ Ἀργεῖοι, περιενεγκεῖν καθάρσιον περὶ τὴν ἐκκλησίαν ἐκέλευσαν· ἐν δὲ τοῖς Ἁρπαλείοις τὰς οἰκίας ἐρευνῶντες μόνην τὴν τοῦ γεγαμηκότος νεωστὶ παρῆλθον. ταῦτα γὰρ καὶ νῦν ἔξεστι ζηλοῦντας ἐξομοιοῦσθαι τοῖς προγόνοις· τὸν δὲ Μαραθῶνα καὶ τὸν Εὐρυμέδοντα καὶ τὰς Πλαταιάς, καὶ ὅσα τῶν παραδειγμάτων οἰδεῖν ποιεῖ καὶ φρυάττεσθαι διακενῆς τοὺς πολλούς, ἀπολιπόντας ἐν ταῖς σχολαῖς τῶν σοφιστῶν.
TRADUZIONE
Vedendo i bambini piccoli che tentano per gioco di calzare le ciabatte dei padri o di cingerne le corone, noi rìdiamo; i governanti che nelle città stoltamente invitano a imitare le opere, i pensieri e i fatti egregi degli antenati che sono così poco intonati con le circostanze e i problemi attuali, eccitano le masse suscitando il rìso, ma debbono poi subire conseguenze che nulla hanno di ridicolo, a meno che non siano completamente disprezzati. Sono molti e vari gli esempi dei greci di un tempo, percorrendo i quali è dato a quelli di adesso farsi un carattere e adoperare saggezza: come in Atene, richiamando alla memoria il decreto sui trenti tiranni piuttosto che le guerre" e l'aver punito Frìnico che aveva fatto recitare in una tragedia la presa di Mileto, e poiché i cittadini avevano cinto le corone sul capo quando Cassandro cinse nuovamente di mura la città di Tebe e quando vennero a conoscenza dello serialismo in Argo. Quando gli Argivi avevano eliminato mille e cinquecento dei loro, comandarono che fosse condotto tutto intorno all'assemblea il rito purificatore e infine, dopo aver fatto ricerche in tutte le case, in seguito allo scandalo di Arpalo, tralasciarono solo quella di uno sposato da poco. Cercando di imitare questi modelli è possibile anche per noi assomigliare oggi ai nostri progenitori, e lasciare alle scuole dei sofisti la battaglia di Maratona, dell'Eurimedonte, di Platea e quanti altri esempi inducono a gonfiarsi e a insuperbire vanamente le moltitudini.
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VALORE DI CESARE IN GALLIA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Astrea - pagina 194
TRADUZIONE
Chi suscitò e coltivò questa risolutezza e questo spirito di emulazione nelle sue truppe fu Cesare stesso. Egli prima di tutto elargì senza risparmio denaro e beneficenza. Così dava a vedere di non voler ottenere dalle spedizioni di guerra ricchezze che servissero al suo lusso e al suo benessere personale, ma metteva da parte e conservava per premiare chiunque compisse un atto di valore: la sua parte di ricchezza consisteva in ciò che dava ai suoi soldati meritevoli. In secondo luogo si sottopose di sua volontà ad ogni loro rischio e non si sottrasse a nessuna delle loro fatiche. Che amasse il pericolo non stupiva i suoi uomini perché sapevano quanto era ambizioso; ma la sua resistenza ai disagi superiore alla forza apparente del suo corpo li meravigliava. Cesare era di costituzione fisica asciutta di carnagione bianca e delicata; subiva frequenti mal di testa e andava soggetto ad attacchi di epilessia: la prima manifestazione l’ebbe, sembra, a Cordova. Eppure non sfruttò la sua debolezza come un pretesto per essere trattato con riguardo; al contrario fece del servizio militare una cura della propria debolezza. Compiendo lunghe marce consumando pasti frugali dormendo costantemente a cielo aperto, sottoponendosi ad ogni genere di disagi, combattè i suoi malanni e serbò il suo corpo ben difeso dai loro assalti. Si coricava la maggior parte delle notti su qualche veicolo e nella lettiga, sfruttando il riposo per fare qualcosa. Durante il giorno si faceva portare in visita alle guarnigioni, alle città, agli accampamenti ed aveva seduto al fianco uno schiavo che era abituato a scrivere sotto dettatura anche in viaggio, e dietro, in piedi, un soldato con la spada sguainata.
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La morte non è un male versione greco Plutarco
Traduzione dal libro Agon
Εἴ γε μὴν ὁ θάνατος τελεία τίς ἐστι φθορὰ καὶ διάλυσις τοῦ τε σώματος καὶ τῆς ψυχῆς (τὸ τρίτον γὰρ ἦν τοῦτο τῆς Σωκρατικῆς εἰκασίας), οὐδ' οὕτω κακόν ἐστιν· ἀναισθησία γάρ τις κατ' αὐτὸν γίγνεται καὶ πάσης ἀπαλλαγὴ λύπης καὶ φροντίδος. ὥσπερ γὰρ οὔτ' ἀγαθὸν ἡμῖν ἔπεστιν οὕτως οὐδὲ κακόν· περὶ γὰρ τὸ ὂν καὶ τὸ ὑφεστηκὸς καθάπερ τὸ ἀγαθὸν πέφυκε γίγνεσθαι, τὸν αὐτὸν τρόπον καὶ τὸ κακόν· περὶ δὲ τὸ μὴ ὂν ἀλλ' ἠρμένον ἐκ τῶν ὄντων οὐδέτερον τούτων ὑπάρχει. εἰς τὴν αὐτὴν οὖν τάξιν οἱ τελευτήσαντες καθίστανται τῇ πρὸ τῆς γενέσεως. ὥσπερ οὖν οὐδὲν ἦν ἡμῖν πρὸ τῆς γενέσεως οὔτ' ἀγαθὸν οὔτε κακόν, οὕτως οὐδὲ μετὰ τὴν τελευτήν. καὶ καθάπερ τὰ πρὸ ἡμῶν οὐδὲν ἦν πρὸς ἡμᾶς, οὕτως οὐδὲ τὰ μεθ' ἡμᾶς οὐδὲν ἔσται πρὸς ἡμᾶς·
Se appunto la morte è una completa rovina e dissoluzione e del corpo e dell’anima (era questo il terzo tipo di paragone di Socrate) senz’altro non è un male: difatti avviene una insensibilità per questo e la liberazione di ogni dolore e preoccupazione. Come infatti a noi sopraggiunge questo bene così non sopraggiunge alcun male; per quanto riguarda l’essere e l’essere esistito è stato naturale sia avvenuto esattamente come un bene, la stessa maniera anche il male; per quanto riguarda il non essere ma che è stato tolto dal mondo delle cose non esiste né l’uno né l’altro di questi. I morti dunque si trovano nello stesso stato in cui erano prima della nascita; come quindi prima della nascita non abbiamo né bene né male, così nulla dopo la morte; ed esattamente come le cose che non erano prima di noi per noi, allo stesso modo non saranno dopo di noi per noi.
traduzione n. 2
Ma se è vero che la morte sia (è) una intera distruzione e svanimento dell'anima e del corpo (che fu la terza similitudine adotta da Socrate) parimenti non ci sarà nella morte nulla di male, perché sarà privazione di tutti i sentimenti e per conseguenza liberarazione di ogni travaglio e pensiero noioso, così che chi non sente il bene non possa provare il male, perché il bene e il male non possono essere collocati sopra cosa che non abbia ne vita ne sussistenza, e chi non è, e fu tolto dal mondo non sente ne l'uno ne l'altro. I morti dunque sono nel medesimo stato che furono prima della nascita. Come dunque prima del nascere non provammo ne bene ne male, così così noi proveremo dopo la morte, e siccome il passato non ci appartiene, altresì non ci apparterrà ciò che avverrà dopo di noi
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PORCIA, MOGLIE DI BRUTO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE
Affezionatasi Porcia essendo l'amante e avendo una mente ricca, non passò per prima a interrogare l'uomo circa le cose proibite, così che fece questo tentativo. Preso il coltelo, con il quale i barbieri tagliano le barbe, e scacciate tutte le serve dal talamo (camera nuziale) provocò un'incisione profonda nella coscia, così che il flusso di sangue divenne abbondante e dopo poco giunsero non solo forti dolori, ma anche febbri accompagnate da brividi a causa della ferita. Lottando Bruto ed essendo lontano, essendo (quella) allo stremo della sofferenza, fu spiegato a quello così: "Io, Bruto, essendo figlia di Catone, è stata donata a te una casa non affinché le concubine condividano solo il tetto e la tavola, ma (perchè) siano partecipi delle cose buone e di (quelle) spiacevoli".