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L'OSTRACISMO DI ARISTIDE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Greco Nuova Edizione
Una volta essendo scritti i cocci si narra cheuno tra gli analfabeti e tra le persone molto rozze, dopo aver porto ad Aristide, come ad uno di coloro che era li per caso, il proprio coccio, lo esortasse a scriverci sopra "Aristide". Allorchè quello si meravigliò e domandò che cosa avesse mai fatto di male Aristide contro quello: " Nulla-replicò- né conosco l'uomo, ma sono infastidito nel sentirlo chiamare il Giusto in ogni dove". Ed, udito ciò, , si narra che Aristide non abbia risposto nulla, che abbia scritto il nome e che l'abbia restituito. Allontanandosi dunque dalla città, alzate le mani al cielo, egli pregò che non capitasse agli Ateniesi alcuna circostanza che costringesse il popolo a ricordare Aristide.
TRADUZIONE alternativa
Essendo dunque scritti i cocci si dice che un'alfabeta e del tutto rozzo avendo dato il coccio ad Aristide come al primo che capitava lo pregò di scrivere Aristide. Essendosi quello meravigliato e essendosi informato cosa Aristide avesse fatto di male, quell'uomo disse: " Non lo conosco neppure ma sono infastidito di sentirlo chiamare da tutte le parti "il giusto". Aristide sentite queste cose non rispose niente, ma scrisse il suo nome e lo restituì. Andandosene dalla città ormai levate le mani al cielo, rivolge una preghiera contraria a quella di Achille, che agli ateniesi non capitasse nessuna occasione che costringesse il popolo a ricordarsi di Aristide.
Magnanimità di Alessandro verso la madre e la moglie di Dario - Plutarco versione greco da Gymnasion
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MAGNANIMITA' DI ALESSANDRO VERSO LA MADRE E LA MOGLIE DI DARIO VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE dal libro Gymnasion 2
Τρεπομενω δε προς το δειπνον Αλεξανδρω φραζει τις εν τοις αιχμαλωτοις αγομενας μητερα και γυναικα Δαρειου και θυγατερας δυο παρθενους, ιδουσας το αρμα και το τοξον, κοπτεσθαι και θρηνειν ως τεθνηωτος εκεινου. Συχνον ουν επισχων χρονον Αλεξανδρος και ταις εκεινων τυχαις μαλλον η ταις εαυτου εμπαθης γενομενος, πεμπει Λεοννατον απαγγειλαι κελευσας ως ουτε Δαρειος τεθνηκεν, ουτε Αλεξανδρον δεδιεναι χρη· αυτον γαρ Δαρειω υπερ της ηγεμονιας πολεμειν, εκειναις δε παντα υπαρξειν ων και Δαρειου βασιλευοντος ηξιουντο. Του δε λογου ταις γυναιξιν ημερου και χρηστου φανεντος, ετι μαλλον τα των εργων απηντα φιλανθρωπο. Θαψαι γαρ οσους εβουλοντο Περσων αυταις εασατο, εσθητι και κοσμω χρησαμεναις εκ των λαφυρων, θεραπειας τε και τιμης, ην ειχον, ουδ' οτιουν αφειλε, συνταξεις δε και μειζονος εκαρπουντο των προτερων.
Qualcuno riferì (lett. riferisce) ad Alessandro, mentre si recava a pranzo, che, poiché erano state portate tra i prigionieri, la madre, la moglie e le due giovani figlie di Dario, avendo visto il carro e l'arco, piansero e si percossero (lett. piangono e si percquotono; anche gli altri tempi letteralmente sono al presente...), come se quello fosse morto. Trattenednosi per lungo tempo, Alessandro allora, poiché si commuoveva di più per le sorti delle donne che della sua, mandò Leonnato ordinando di riferire che Dario non era morto e che non bisognava temere Alessandro; infatti egli diceva di fare guerra a Dario per l'egemonia, ma che per loro sarebbero rimaste tutte quelle cose, per cui erano state stimate degne, anche quando Dario regnava. Benchè il discorso era risultato alle donne, benevolo e isncero, ancora di più i fatti risultarono benevoli. Infatti concedevano loro di seppellire, quanti volevano tra i persiani; concedevano vesti e ornamenti del bottino e non si tolse nulla degli onori e del trattamento che esse avevano: infatti esse godettero di favori maggiori dei precedenti.
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MAGNANIMITA' E AUTOCRONTROLLO DI ALESSANDRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Greco Nuova Edizione
Τότε δ’ ἐξήλαυνεν ἐπὶ Δαρεῖον, ὡς πάλιν μαχούμενος· ἀκούσας δὲ τὴν ὑπὸ Βήσσου γενομένην αὐτοῦ σύλληψιν, ἀπέλυσε τοὺς Θεσσαλοὺς οἴκαδε, δισχίλια τάλαντα δωρεὰν ἐπιμετρήσας ταῖς μισθοφοραῖς. πρὸς δὲ τὴν δίωξιν, ἀργαλέαν καὶ μακρὰν γινομένην (ἕνδεκα γὰρ ἡμέραις ἱππάσατο τρισχιλίους καὶ τριακοσίους σταδίους), ἀπηγόρευσαν μὲν οἱ πλεῖστοι, καὶ μάλιστα κατὰ τὴν ἄνυδρον. ἔνθα δὴ Μακεδόνες ἀπήντησαν αὐτῷ τινες ὕδωρ ἐν ἀσκοῖς ἐφ’ ἡμιόνων κομίζοντες ἀπὸ τοῦ ποταμοῦ, καὶ θεασάμενοι τὸν Ἀλέξανδρον ἤδη μεσημβρίας οὔσης κακῶς ὑπὸ δίψους ἔχοντα, ταχὺ πλησάμενοι κράνος προσήνεγκαν. πυθομένου δ’ αὐτοῦ τίσι κομίζοιεν, "υἱοῖς" ἔφασαν "ἰδίοις· ἀλλὰ σοῦ ζῶντος ἑτέρους ποιησόμεθα, κἂν ἐκείνους ἀπολέσωμεν". ταῦτ’ ἀκούσας, ἔλαβεν εἰς τὰς χεῖρας τὸ κράνος· περιβλέψας δὲ καὶ θεασάμενος τοὺς περὶ αὑτὸν ἱππεῖς ἅπαντας ἐγκεκλικότας ταῖς κεφαλαῖς καὶ πρὸς αὐτὸν ἀποβλέποντας, ἀπέδωκεν οὐ πιών, ἀλλ’ ἐπαινέσας τοὺς ἀνθρώπους "ἂν γὰρ αὐτὸς" ἔφη "πίω μόνος, ἀθυμήσουσιν οὗτοι". θεασάμενοι δὲ τὴν ἐγκράτειαν αὐτοῦ καὶ μεγαλοψυχίαν οἱ ἱππεῖς ἄγειν ἀνέκραγον θαῤῥοῦντα καὶ τοὺς ἵππους ἐμάστιζον· οὔτε γὰρ κάμνειν οὔτε διψᾶν οὔθ’ ὅλως θνητοὺς εἶναι νομίζειν αὑτούς, ἕως ἂν ἔχωσι βασιλέα τοιοῦτον.
TRADUZIONE
Si mise Dunque nuovamente in marcia per affrontare in campo aperto Dario. Lungo la strada, però, venne a sapere che Besso, un satrapo della Battriana, aveva catturato il re. A quel punto, congedati e rimandati in patria i Tessali con un regalo di duemila talenti in aggiunta all'intera paga stabilita, si lanciò all'inseguimento dei fuggiaschi. Il cammino era lungo e irto di difficoltà (undici giorni, sempre a cavallo, per tremila e trecento stadi): i soldati non ressero allo sforzo; ma ciò che soprattutto li indeboliva era la sete. Quand'ecco si fecero loro incontro alcuni macedoni che a dorso di mulo trasportavano otri pieni d'acqua di fiume. Nel vedere Alessandro sfinito per la sete - era circa mezzogiorno - svelti versarono dell'acqua in un elmo e gliela porsero. Al che lui, subito: «A chi la portate?»
«Ai nostri figli», risposero quelli. «Ma siamo disposti a perderli purché tu resti vivo. Possiamo sempre farne altri». Alessandro prese l'elmetto con entrambe le mani, ma poi, vedendo che tutti l'osservavano tendendo il capo verso di lui, lo restituì ai donatori dicendo: «Vi ringrazio, ma se bevo io solo, tutti costoro perderanno il loro coraggio». Ammirati da tanta magnanimità e da un tale dominio di sé, i cavalieri lo acclamarono incitandolo a guidarli fiducioso alla meta, poiché con un re simile non si sentivano né stanchi né assetati e neppure mortali. Così dicendo, sferzarono i cavalli e si rimisero in marcia.
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MALIGNITA' CONTRO PERICLE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Klimax
Inizio: ο δε ψειδιας ειργαζετο μεν της θεου το χρουσον εδος,
fine: και χορεγειν μηδενος φειδομενον
TRADUZIONE
Fidia costruì una sedia d'oro della dea, ed egli viene scritta nella colonna come artefice di questa; tutte le cose erano sotto di lui e come abbiamo detto era a capo di tutti i tecnici per l'amicizia di Pericle. E questo fatto portò ad uno invidia e ad una altro maldicenza, poiché (fidia) accoglieva per Pericle donne libere che frequentavano presso lo stesso. Intorno a Tucide gli oratori accusando percle poiché superava le ricchezze e distruggeva le entrate, interrogò il popolo nell'assemblea, se sembrava che spendesse molto; dicendo quelli moltissimi, ebbene disse: "nn per voi, ma per me si spenda, e farò mia l'epigrafe della statua". Dunque dicendo Pericle queste cose gridavano ordinando dal denaro pubblico di spendere e di fare spese non risparmiando nulla.
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MARIO FUGGIASCO TRA LE PALUDI DI MINTURNO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
οὕτω δὴ πάντων ἔρημος ἀπολειφθείς, πολὺν μὲν χρόνον ἄναυδος ἐπὶ τῆς ἀκτῆς ἔκειτο, μόλις δέ πως ἀναλαβὼν ἑαυτὸν ἐπορεύετο ταλαιπώρως ἀνοδίαις· καὶ διεξελθὼν ἕλη βαθέα καὶ τάφρους ὕδατος καὶ πηλοῦ γεμούσας, ἐπιτυγχάνει καλύβῃ λιμνουργοῦ γέροντος, ὃν περιπεσὼν ἱκέτευε γενέσθαι σωτῆρα καὶ βοηθὸν ἀνδρός, εἰ διαφύγοι τὰ παρόντα, μείζονας ἐλπίδων ἀμοιβὰς ἀποδώσοντος. ὁ δ' ἄνθρωπος εἴτε πάλαι γινώσκων, εἴτε πρὸς τὴν ὄψιν ὡς κρείττονα θαυμάσας, ἀναπαύσασθαι μὲν ἔφη δεομένῳ τὸ σκηνύδριον ἐξαρκεῖν, εἰ δέ τινας ὑποφεύγων πλάζοιτο, κρύψειν αὐτὸν ἐν τόπῳ μᾶλλον ἡσυχίαν ἔχοντι. τοῦ δὲ Μαρίου δεηθέντος τοῦτο ποιεῖν, ἀγαγὼν αὐτὸν εἰς τὸ ἕλος καὶ πτῆξαι κελεύσας ἐν χωρίῳ κοίλῳ παρὰ τὸν ποταμόν, ἐπέβαλε τῶν τε καλάμων πολλοὺς καὶ τῆς ἄλλης ἐπιφέρων ὕλης ὅση κούφη καὶ περιπέσσειν ἀβλαβῶς δυναμένη
TRADUZIONE
Dunque così abbandonato da tutti, per molto tempo Mario giacque sulla riva, muto; poi, a stento sollevatosi in qualche modo, avanzò (avanzava) con grande fatica per località impervie; dopo aver attraversato acquitrini profondi e fossati pieni di fango trova la capanna di un vecchio lavoratore delle paludi. Gettatosi ai suoi piedi, lo supplicò (supplicava) di soccorrere e salvare un uomo che, se si fosse salvato, l'avrebbe ricambiato con ricompense più grandi delle speranze. L'uomo, conoscendolo da tempo, rispose che bastava la sua capanna se aveva bisogno di a lui che desiderava riposarsi, se invece vagava per far perdere le sue tracce a (leti, per fuggire) qualcuno, lo avrebbe nascosto in un luogo che godeva maggiore ( maggiormente) tranquillità. Pregatolo Mario di fare così, condottolo nella palude ed esortandolo a rannicchiarsi in una buca presso il fiume, gettò sopra (di lui) una gran quantità di canne e così Mario si potè salvare.