LE ARGUTE RISPOSTE DEI GINNOSOFISTI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Taxis
Τῶν δὲ Γυμνοσοφιστῶν τοὺς μάλιστα τὸν Σάββαν ἀναπείσαντας ἀποστῆναι καὶ κακὰ πλεῖστα τοῖς Μακεδόσι παρασχόντας λαβὼν δέκα, δεινοὺς δοκοῦντας εἶναι περὶ τὰς ἀποκρίσεις καὶ βραχυλόγους, ἐρωτήματα προὔθηκεν αὐτοῖς ἄπορα, φήσας ἀποκτενεῖν τὸν μὴ ὀρθῶς ἀποκρινάμενον πρῶτον, εἶτ’ ἐφεξῆς οὕτω τοὺς ἄλλους· ἕνα δὲ τὸν πρεσβύτατον ἐκέλευσεν ἐπικρίνειν. ὁ μὲν οὖν πρῶτος ἐρωτηθείς, πότερον οἴεται τοὺς ζῶντας εἶναι πλείονας ἢ τοὺς τεθνηκότας, ἔφη τοὺς ζῶντας· οὐκέτι γὰρ εἶναι τοὺς τεθνηκότας. ὁ δὲ δεύτερος, πότερον τὴν γῆν ἢ τὴν θάλατταν μείζονα τρέφειν θηρία, τὴν γῆν ἔφη· ταύτης γὰρ μέρος εἶναι τὴν θάλατταν. ὁ δὲ τρίτος, ποῖόν ἐστι ζῷον πανουργότατον, ὃ μέχρι νῦν, εἶπεν, ἄνθρωπος οὐκ ἔγνωκεν. ὁ δὲ τέταρτος ἀνακρινόμενος, τίνι λογισμῷ τὸν Σάββαν ἀπέστησεν, ἀπεκρίνατο, καλῶς ζῆν βουλόμενος αὐτὸν ἢ καλῶς ἀποθανεῖν. ὁ δὲ πέμπτος ἐρωτηθείς, πότερον οἴεται τὴν ἡμέραν πρότερον ἢ τὴν νύκτα γεγονέναι, τὴν ἡμέραν, εἶπεν, ἡμέρᾳ μιᾷ· καὶ προσεπεῖπεν οὗτος, θαυμάσαντος τοῦ βασιλέως, ὅτι τῶν ἀπόρων ἐρωτήσεων ἀνάγκη καὶ τὰς ἀποκρίσεις ἀπόρους εἶναι. μεταβαλὼν οὖν τὸν ἕκτον ἠρώτα, πῶς ἄν τις φιληθείη μάλιστα· ἂν κράτιστος ὤν, ἔφη, μὴ φοβερὸς ᾖ. τῶν δὲ λοιπῶν τριῶν ὁ μὲν ἐρωτηθείς, πῶς ἄν τις ἐξ ἀνθρώπου γένοιτο θεός, εἴ τι πράξειεν, εἶπεν, ὃ πρᾶξαι δυνατὸν ἀνθρώπῳ μὴ ἔστιν· ὁ δὲ περὶ ζῳῆς καὶ θανάτου, πότερον ἰσχυρότερον, ἀπεκρίνατο τὴν ζῳήν, τοσαῦτα κακὰ φέρουσαν. ὁ δὲ τελευταῖος, μέχρι τίνος ἂν ἄνθρωπον καλῶς ἔχοι ζῆν, μέχρι οὗ μὴ νομίζει τὸ τεθνάναι τοῦ ζῆν ἄμεινον.
TRADUZIONE
Alessandro avendo preso tra i ginnosofisti coloro che avevano maggiormente convinto Sabba a ritirarsi e i primi 10 che si arresero ai Macedoni, poiché avevano l'apparenza di essere terribili anche per le risposte, pose loro delle domande, dopo aver detto che avrebbe ucciso per primo chi non avrebbe risposto, poi gli altri; esortò quello più vecchio a giudicare. Al primo fu chiesto se pensava ci fossero più vivi o più morti, rispose più vivi; infatti i morti non c'erano. Al secondo chi nutrisse più animali tra la terra ed il mare; rispose la terra; in quanto parte di essa occupa il mare. Al terzo di che natura fosse l'animale più nobile fino ad allora, disse, "l'uomo non lo conobbe". Al quarto chiesto per quale motivo spinse Sabba alla rivolta, rispose, perché desiderava vivere o morire felicemente. Al quinto se fosse nato prima il giorno o la notte, rispose il giorno; prima il giorno, e questo inoltre mentre il re guardava con meraviglia, aggiunse che alla necessità di domande difficili corrispondeva a risposte difficili. Rivolgendo dunque la sesta domanda, chiese come potesse essere amato meglio se fosse più forte, rispose, se non fosse più temibile. Chiesto a uno dei tre rimanenti, in che modo qualcuno da uomo sarebbe potuto diventare Dio, (rispose) se facesse qualcosa che un uomo non può fare. Riguardo la vita e la morte, quale delle due fosse più forte, rispose la vita, che porta tanti mali. L'ultimo chiestogli fino a che punto un uomo potesse vivere bene, (rispose) finchè non preferisse morire piuttosto che vivere.
Altra proposta di traduzione
Un satrapo indiano, di nome Sabba, si era ribellato dietro istigazione dei Gimnosofisti, i quali avevano procurato ai Macedoni gravissimi danni. Alessandro ne fece arrestare dieci, e poiché si diceva che questi sapienti fossero molto abili e concisi nelle risposte pose loro alcuni quesiti assurdi, avvertendoli che avrebbe fatto uccidere il primo che non avesse dato la risposta giusta e poi via via tutti gli altri.
Dopo avere ordinato al più anziano di fare da giudice, chiese al primo:
«Sono più numerosi i vivi o i morti?».
«I vivi, poiché i morti non ci sono più».
Poi domandò al secondo:
«Ci sono animali più grossi sulla terra o nel mare?».
«Sulla terra», rispose quello, «poiché il mare non è che una parte di essa».
Al terzo chiese:
«Qual è l'animale più furbo?».
«Quello che l'uomo non è ancora riuscito a conoscere».
«E tu, perché hai spinto Sabba a ribellarsi?», domandò al quarto.
«Volevo o che vivesse nobilmente o che nobilmente morisse».
Poi chiese al quinto:
«Secondo te, è nato prima il giorno, o la notte?».
«Nel primo giorno il giorno».
«Ma questa è una risposta assurda!», esclamò stupito Alessandro.
«Domande assurde richiedono per forza risposte assurde».
Il re chiese quindi al sesto:
«Cosa si deve fare per essere molto amati?».
«Essere potenti senza ispirare timore».
Restavano tre brahmani. Alessandro pose a ciascuno una domanda:
«Come si può da uomo diventare dio?».
«Facendo ciò che nessun uomo può fare».
«È più forte la vita o la morte?».
La vita, poiché sopporta un male così grande come la morte».