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Monumenti voluti da Pericle ad Atene
versione greco Plutarco e traduzione
Nella città decisamente si ammirano i monumenti di Pericle, realizzati alcuni in molto tempo alcuni in poco. Per bellezza, ciascun monumento era allora antico, ma per splendore è recente e nuovo fino ad oggi. Fidia per l'acropoli disponeva ogni cosa ed era il supervisore di tutto, sebbene i monumenti avessero grandi architetti e artisti. Callicrate e Ictino infatti realizzarono il Partenone lungo/di 100 piedi e Corebo iniziò a costruire ad Eleusi il Telesterio. Fece eseguire poi i Propilei dell’acropoli nel quinquennio in cui Mnesicle fu architetto. Pericle fece erigere sull'acropoli presso l'altare, la statua di bronzo di Atena Igea. Fidia inoltre realizzò la base d’oro della dea.
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inizio versione: πομπήιοϛ, επισταμενος δη τη περι το σιτικον...Fine: την περιουσιαν της παρασκευης
Pompeo, dedicandosi (ἐφίστημι partic) all'amministrazione e all'attività del grano, inviava ambasciatori e amici in molti luoghi, mentre egli stesso ammassava grano navigando verso la Sicilia, la Sardegna e la Libia. Avendo intenzione di salpare, poiché c'era un gran vento nel mare e poiché i timonieri esitavano, salendo per primo chiedeva di sollevare l'ancora. Ma la tempesta diventa infatti più violenta della guerra: all'improvviso infatti scendevano (καθίημι imperf) la pioggia e anche considerevoli grandinate, così che la terra era tutta oscurata, la bora soffiava proprio con forza. Pompeo, non spaventato (ἐκπλήσσω) dalla tempesta, gridava: "E' necessario navigare, vivere non è necessario". Comportandosi (χράομαι) con questa temerarietà e ardore insieme alla buona sorte, riempiva (ἐπλήρου, πληρόω imperf ind att 3a sg) i mercati di grano ed il mare di navi, così da fornire che anche agli uomini all'esterno l'abbondanza di quel cibo/bene.
(By Vogue)
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Versione numero 17 parte Prima
Ἐν δ´ Ἀπολλωνίᾳ Καῖσαρ οὐκ ἔχων ἀξιόμαχον τὴν μεθ´ ἑαυτοῦ δύναμιν, βραδυνούσης δὲ τῆς ἐκεῖθεν ἀπορούμενος καὶ περιπαθῶν, δεινὸν ἐβούλευσε βούλευμα, κρύφα πάντων εἰς πλοῖον ἐμβὰς τὸ μέγεθος δωδεκάσκαλμον ἀναχθῆναι πρὸς τὸ Βρεντέσιον, τηλικούτοις στόλοις περιεχομένου τοῦ πελάγους ὑπὸ τῶν πολεμίων. Νυκτὸς οὖν ἐσθῆτι θεράποντος ἐπικρυψάμενος ἐνέβη, καὶ καταβαλὼν ἑαυτὸν ὥς τινα τῶν παρημελημένων ἡσύχαζε. Τοῦ δ´ Ἀῴου ποταμοῦ τὴν ναῦν ὑποφέροντος εἰς τὴν θάλασσαν, τὴν μὲν ἑωθινὴν αὔραν, ἣ παρεῖχε τηνικαῦτα περὶ τὰς ἐκβολὰς γαλήνην, ἀπωθοῦσα πόρρω τὸ κῦμα, πολὺς πνεύσας πελάγιος διὰ νυκτὸς ἀπέσβεσε
Intanto Cesare, che in quel momento era accampato nei pressi di Apollonia, si trovava in difficoltà e ristrettezze di mezzi, perché le truppe di cui disponeva non erano sufficienti per sostenere una battaglia e quelle rimaste in Italia tardavano ad arrivare. Alla fine prese una decisione quanto mai pericolosa: poiché i nemici presidiavano il mare con flotte di grandi navi, avvolto in una veste da schiavo, all'insaputa di tutti salì su un battello a dodici remi diretto a Brindisi e sdraiatosi in un angolo, come fosse una persona di nessun conto, se ne stava lì buono buono senza dire una parola. L'imbarcazione scivolava tranquilla lungo il fiume Aoo diretta verso il mare. Ma la brezza del mattino, che di solito in quella stagione generava alla foce la bonaccia tenendo lontani i flutti, fu investita da un vento impetuoso che soffiava dal mare
Versione numero 18 parte Seconda
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Τὸ μὲν οὖν πρὸς ἐχθροὺς ἢ πρὸς ἀντιδίκους σκώμμασι χρῆσθαι πικροτέροις δοκεῖ ῥητορικὸν εἶναι· τὸ δ’ οἷς ἔτυχε προσκρούειν ἕνεκα τοῦ γελοίου πολὺ συνῆγε μῖσος αὐτῷ.γραφεινδὲ καὶ τούτων ὀλίγα. Λευκίου δὲ Κόττα τὴν τιμητικὴν ἔχοντος ἀρχήν, φιλοινοτάτου δ’ ὄντος, ὑπατείαν μετιὼν ὁ Κικέρων ἐδίψησε, καὶ τῶν φίλων κύκλῳ περιστάντων ὡς ἔπινεν, „ὀρθῶς φοβεῖσθε“ ἔφη „μή μοι γένηται χαλεπὸς ὁ τιμητὴς ὅτι ὕδωρ πίνω“. Βοκωνίῳ δ’ ἀπαντήσας, ἄγοντι μεθ’ ἑαυτοῦ τρεῖς ἀμορφοτάτας θυγατέρας, ἀνεφθέγξατο· "Φοίβου ποτ’ οὐκ ἐῶντος ἔσπειρεν τέκνα".Μάρκου δὲ Γελλίου δοκοῦντος οὐκ ἐξ ἐλευθέρων γεγονέναι, λαμπρᾷ δὲ τῇ φωνῇ καὶ μεγάλῃ γράμματα πρὸς τὴν σύγκλητον ἐξαναγνόντος, μὴ θαυμάζετε“ εἶπε· „καὶ αὐτὸς εἷς εις εστι υπερ της ελευθεριας λεγοντων"
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L'educazione e l'esercizio correggono i difetti della natura
Inizio: Eί δε τις οίεται τούς ουκ ευ πεφυκότας μαθήσεως και μελέτηςFine: ...και τραχυτέρα του δεòντος; αλλά γεωργηθεισα παραυτίκα γενναίους καρπούς εξήνεγκε

Se qualcuno invece pensa che coloro che son ben disposti per natura, nonostante un'istruzione e un'applicazione correttamente indirizzate alla virtù, non possa compensare, nei limiti del possibile, la propria naturale pochezza, sappia che si sta sbagliando di molto, anzi del tutto. Se l'inerzia guasta i pregi della natura, l'insegnamento ne corregge i difetti; mentre le mete facili sfuggono ai negligenti, ma con gli sforzi si conquistano quelle difficili. Si può comprendere quanto efficaci e determinanti siano la diligenza e la fatica riflettendo su molte cose degli avvenimenti. Le gocce d'acqua infatti incavano le pietre; il ferro e il bronzo si consumano al continuo contatto delle mani. Sono le sole cose che mostrano l'efficacia dell'impegno? No, ce ne sono infiniti altri. Un terreno è di per sé fertile, ma se lo si trascura isterilisce e anzi, quanto migliore è per natura, tanto più la negligenza e l'abbandono lo traggono a rovina. Un altro, invece, è duro e accidentato più del dovuto, ma se lo si coltiva produce subito buoni frutti.