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Σπαρτιατης ερωτηθεις υπο ξενου, τι πασχουσιν οι μοιχροι παῥ αυτοις (ουδεν γαρ οραν περι τουτου νενομοθετημενον υπο Λυκουργου), ειεπεν "ουδεις, ω ξενε, γινεται μοιχος παρ ημιν". Εκεινου δε υπολαβοντος "αν ουν γενηται"; "Ταυρον" εφη ο Γεραδατας "εκτινει μεγαν, ος υπερκυψας το Ταυγετον απο του Ευρωτα πιεται". Θαυμασαντος δ' ε κεινου και φησαντος "πως δ' αν γενοιτο βους τηλικουτος ". Γελασας ο Γεραδατας "πως γαρ αν" εφη "μοιχος εν Σπαρτα γενοιτο, εν η πλουσος μεν και τρυφη και καλλωπισμος ατιμαζονται, αιδως δε και ευκοσμια και των ηγουμενων πειθω πρεσβευονται";
Uno spartiatato interrogato da uno straniero su cosa patissero gli adulteri presso di loro, (non aveva visto nulla su questo legiferato da Licurgo) disse: "nessuno, o straniero, è seduttore presso di noi". Avendo quello replicato: "qualora pertanto lo fosse?". Disse Gerada: "paga un grande toro, il quale essendosi piegato sul Taigeto berrà dall'Eurota". Essendosi quello meravigliato e avendo detto: "in che modo potrebbe un bue essere così grande?". Avendo sorriso Gerada disse: " come potrebbero esserci adulteri a Sparta?. "
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Διονύσιος ὁ πρεσβύτερος, Ἐπεὶ δ´ ἐν ἀρχῇ τῆς τυραννίδος ἐπολιορκεῖτο συστάντων ἐπ´ αὐτὸν τῶν πολιτῶν, οἱ μὲν φίλοι συνεβούλευον ἀπαλλαγῆναι τῆς ἀρχῆς, εἰ μὴ βούλεται κρατηθεὶς ἀποθανεῖν· ὁ δὲ βοῦν ἰδὼν σφαττόμενον ὑπὸ μαγείρου καὶ πίπτοντα ταχέως « εἶτα οὐκ ἀεικές ἐστιν » εἶπεν « οὕτω βραχὺν ὄντα τὸν θάνατον φοβηθέντας ἡμᾶς ἀρχὴν ἐγκαταλιπεῖν τηλικαύτην; » Τὸν δὲ υἱὸν αἰσθόμενος, ᾧ τὴν ἀρχὴν ἀπολείπειν ἔμελλεν, ἀνδρὸς ἐλευθέρου διαφθείραντα γύναιον, ἠρώτησε μετ´ ὀργῆς, τί τοιοῦτον αὐτῷ σύνοιδεν. Εἰπόντος δὲ τοῦ νεανίσκου « σὺ γὰρ οὐκ εἶχες πατέρα τύραννον » « οὐδὲ σύ » εἶπεν « υἱὸν ἕξεις, ἐὰν μὴ παύσῃ ταῦτα ποιῶν. » Πάλιν δὲ πρὸς αὐτὸν εἰσελθὼν καὶ θεασάμενος ἐκπωμάτων χρυσῶν καὶ ἀργυρῶν πλῆθος ἀνεβόησεν « οὐκ ἔστιν ἐν σοὶ τύραννος, ὃς ἀφ´ ὧν λαμβάνεις ἀπ´ ἐμοῦ ποτηρίων τοσούτων φίλον οὐδένα σεαυτῷ πεποίηκας. »
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Τῶν δ' Ἀθηναίων οἱ μὲν πλεῖστοι διεφθάρησαν ἐν ταῖς λατομίαις ὑπὸ νόσου καὶ διαίτης πονηρᾶς, εἰς ἡμέραν ἑκάστην κοτύλας δύο κριθῶν λαμβάνοντες καὶ μίαν ὕδατος, οὐκ ὀλίγοι δ' ἐπράθησαν διακλαπέντες ἢ καὶ διαλαθόντες ὡς οἰκέται. Καὶ τούτους ὡς οἰκέτας ἐπώλουν στίζοντες ἵππον εἰς τὸ μέτωπον· ἀλλ' ἦσαν οἱ καὶ τοῦτο πρὸς τῷ δουλεύειν ὑπομένοντες. Ἐβοήθει δὲ τούτοις ἥ τ' αἰδὼς καὶ τὸ κόσμιον· ἢ γὰρ ἠλευθεροῦντο ταχέως, ἢ τιμώμενοι παρέμενον τοῖς κεκτημένοις. Ἔνιοι δὲ καὶ δι'Εὐριπίδην ἐσώθησαν. Μάλιστα γὰρ ὡς ἔοικε τῶν ἐκτὸς Ἑλλήνων ἐπόθησαν αὐτοῦ τὴν μοῦσαν οἱ περὶ Σικελίαν, καὶ μικρὰ τῶν ἀφικνουμένων ἑκάστοτε δείγματα καὶ γεύματα κομιζόντων ἐκμανθάνοντες ἀγαπητῶς μετεδίδοσαν ἀλλήλοις. Τότε γοῦν φασι τῶν σωθέντων οἴκαδε συχνοὺς ἀσπάζεσθαί τε τὸν Εὐριπίδην φιλοφρόνως, καὶ διηγεῖσθαι τοὺς μὲν ὅτι δουλεύοντες ἀφείθησαν, ἐκδιδάξαντες ὅσα τῶν ἐκείνου ποιημάτων ἐμέμνηντο, τοὺς δ' ὅτι πλανώμενοι μετὰ τὴν μάχην τροφῆς καὶ ὕδατος μετελάμβανον τῶν μελῶν ᾄσαντες. Οὐ δεῖ δὴ θαυμάζειν ὅτι τοὺς Καυνίους φασὶ πλοίου προσφερομένου τοῖς λιμέσιν ὑπὸ λῃστρίδων διωκομένου μὴ δέχεσθαι τὸ πρῶτον, ἀλλ' ἀπείργειν, εἶτα μέντοι διαπυνθανομένους εἰ γιγνώσκουσιν ᾄσματα τῶν Εὐριπίδου, φησάντων δ' ἐκείνων, οὕτω παρεῖναι καὶ συγκαταγαγεῖν τὸ πλοῖον.
La maggior parte degli Ateniesi morì nelle latomie di malattia e per il vitto scadente, dal momento che ricevevano ogni giorno due tazze di orzo ed una sola di acqua, e non pochi furono venduti dopo essere rimasti nascosti o anche dopo essersi spacciati per schiavi. E li vendevano come schiavi marchiando (loro) un cavallo sulla fronte: sì, c'era anche chi sopportava questo (affronto), oltre all'essere schiavo. Li aiutava però il (loro) senso del pudore e del decoro: infatti, o venivano presto liberati, o rimanevano presso chi li aveva acquistati, tenuti in (grande) considerazione. Alcuni poi si salvarono anche grazie ad Euripide. Infatti, a quanto pare, fra quelli al di fuori della Grecia, i Siciliani erano particolarmente sensibili alla sua musa, e poiché coloro che arrivavano (in Sicilia) portavano ogni volta piccoli brani e saggi (della sua poesia), imparandoli a memoria se li trasmettevano con amore gli uni agli altri. Dicono che allora appunto parecchi dei superstiti, (tornati) in patria, salutarono Euripide con affetto, e alcuni raccontarono che erano stati liberati dalla schiavitù dopo avere insegnato tutto ciò che ricordavano a memoria delle sue poesie, altri che, mentre vagavano dopo la battaglia, avevano ricevuto cibo ed acqua dopo aver cantato (qualcuna) delle sue melodie. Non bisogna dunque stupirsi del fatto che dicano che (i Siracusani) sulle prime non accolsero i Caunii, quando una (loro) nave si avvicinò al porto (di Siracusa) inseguita dai pirati, anzi (li) respinsero, ma poi, quando chiesero (ai Caunii) se conoscessero canti di Euripide, e quelli risposero (di sì), a quel punto fecero entrare la nave e (la) accompagnarono in (porto).
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Rigidità del carattere di Gaio Mario versione greco Plutarco
Τῆς δ' ὄψεως τῆς Μαρίου λιθίνην εἰκόνα κειμένην ἐν Ῥαβέννῃ τῆς Γαλατίας ἐθεώμεθα, πάνυ τῇ λεγομένῃ περὶ τὸ ἦθος στρυφνότητι καὶ πικρίᾳ πρέπουσαν. Ἀνδρώδης γὰρ φύσει καὶ πολεμικὸς γενόμενος, καὶ στρατιωτικῆς μᾶλλον ἢ πολιτικῆς παιδείας μεταλαβών, ἄκρατον ἐν ταῖς ἐξουσίαις τὸν θυμὸν ἔσχε. Λέγεται δὲ μήτε γράμματα μαθεῖν Ἑλληνικὰ μήτε γλώττῃ πρὸς μηδὲν Ἑλληνίδι χρῆσθαι τῶν σπουδῆς ἐχομένων, ὡς γελοῖον γράμματα μανθάνειν ὧν οἱ διδάσκαλοι δουλεύοιεν ἑτέροις· μετὰ δὲ τὸν δεύτερον θρίαμβον ἐπὶ ναοῦ τινος καθιερώσει θέας Ἑλληνικὰς παρέχων, εἰς τὸ θέατρον ἐλθὼν καὶ μόνον καθίσας εὐθὺς ἀπαλλαγῆναι. Ὥσπερ οὖν Ξενοκράτει τῷ φιλοσόφῳ σκυθρωποτέρῳ δοκοῦντι τὸ ἦθος εἶναι πολλάκις εἰώθει λέγειν ὁ Πλάτων· "ὦ μακάριε Ξενόκρατες, θῦε ταῖς Χάρισιν", οὕτως εἴ τις ἔπεισε Μάριον θύειν ταῖς Ἑλληνικαῖς Μούσαις καὶ Χάρισιν, οὐκ ἂν ἐκπρεπεστάταις στρατηγίαις καὶ πολιτείαις ἀμορφοτάτην ἐπέθηκε, ὑΠὸ θυμοῦ καὶ φιλαρχίας ἀώρου καὶ πλεονεξιῶν ἀπαρηγορήτων εἰς ὠμότατον καὶ ἀγριώτατον γῆρας ἐξοκείλας.
Traduzione numero 1
Dell’aspetto di Mario abbiamo visto una statua di marmo a Ravenna in Gallia, del tutto rispondente alla ruvidezza e asprezza che si dice egli avesse nel suo carattere. Essendo energico infatti per natura e bellicoso, e avendo ricevuto un’educazione piuttosto militare che da civile, mantenne l'animo inflessibile nell'esercizio dei poteri. Si dice che non imparò le Lettere Greche né che usò la lingua greca in nessuno degli affari importanti, perché era ridicolo imparare le lettere di coloro i cui maestri potevano essere schiavi gli altri. Tuttavia, dopo il suo secondo trionfo avendo istituito gli spettacoli greci in occasione della consacrazione di un tempio, essendo venuto a teatro e solo essendosi seduto, subito se ne andò. “O mio caro Senocrate, sacrifica alle Grazie”, cosi, se qualcuno avesse persuaso Mario di sacrificare alle Muse Greche e alle Grazie, egli non avrebbe posto alle più insigni imprese militari e civili la fine più brutta, per l’animosità, e per l’intempestiva brama di potere e per l’insaziabile cupidigia, essendo sospinto ad arenarsi in una vecchiaia assai crudele e selvaggia. Queste cose si osservino subito nelle (sue) stesse azioni.
traduzione numero 2
Vediamo la statua di pietra che sta a Ravenna in Gallia del ritratto di Mario, sicuramente, in tutto simile per la rinomata asprezza del carattere e la durezza. Essendo virile infatti di natura e bellicoso, e avendo avuto educazione più da soldato che da politico, ebbe l'animo incontrollato nell'esercizio dei poteri. Si dice che non imparò i caratteri greci né usò per niente la lingua greca degli affari importanti, perché era ridicolo imparare le lettere di cui i maestri potevano essere schiavi di altri. Tuttavia, dopo il suo secondo trionfo avendo istituito i giochi greci in occasione della dedicazione di un tempio, essendo venuto a teatro e solo essendosi seduto, subito se ne andò. “ O mio caro Senocrate, sacrifica alle Grazie”, cosi, se qualcuno avesse persuaso Mario di sacrificare alle Muse Greche e alle Grazie, egli non avrebbe posto alle più insigni imprese militari e civili la fine più brutta, per l’animosità, e per l’intempestiva brama di potere e per l’insaziabile cupidigia, essendo sospinto ad arenarsi in una vecchiaia assai crudele e selvaggia. Queste cose si osservino subito nelle (sue ) stesse azioni.
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Attrazioni di un cane versione greco Plutarco
ἤδη δὲ παρεσκευασμένων ἁπάντων καὶ τοῦ στρατοῦ παρὰ ταῖς ναυσὶν ὄντος ὄναρ εἶδεν ὁ Κίμων. δόκει κύνα θυμουμένην ὑλακτεῖν πρὸς αὐτόν, ἐκ δὲ τῆς ὑλακῆς μεμιγμένον ἀφεῖσαν ἀνθρώπου φθόγγον εἰπεῖν· στεῖχε· φίλος γὰρ ἔσῃ καὶ ἐμοὶ καὶ ἐμοῖς σκυλάκεσσιν. οὕτω δὲ δυσκρίτου τῆς ὄψεως οὔσης Ἀστύφιλος ὁ Ποσειδωνιάτης, μαντικὸς ἀνὴρ καὶ συνήθης τῷ Κίμωνι, φράζει θάνατον αὐτῷ προσημαίνειν τὴν ὄψιν, οὕτω διαιρῶν· κύων ἀνθρώπῳ, πρὸς ὃν ὑλακτεῖ, πολέμιος· πολεμίῳ δ᾽ οὐκ ἄν τις μᾶλλον ἢ τελευτήσας φίλος γένοιτο· τὸ δὲ μῖγμα τῆς φωνῆς Μῆδον ἀποδηλοῖ τὸν ἐχθρόν· ὁ γὰρ Μήδων στρατὸς Ἕλλησιν ὁμοῦ καὶ βαρβάροις μέμικται.
Quando ormai era tutto pronto e l'esercito era schierato presso le navi, Cimone ebbe un sogno: gli sembrò che una cagna rabbiosa abbaiasse contro di lui. e mista al latrato emettesse una voce d’uomo che diceva: . “Vai: sarai amico a me e a miei cuccioli”. Così essendo la visione difficile da interpretare, Astifilo di Posidonia, un indovino amico di Cimone, spiega che la visione presagisce la sua morte, così ripartendo: la cagna è ostile all’uomo contro cui abbaia; con un nemico non può diventare amico se non uno che muore; la miscela della lingua scopre il nemico Medo: infatti l’esercito dei Medi è una mescolanza di Greci e di barbari.