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Affinché il carattere ben formato del bambino risplenda da ogni punto di vista, che gli occhi siano placidi, riservati, composti, non torvi; la sede dell'animo, infatti, così dicono i sapienti, si trova negli occhi. Ugualmente, il viso sia ilare e aperto; le sopracciglia siano distese, né troppo torve né troppo superbe. Dalle narici sia assente il moccio; è rozzo soffiarsi il naso con il pileo o con l'abito. Se starnutisci, è garbato volgere il corpo altrove. Che un ingenuo e naturale pudore colori le gote. Se capita, accidentalmente, uno sbadiglio, nascondi la bocca con la mano. Lo sghignazzo, come anche il riso smodato, che agita tutte le membra del corpo, disdicevole ad ogni età, è (ancor) più disdicevole nell'infanzia. Occupati della pulizia dei denti, ma rendere i denti troppo candidi per mezzo della sabbia è caratteristico delle ragazze, e alquanto pericoloso è strofinare le gengive con il sale o con l'allume. Se qualcosa è rimasto attaccato ai denti, è conveniente toglierlo non per mezzo di un coltello o con le unghie, come un cane o un gatto, ma per mezzo della punta di uno stuzzicadenti o con una penna.
Minos, Iovis et Europae filius, Cretae insuale tyrannus, bello Athenas vicerat. Postquam Deaedalus .
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Minosse, figlio di Giove e di Europa, tiranno dell'isola di Creta, aveva vinto in guerra Atene. Dopo che Dedalo aveva costruito il Labirinto, pieno di innumerevoli e tortuosi meandri, Minosse stabilì che gli abitanti di Atene mandassero ogni anno sette fanciulli e altrettante fanciulle come preda per il Minotauro, feroce e orrendo mostro che viveva nel Labirinto. Molti fanciulli e fanciulle avevano già perduto la vita, quando Teseo, figlio di Egeo, volontariamente decise di recarsi a Creta e di uccidere il Minotauro. Non era arduo entrare nel Labirinto, ma al contrario era difficilissimo uscire dal Labirinto; Teseo, con l'aiuto di Arianna, entrò, uccise il mostro, e uscì facilmente: infatti Arianna, la figlia del re, innamoratasi di Teseo, aveva dato un filo all'eroe valoroso. Teseo svolse il filo e segnò i passaggi; e così, dopo che aveva ucciso il Minotauro, con l'aiuto del filo ripercorse gli intricati meandri e uscì fuori incolume. Successivamente Minosse punì Dedalo, e lo rinchiuse con suo figlio Icaro nel Labirinto.
Prisci homines certas sedes non habebant sed in obscuris speluncis habitabant ubi sibi tutum refugiu
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Gli uomini primitivi non possedevano dimore fisse, ma abitavano in caverne oscure, dove si procuravano un sicuro rifugio dai fulmini, dalla violenza delle piogge, e dai freddi dell'inverno. Nelle notti estive riposavano sotto i rami, di tanto in tanto prendevano anche sonno sui rami degli alberi. Conducevano una vita primitiva e selvatica, e non praticavano il commercio; ogni giorno, infatti, vagavano per i boschi, e placavano la fame per mezzo dei pesci, o della carne delle bestie, o delle ghiande. Coprivano i corpi per mezzo delle pelli degli animali selvatici. Successivamente, poco alla volta, dagli esseri umani venne abbandonato uno stile di vita tanto primitivo: infatti, vennero costruite da tutti piccole capanne vicine ai fiumi. Poi, tutti impararono a coltivare e a pascolare le greggi, e fondarono i primi villaggi. Così si arrivò allo sviluppo delle città.
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Nei racconti dei poeti c'è una grande saggezza. Spesso i poeti elogiano la gloria di Minerva. Fate silenzio, o fanciulle, ed ascoltate la storia della dea Minerva! Gli abitanti di Roma venerano molte dee. Minerva era la protettrice delle battaglie, e proteggeva i poeti: dunque era gradita ai Romani. Minerva era nota anche ai Greci: in Grecia, specialmente ad Atene, gli abitanti consacravano molti altari alla dea Minerva e, sugli altari della dea, ponevano statue preziose. Minerva amava la penisola Attica. La dea, infatti, difendeva Atene per mezzo delle lance e delle frecce: per via della protezione di Minerva, Atene sarà sempre grande e illustre. Dunque, o caste fanciulle, implorate sempre con grande diligenza il favore della dea; dedicate anche altari alla dea, e pregate davanti alle statue di Minerva, ai fini della vittoria: O dea assegna sempre una battaglia favorevole, e mantieni la saggezza dei poeti!
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Tantalo, il re dei Lidi, era caro agli dèi e alle dèe, e perciò Giove lo invitava spesso sull'Olimpo, e lo ammetteva alla tavola degli dèi. Ma Tantalo era astuto ed infìdo: nel banchetto di Giove ascoltava i discorsi degli dèi, ed il giorno seguente riferiva le loro parole agli uomini; un giorno compie anche il furto del nettare e dell'ambrosia. Allora Giove, adirato a causa di misfatti tanto grandi, scaccia Tantalo dall'Olimpo, e lo punisce negli Inferi con un castigo crudele: O Tantalo, tu starai fermo per l'eternità nella palude dello Stige, e sopporterai la fame e la sete: infatti, se avvicinerai la bocca all'acqua, l'acqua immediatamente si ritirerà; di fronte ai tuoi occhi prenderanno molti rami con frutti gradevoli, ma, se solleverai le braccia verso di essi, il vento solleverà verso il cielo i rami degli alberi. Inoltre un grande macigno incomberà sempre sulla tua testa. E così, gli dèi infliggono per sempre a Tantalo una tortura crudele.
- Datames, adhuc iuvenis, apud Artaxersen Persarum regem, fuit in ...
- Quotiescumque ego, iudices, Archiam carmina recitantem audivi, magna admiratione affectus sum ...
- Ariovistus autem, Germanorum princeps, victis Gallis ...
- Agamemnon Briseidem, Brisae sacerdotis filiam, ex Moesia captivam propter formae dignitatem ...