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Datame, ancore giovane, presso Artaserse, il re dei Persiani, fu nel gruppo dei soldati che proteggevano il re. Il padre di Datame, vigoroso e valoroso, e leale verso il re, aveva governato la Provincia di Cilicia, la parte di fianco alla Cappadocia. Datame dimostrò il proprio valore in occasione della guerra contro i Cadusi. Contemporaneamente, il padre di Datame morì in battaglia; e così, il re Artaserse assegnò proprio a Datame la provincia di suo padre. Costui (Datame), successivamente, si dimostrò di pari valore in una nuova guerra; infatti, insieme all'esercito del re, nel giro di breve tempo, mise in fuga i nemici.
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O giudici, tutte le volte che io ho ascoltato Archia mentre recitava delle poesie, sono stato pervaso da grande ammirazione, e allietato da un piacere dolce, ed ho sempre considerato degno di grandi elogi il nome del poeta. Dunque non dovrei amare, non dovrei difendere con ogni argomento questo Archia? O giudici, possa dunque essere sacro presso di voi, uomini illustri, questo nome di poeta, che mai nessuna barbarie ha violato! I macigni e i deserti rispondono alla voce di lui, spesso le bestie feroci vengono domate dal canto e si arrestano; e noi non dovremmo essere commossi dalla voce dei poeti?
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Tuttavia Ariovisto, il capo dei Germani, vinti i Galli, dominava in maniera arrogante e crudele. È noto che Ariovisto era un uomo barbaro, collerico e sfrontato. I Galli dicevano di non poter sopportare più a lungo i suoi ordini. I Galli chiedevano aiuto a Cesare. Infatti temevano che sarebbero andati via dalla patria, e si sarebbero diretti verso un'altra dimora, verso altre sedi, lontane dai Germani. Speravano che Cesare, o per mezzo della potenza dei Romani e dell' esercito, o grazie alla recente vittoria, o col nome del popolo Romano, avrebbe respinto l'attacco dei Germani ed avrebbe difeso l'intera Gallia dalla violenza di Ariovisto.
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Agamennone, in quel periodo in cui il comandante dei Greci restituì Criseide a Crise, il sacerdote di Apollo Sminteo, portò via ad Achille Briseide, la figlia del sacerdote Brise, prigioniera dalla Media per la bellezza della figura, che Achille aveva catturato; a causa di quello sdegno, Achille non ingaggiava battaglia, ma si esercitava con la cetra nella tenda. Poiché gli Argivi erano messi in fuga da Ettore, Achille fu rimproverato da Patroclo, e consegnò a lui le proprie armi, con le quali quello mise in fuga i Troiani, e uccise Serpedone, il figlio di Giove e di Europa. Poi lo stesso Patroclo fu ucciso da Ettore. Achille tornò in buoni rapporti con Agamennone, e Agamennone gli restituì Briseide. Allora la madre Teti ottenne per lui delle armi da Vulcano, che le Nereidi portarono attraverso il mare. Con le armi della propria madre, Achille uccise Ettore, lo legò al carro, e lo trascinò intorno alle mura dei Troiani. Poiché non (lo) voleva consegnare al padre, Priamo si recò nell'accampamento dei Greci, e in cambio di oro ricevette il corpo del figlio, che mandò alla sepoltura.
Perditae luxuriae Athenis adulescens Polemo, cum e convivio non post occasum solis, sed post ortum .
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Ad Atene, Polemone, un giovane di irrimediabile dissolutezza, dopo che si era alzato da un banchetto, non dopo il tramonto del sole, bensì dopo il suo sorgere, ritornava a casa. Dopo che ebbe visto la porta spalancata del filosofo Senocrate, stordito dal vino, cosparso di unguenti, con una corona sulla testa e avvolto in un abito trasparente, entrò nella scuola di quello, piena di una folla uomini eruditi. Non soddisfatto di un'entrata tanto inappropriata, per giunta si sedé, al fine di irridere la facondia e gli insegnamenti del filosofo con gli ateggiamenti dell'ubriachezza. Mentre tutti si indignavano, Senocrate mantenne il volto sulla medesima espressione e cominciò a parlare dell'umiltà e della moderazione. Costretto a fare attenzione dalla serietà di questo discorso, Polemone dapprima gettò via la corona tolta dalla testa, poco dopo riportò il braccio sotto al mantello, poi abbandonò l'ilarità dell'espressione da banchetto, e alla fine si spogliò di tutta la sua dissolutezza e, guarito grazie alla medicina di un unico discorso, da riprovevole crapulone uscì fuori filosofo.
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