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Fra i miei più grandi dolori, mi tormenta lo stato di salute della nostra Tullia, non c'è ragione per cui io ti scriva di più, so con certezza, infatti, che ti sta tanto a cuore quanto a me. Riguardo al fatto che volete avvicinarvi a me, mi rendo conto che bisogna fare così; l'avrei fatto anche prima, ma mi bloccarono molte cose, che neppure adesso sono state risolte. Ma attendo una lettera da Pomponio, che vorrei che tu ti preoccupassi di farmi recapitare quanto prima. Adoperati per stare bene.
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Gli eserciti Romani sottomettevano molti popoli e città remote, lontano da Roma. E così costruivano molte strade, così, per loro, gli spostamenti erano facili. La Salaria conduce dalla spiaggia del Tevere al mare Adriatico; l'Appia avanza da Roma fino alla Campania; l'Emilia giunge fino alle Alpi. I Romani non facevano soltanto viaggi via terra, ma navigavano inoltre per via di mare: infatti, non lontano da Roma, presso il fiume Tevere, c'era il porto di Ostia.
Romae incolae Fortunam colunt: deae multas pretiosaque aras dicant. Sed dea raro parabat divitias et
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Gli abitanti di Roma venerano la Fortuna: alla dea dedicano numerosi altari preziosi. Ma la dea raramente procurava ricchezza ed opulenza agli abitanti di tutta l'Italia, e la vita di questi non era mai felice. Le fanciulle, ad Atene e a Roma, pregavano : "O Fortuna, salva la tua ancella!". Ma la fortuna era cieca. "O Fortuna, aiuta gli onesti!". La Fortuna, al contrario, si mostrava malevola, non conosceva la giustizia, non obbediva alla pietà, e spesso era causa di inimicizie.
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Anticamente i Romani vivevano in maniera casta ed incorrotta. All'epoca non c'era molta ricchezza, ma la concordia del popolo era grande. Infatti i Romani non desideravano il guadagno, ma la gloria, praticavano l'agricoltura, e, contemporaneamente, amministravano la guerra. Nelle battaglie combattevano per lo più per mezzo di giavellotti e di spade, talvolta per mezzo di fionde e frecce. Le dimore dove abitavano erano piccole e modeste. Al contrario, per gli dèi e per le dèe, costruivano templi alti e sontuosi. Venerare gli dèi e le dèe, infatti, presso i Romani era un dovere. Sul Campidoglio c'era il tempio del dio Capitolino. Le donne Romane invocavano soprattutto Vesta, la casta dea del focolare. Sull'altare della dea ardeva sempre una fiamma pura. Le famiglie erano legate da vincoli di amicizia. Il padre di famiglia deteneva un potere severo verso i figli. E così, non soltanto regnava ovunque la concordia, ma Roma era anche spaventosa per i nemici.
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Una volta mi trovavo a Milano, nella mia villa. In maniera inaspettata sopraggiunge là un fanciullo. Ritornava nell'Italia, la sua patria, da Lutezia, ma desiderava affrettarsi verso Brindisi, attraverso Roma e l'Appennino. Passeggiamo per alcune ore nel giardino. Il fanciullo ripeteva: Sono felice, ma desidero affrettarmi ed attraversare le belle città dell'Italia. Da Brindisi, attraverso il mare, andrò rapidamente in Grecia, e giungerò ad Atene, la culla della letteratura. Io alla fine rispondo "Ciao".
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