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Un uomo onesto vende una casa che ha alcuni difetti: in tutte le stanze compaiono serpi, esse sono mal costruite e pericolanti, ma nessuno all'infuori del padrone sa questa cosa. Però il venditore non dice queste cose ai compratori. Non fa forse ciò in maniera disonesta e fraudolenta? Dice Antipatro: Egli lo fa senz'altro, infatti il venditore sa di indurre il prossimo in un errore. Diogene viceversa (dice): Forse che ti ha costretto a comprare? Quello ha messo in vendita una cosa che non (gli) piaceva, tu hai comprato ciò che (ti) piaceva. Laddove infatti la scelta è del compratore, quale può essere lì la frode del venditore? È una cosa stupida che un venditore racconti i difetti di quella cosa che egli vende. È una cosa assurda che un banditore, per ordine del padrone, premetta: Vendo una casa decadente.
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Gli schiavi hanno mostrato molti esempi di prove di devozione, e differenti, e alcuni in contrasto fra di loro. Qualcuno, per il proprio padrone, diede la vita, offrì la morte, salvò il padrone che stava per morire, e, se questo è poco, lo salvò con la propria morte; qualcuno favorì la morte del padrone, qualcuno la scongiurò. Mentre Grumento veniva assediata, e ormai la situazione era alla definitiva disperazione, due schiavi scapparono presso il nemico. Dopo che la città era stata conquistata, essi, attraverso le strade conosciute, corsero alla casa nella quale erano stati schiavi, quindi fecero camminare la loro padrona davanti a sé. Con false parole, dissero così: Poiché la nostra padrona è stata crudele, la conduciamo all'esecuzione capitale. Invece, con grandissima premura, la nascosero fuori le mura, quindi essi stessi si consegnarono alla padrona. Alla fine quella liberò sia l'uno che l'altro.
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Intanto da Bruto e Cassio, gli assassini di Cesare, veniva suscitata una grande guerra. Dunque contro di loro combattevano Cesare Ottaviano e Marco Antonio, come capi delle truppe; Lepido, infatti, restava a difesa dell'Italia. Si combatteva presso Filippi, una città della Macedonia. Nella prima battaglia Antonio ed Ottaviano venivano sconfitti, moriva tuttavia Cassio, il comandante dell'aristocrazia; nella seconda battaglia gli alleati di Antonio e di Ottaviano sconfiggevano ed uccidevano Bruto e un'innumerevole nobiltà. Successivamente Ottaviano otteneva le Spagne, le Gallie, e l'Italia, Antonio (otteneva) l'Asia, il Ponto e l'Oriente. Nel frattempo, Marco Agrippa combatteva con successo in Aquitania, Lucio Ventidio Basso, con poche battaglie, sconfiggeva i Persiani, e alla fine, Sesto Pompeo, il figlio di Pompeo il Grande, scatenava una grande guerra.
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Sto per trattare un importante esempio di straordinaria forza d'animo dell'Ateniese Senofonte. Infatti stava per compiere dei sacrifici, quand'ecco che venne a sapere che il maggiore dei suoi figli era morto nel combattimento presso Mantinea. Per quanto colpito da un grande dolore, non credette che il sacrificio dovesse essere trascurato, ma depose soltanto la corona con cui era ornato. Quindi, dopo aver saputo che il figlio era morto combattendo valorosamente, mise di nuovo sul capo la corona: infatti, la gioia che aveva ricavato dal valore del figlio era maggiore del dolore da cui era stato colpito a causa della morte di quello. Riteneva infatti che si dovesse preferire una morte onorevole in difesa della salvezza della patria alla vita stessa.
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Una gallina cerca del cibo in un letamaio, ma trova una perla. A quel punto la esamina in maniera incuriosita, e dice: O bella perla, non sei adatta a me. Infatti io sono digiuna, e cerco del cibo. Molte matrone ti amano, perché sono desiderose del tuo valore, ma non ti trovano. Tu sei preziosa, ma inutile. Di tanto in tanto la buona sorte tocca coloro i quali non sanno indirizzarla al guadagno.
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