Quidam agricola, qui gloriari solebat, narrabat suis vicinis olim se vidisse brassicam tam latam ...
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Un certo contadino, che soleva vantarsi, narrava ai suoi confinanti che una volta aveva visto un cavolo tanto grande da poter coprire due uomini con la propria ombra. Poiché un certo soldato aveva sentito ciò, cominciò a raccontare così: Io invece, mentre mi trovavo in Egitto, vidi una pentola più grande. A ripararla prendevano parte seicento uomini, i quali, essendosi posizionati sotto di essa, la battevano con dei martelli. Oltre a ciò, stavano dentro di essa trecento uomini, per battere coi martelli la parte interna. Allora, uno tra coloro che casualmente erano lì presenti, disse: A che scopo è stata fabbricata una pentola tanto grande? Disse: Affinché dentro di essa si cucinasse il cavolo che vide codesto uomo.
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M. Pupio Pisone, avvocato Romano, era solito usare nei confronti degli schiavi un'eccessiva severità. Gli schiavi dovevano essere sempre presenti e in silenzio, e rispondere soltanto alle domande. Una volta Pisone aveva mandato uno schiavo a Clodio, il tribuno della plebe, e gli aveva comandato così: Invita Clodio a cena! Quando arrivò l'ora di cena, tutti gli altri commensali erano presenti, il solo Clodio era assente. Allora Pisone disse allo schiavo: Perché non hai invitato Clodio? L'ho invitato – rispose lo schiavo – ma Clodio non poteva venire a cena. Allora Pisone assai adirato: Perché non mi hai riferito immediatamente la risposta di Clodio? Lo schiavo rispose: Perché non me l'hai chiesto!
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Nella nazione Greca vi fu un attore di illustre reputazione, il quale spiccava su tutti gli altri sia in fatto di chiarezza della mimica e della voce, sia in fatto di bellezza: aveva nome Polo, ed egli interpretò le tragedie dei poeti con sapienza e maestria. Quel Polo, a causa della morte, perse un figlio amato in maniera unica. Dopo che fu stato in lutto, tornò al proprio mestiere e ritornò sulla scena. Ma sulla scena egli si commuoveva tanto intensamente da interpretare le tragedie non per mezzo di infingimenti e artifici, ma con dolore e con reali e affannosi lamenti.
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Un mercante, un tempo, ha grandi affari non soltanto in Egitto e in Grecia, ma anche in molte isole. Allora, il mercante ed un suo schiavo navigano per mezzo di una piccola imbarcazione verso l'isola di Creta. Le acque sono tranquille, ma, d'un tratto, appare una tempesta: il vento agita le onde, e l'imbarcazione è in grande pericolo. Allora il padrone tende le mani verso il cielo, e prega in questa maniera il dio delle acque: O Nettuno, se tu salvi la mia vita, io sacrificherò a te molte vittime, e compirò molti sacrifici sul tuo altare! Lo schiavo fedele ascolta le parole del padrone e con grande impegno ritira le vele. Alla fine dice al padrone: Certamente è bene nei pericoli invocare gli dèi, ma è più utile muovere le braccia!
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Di certo l'Eridano è di gran lunga il più esteso e il più ampio tra i fiumi Italici. Dopo che è disceso giù dalle Alpi, bianchissimo a causa delle nevi, si riversa, attraverso una pianura molto feconda, nel mare Adriatico. Il percorso dell'Eridano è molto lungo, molto più di quello del Tevere e dell'Arno. Moltissime e vastissime città si trovano sulle sponde dell'Eridano, dove il fiume scorre con corso più quieto e più placido. A proposito delle sue sponde, è anche narrata una famosissima storia dagli scrittori antichi. Dopo che Fetonte, il figlio di Apollo, si fu accostato troppo alla Terra con il carro del padre, Apollo, dato che Fetonte bruciava le coltivazioni rigogliose col calore intensissimo e violentissimo, lo gettò giù dal carro. Nel luogo in cui cadde il carro del sole, nella bellissima pianura vicino alla foce dell'Eridano, le acque molto fredde uccisero il ragazzo. Allora le sorelle dello sventuratissimo Fetonte, dopo aver visto morto il fratello, piansero con volto tristissimo e con lacrime molto amare, e per questa ragione gli dèi le trasformarono in candidi pioppi.
- Darius, Persarum rex, postquam ex Europa in Asiam reverterat, quia sui amici eum ...
- Agricolae agros arant et cibum dominis parant ...
- Sed postquam in castra nuntius pervenit Romae coniurationem patefactam, de Lentulo et Cethego ...
- Disciplinae liberalium artium septem sunt. Prima grammatica est, quia fundamentum ...