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Il lusso della Campania fu vantaggioso per la nostra città, poiché attrasse Annibale e lo consegnò all'esercito Romano. Il lusso, infatti, attirò al sonno e ai godimenti le violente truppe con i lauti banchetti, l'abbondanza di vino e il profumo degli unguenti. Alla fine la ferocia Cartaginese diminuì, quando in Campania i Cartaginesi ebbero gli agi. Infatti i vizi trasformano la gloria addormentata in infamia, e sopraffanno allo stesso modo le forze dell'animo e quelle del corpo. Una volta, i vizi avvilupparono anche la città di Bolsena in gravi sciagure. I soldati di Annibale avevano osservato i costumi e le leggi ma, poiché cedettero al lusso, precipitarono nelle ingiustizie e nelle turpitudini.
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Molti cittadini Romani ammassavano ricchezza e oro, e possedevano molti terreni di suolo coltivato. Così, spesso, venivano spaventati dai nemici e turbati dal lavoro continuo. Coloro che avevano lo stretto necessario, invece, conducevano la vita in maniera modesta, ma non erano indigenti: il loro focolare brillava di un fuoco continuo, viti delicate crescevano a tempo opportuno, avevano abbastanza frutti e la primavera offriva sempre cumuli di messi.
Athenae multis poetis rhetoribusque clarae erant, ideo Romani eas culturae atque humanitatis exemplu
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Atene era illustre per i molti poeti e per gli oratòri, e perciò i Romani la consideravano un esempio di cultura e di civiltà. Gli scrittori Romani attraversavano i mari, e visitavano le illustri città della Grecia, soprattutto Atene. Tra i poeti Romani, intraprendevano un viaggio in Grecia Terenzio, Virgilio e Catullo. La prima volta, la nave di Terenzio fa naufragio, e il poeta va incontro alla morte. Anche Virgilio, mentre ritorna in patria dalla Grecia, muore a Brindisi, e non porta a compimento la propria opera, l'Eneide. Catullo, invece, continua il viaggio attraverso molti popoli e molti mari, e giunge alla tomba del fratello, che si trovava nella Troade. Poi ritorna illeso a Roma.
Moyses gentis Hebraicae primus omnium divinasleges sacris litteris explicavit. Phoroneus rex Graecis
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Mosè, primo tra tutti della popolazione ebraica, trascrisse in un'opera sacra le leggi divine. Il re Foroneo istituì per primo le leggi e i processi per i Greci. Mercurio Trismegisto per primo impartì agli Egizi le leggi. Solone per primo diede leggi agli Ateniesi. Licurgo per primo ideò le leggi per gli Spartani, con la benedizione di Apollo. Una volta morto Romolo, Numa Pompilio emanò per primo leggi per i Romani; in seguito il popolo, poiché non riusciva a sopportare i magistrati turbolenti, nominò i Decemviri, affinché per mezzo di dodici tavole, rendessero pubbliche le leggi, tradotte in lingua latina dai libri di Solone.
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Anche se l'Ateniese Focione fu spesso a capo di eserciti, e ottenne insigni magistrature, tuttavia, di lui, fu molto più nota l'onesta di condotta, che l'attività di ambito militare. E così la memoria di questa è nulla, mentre di quella (è) grande la fama, e per questa ragione è stato denominato con il soprannome "il Probo". Fu infatti sempre povero, sebbene potesse essere ricchissimo per gli onori e le cariche che gli venivano date dal popolo. Poiché costui respinse le donazioni di molto denaro, che erano state offerte dal re Filippo, gli ambasciatori dissero così: Pensa ai tuoi figli, e accetta i doni. A questi egli disse: Se saranno simili a me (lett. : "di me"), questo stesso piccolo podere che ha fatto arrivare me a questa posizione, manterrà loro; se saranno dissimili, non voglio che, a mie spese, sia alimentato e accresciuto il lusso loro.
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