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Allora Leandro si tuffava nelle acque rigonfie e teneva a mente la bella fanciulla amata. C'erano le tenebre: senza indugio il temerario Leandro nuotava nel mare buio. La luna offriva al fanciullo una luce tremula. Con grande coraggio Leandro arriva alle vicine spiagge di Sesto, e vede Ero, la bella fanciulla amata. La fanciulla riceve Leandro con un abbraccio e dà dei baci al fanciullo, poi consegna al fanciullo un mantello di lana e asciuga la capigliatura bagnata. Sorge l'aurora: Leandro si congeda dalla fanciulla e, controvoglia, ritorna ad Abido. Successivamente Leandro torna di nuovo da Ero. Si tuffa nel mare: le braccia stanche si trascinano a stento per le vaste acque. La fanciulla amata tiene una torcia ed illumina le coste della Tracia ed attende l'amato Leandro, ma all'improvviso un vento violento spegne la fiamma e Leandro non vede le coste: così il fanciullo sventurato viene sommerso dalle acque. La fanciulla triste si dà la morte. Leandro ed Ero sono separati per l'eternità dal mare.
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Leandro era un bel fanciullo di Abido, ed amava intensamente Ero, bella fanciulla. Il fanciullo e la fanciulla erano separati dall'Ellesponto, un stretto golfo di mare tra Sesto e Abido: infatti Leandro abitava ad Abido, Ero invece viveva a Sesto, sulla costa della Tracia. Leandro desiderava essere a portata di mano per la fanciulla, ma il mare era burrascoso e le onde erano torbide a causa dei venti. Leandro sedeva su uno scoglio e guardava, triste, le vicine coste della Tracia. Per tre volte il fanciullo appoggia il vestito sulla sabbia asciutta, e per tre volte, nudo, si tuffa nel mare, ma il mare rigonfio si oppone a Leandro. La Borea, un vento non dolce, si accanisce contro il povero Leandro. Così Leandro supplica Eolo, il dio dei venti, e chiede la fine della tempesta, ma il crudele Eolo non ascolta il fanciullo sventurato: il mare viene sempre sconvolto dal vento impetuoso.
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L'uomo che si compiace di essere elogiato con parole subdole sconta la pena per mezzo di un pentimento tardivo. Un corvo sedeva su un alto albero, e, per molte ore, mangiucchiava oziosamente un pezzo di formaggio sottratto da una finestra. Una volpe, la cui astuzia era nota, vide il corvo, desiderò il formaggio, e si avvicinò all'albero. E così, con parole dolci, mise alla prova il corvo, e disse: O corvo, nessun uccello ha mai superato la tua piacevolezza e la tua bellezza. Infatti, o re dei volatili, tu vinci gli altri uccelli in bellezza. Io davvero elogio non soltanto la brillantezza delle tue piume, ma anche l'eleganza del tuo corpo, ma disprezzo la tua voce, non degna di una bellezza tanto grande. Allora il corvo sciocco, gonfiato dalle parole della piccola volpe astuta, aprì il becco ed esibì la voce; ma lasciò cadere il pezzo di formaggio che teneva nella bocca. La volpe ingannatrice immediatamente l'afferrò con la bocca avida e lo divorò. Allora, alla fine, il corvo, raggirato, si rammaricò. Che cosa insegna la favola? Gli uomini si fidano eccessivamente delle parole di un uomo invidioso, e l'intelligenza vince sempre.
Verres homo animo perfido multa crudeliter in viros Romanos atque in socios multa in deos hominesque
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Verre, un uomo dall'animo perfido, compì in maniera crudele molte cose contro gli uomini Romani e contro gli alleati, e compì in maniera sacrilega molte cose contro gli esseri umani e gli dèi. Era pretore in Sicilia, ed un giorno si recò a Delo, l'isola sacra ad Apollo, e lì, dal santuario del dio, nel mezzo della notte, di nascosto, portò via statue belle ed antiche, e le nascose nella sua imbarcazione da trasporto. Il giorno successivo, gli uomini che abitavano Delo videro il santuario spogliato, e bruciarono per l'indignazione e per la collera. Infatti, tra gli abitanti della piccola isola, c'è molto rispetto religioso del tempio di Apollo. Infatti, a Delo, Latona mise al mondo Apollo e Artemide. Tuttavia, non osavano proferire parola. Allora, all'improvviso, ci furono delle grandi tempeste, e Verre non poteva andare via da Delo. Poi le onde sbatterono contro la costa e mandarono in pezzi l'imbarcazione del ladro con le statue sacre. Sulla spiaggia, gli abitanti ritrovarono le statue di Apollo e le sculture di marmo prezioso insieme ai vasi d'oro.
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Il valore di Camillo, e non le forze armate né le ricchezze, valse per conquistare Falerii; un traditore, infatti, uscì dalla città e, con l'inganno, portò all'accampamento romano i figli dei notabili della città, e qui, dinanzi a Camillo, allo spietato misfatto aggiunse uno sciagurato discorso: O comandante, Falerii si consegnerà ai Romani, quando i bambini, i cui genitori sono i notabili della città, saranno stati affidati alla tua potestà. Appena Camillo ascoltò queste parole, incollerito, rispose così: Sei giunto con un'offerta sciagurata, perché i Romani non romperanno l'accordo con i Falisci e con tutti gli altri nemici: portiamo le armi contro gli uomini armati, non contro i bambini; avrò la meglio per mezzo delle capacità, del valore e della tattica militare romani. Allorché dai Falisci vennero sapute queste cose, la popolazione e i notabili della città elogiarono il valore e l'equità dei Romani; pertanto fu convocata un'assemblea per la resa, e vennero inviati ambasciatori a Camillo, poiché i Falisci, alla sicura disfatta, avevano anteposto l'amicizia di un onorevole vincitore.