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Pausania, eroe Spartano, guida le truppe degli Spartani contro i Persiani presso Platea. Il Medio Mardonio, satrapo dei Persiani, insieme agli alleati, viene messo in fuga dalle truppe non numerose della Grecia, e Mardonio muore nella battaglia. Allora Pausania diventa superbo, e desidera il dominio della Grecia. Colloca un vaso d'oro a tre piedi, (proveniente) dal bottino, a Delfi, e lo consacra ad Apollo. Sull'omaggio viene scritta la frase: i barbari sono sbaragliati da Pausania presso Platea. Dopo la battaglia di Platea, Pausania espugna Bisanzio e cattura i Persiani. Rimanda i Persiani a Serse, signore dei Persiani, e, insieme ai prigionieri di Persia, manda l'ambasciatore Gongilo. Gongilo consegna una lettera al signore dei Persiani; nella lettera sono scritte queste parole: Lo Spartano Pausania assedia Bisanzio, e (ti) rimanda i tuoi uomini, e desidera stringere un accordo con i Persiani. Per questa ragione Pausania cede Sparta e tutto il resto della Grecia all'impero dei Persiani. Serse immediatamente manda Artabazo da Pausania con una lettera e colma di lodi l'uomo Spartano.
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Il re Alessandro arrivò presso gli Indiani costieri. (Essi) Popolano diffusamente una regione vasta e desolata, e non sono legati nemmeno ai confinanti tramite alcun diritto commerciale. L'isolamento ha abbrutito i temperamenti, selvatici anche per natura: le unghie, mai tagliate, sporgono, le capigliature sono ispide e trascurate. Edificano capanne con conchiglie e con tutti gli altri scarti del mare. Coperti dalle pelli delle belve, si nutrono di pesci disseccati al sole e pure della carne di numerose bestie che il mare ha rigettato. I Macedoni avevano bisogno di alimenti e, costretti dalla fame e dalla necessità, si cibavano delle radici delle palme. Però, nel momento in cui le radici erano venute meno, abbattevano le bestie da soma. Poi alla fame seguì un'epidemia: di certo gli insoliti sapori dei cibi insalubri, oltre alla fatica della marcia e alla tristezzad'animo, avevano diffuso la malattia. Una violenta pestilenza affliggeva i soldati. Perciò i campi erano zeppi di moribondi e di cadaveri. I soldati a stento portavano le armi: spesso chiamati a sé dagli ammalati, non se la sentivano neppure di prendersi cura dei loro. I soldati ammalati invocavano gli dei come testimoni, e l'aiuto del re. Il re, straziato dal dolore, chiese soccorso ai prefetti dei territori vicini: subito degli schiavi trasportarono sui cammelli cesti colmi di pietanza cotte. E così l'esercito, liberato per lo meno dalla fame, è fatto infine arrivare nel territorio della Cedrosia.
Helvetii iam per angustias et fines Sequanorum suas copias traducunt et in Haeduorum fines perveniun
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Gli Elvezi già trasferiscono le loro truppe attraverso le gole e attraverso il territorio dei Sequani, e giungono nel territorio degli Edui, e saccheggiano la terra degli Edui. Per questa ragione gli Edui inviano gli ambasciatori presso Cesare e chiedono aiuto. Nel frattempo, gli Elvezi arrivano nel territorio dei Santoni, e per mezzo di piccole imbarcazioni, attraversano il fiume Saona. I Romani attaccano gli Elvezi, e molti Elvezi vengono uccisi dai Romani; gli Elvezi salvi volgono le spalle ai Romani e si addentrano nelle foreste vicine. Il giorno successivo i Romani spostano l'accampamento, e incalzano gli Elvezi: i Romani ingaggiano battaglia in un luogo estraneo con i valorosi Elvezi, e pochi Romani cadono. Gli Elvezi resistono con grande temerarietà e provocano i Romani alla battaglia; Cesare trattiene dalla battaglia le truppe dei Romani. Nel frattempo gli Elvezi si ritirano in un luogo elevato e successivamente ridanno vita alla battaglia. Gli Elvezi combattono a lungo e accanitamente con i Romani, ma non sostengono l'attacco dei Romani e arrivano ai loro carri e alle loro salmerie. Gli Elvezi combattono valorosamente presso le salmerie e, da un punto rialzato, scagliano frecce contro le truppe dei Romani e feriscono i Romani. Gli Elvezi combattono a lungo con i Romani, ma i Romani conquistano l'accampamento degli Elvezi.
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Gli uomini, in Gallia, hanno diritto di vita e di morte sulle mogli, così come sui figli; e, nel momento in cui un padre di famiglia di stirpe nobile è venuto a mancare, i parenti si riuniscono e, se nasce un sospetto riguardo alla morte, fanno un'indagine sulle mogli e, se sono considerate colpevoli, le uccidono dopo essere state seviziate col fuoco e con mezzi di tortura. I funerali dei Galli sono grandiosi e sfarzosi; gettano nel fuoco tutte le cose che sono state a cuore ai vivi, anche gli animali; oltre a ciò, gli schiavi e i clienti che sono stati particolarmente amati, vengono cremati contemporaneamente ai funerali di rito. I Germani si differenziano molto dalla consuetudine dei Galli. Infatti, non hanno druidi che attendano ai riti religiosi, né si interessano ai sacrifici. Annoverano nel numero degli dei quelli soli che riconoscono chiaramente e dal cui aiuto traggono palesemente giovamento, il Sole, Vulcano e la Luna, dei rimanenti non conoscono nemmeno il nome. L'esistenza dei Germani consiste nella caccia e nelle guerre: fin da piccoli si dedicano alla fatica e alla vita dura. I giovani che saranno rimasti casti a lungo godranno di grande stima tra la loro gente. Non si dedicano alla coltivazione e mangiano latte, formaggio e carne.
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Una formica e una mosca litigavano con veemenza per chi valesse di più. La mosca così iniziò a parlare per prima: Puoi paragonarti alla mia gloria? Frequento gli altari, faccio visita ai templi degli dei abitanti del cielo, quando si svolge un sacrificio assaggio per prima le viscere delle vittime. Mi poso in testa a un re quando mi va, e rubo casti baci alle matrone. Non fatico e possiedo ricchezza. A te succede questo, o formica? La formica rispose: Vivere insieme agli dei abitanti del cielo, certo è una gloria per una ospite gradita, non invisa. Frequenti gli altari? Già, ma ti cacciano appena arrivi. Non fatichi? Perciò, quando ti occorre non hai ricchezza. Quando ammucchio con laboriosità abbondanza di grano per l'inverno, io ti vedo presso un muro nutrirti di escrementi. D'estate mi provochi: quando è inverno stai in silenzio. Quando il freddo ti costringe a morire una fattoria mi accoglie sana e salva con abbondanza di grano. Di sicuro questa volta ho smussato la tua superbia.
- Titus natus est prope Septizonium sordidis aedibus, cubiculo vero parvo et obscuro ...
- Caesar ex divina familia natus ad Thapsum Pompeianos Pomei filios animo superat et tandem ex proelio
- Alexander Rhodum, Aegyptum Ciliciamque sine certamine receperat ...
- Galli Senones, gens natura ferox, moribus incondita, ad hoc corporum mole, perinde armis ingentibus,