- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Scheno, signore della Beozia, aveva una figlia, Atalanta, bella e non sposata. La fanciulla, grazie alla sua abilità, superava i fanciulli nella corsa. Atalanta non desiderava alcun uomo, ma veniva richiesta in matrimonio da molti uomini. Così l'astuto Scheno stabilisce una gara: un corteggiatore gareggia con la fanciulla in una gara di corsa. Ma il corteggiatore correva disarmato, Atalanta invece incalzava con un'arma il corteggiatore, superava il corteggiatore, e lo uccideva. Così Atalanta vince molti uomini e li uccide, ma viene sconfitta da Ippomene, figlio di Megareo. L'uomo infatti riceve da una bella dea delle mele d'oro: durante la gara di corsa lancia le mele d'oro e rallenta la fanciulla. La fanciulla infatti raccoglie l'oro e ritarda, e consegna all'astuto uomo la vittoria. Scheno dà volentieri sua figlia in matrimonio all'uomo per il suo impegno. Ma l'uomo irriconoscente, porta in patria la sua sposa e non rende grazie alle dèe. A causa dell'offesa, la bella dèa si adira: così trasforma l'uomo irriconoscente e la fanciulla sventurata in un leone e una leonessa.
T. Pomponius Atticus Romae vivebat et litteris studebat: nam litteras doctrinasque amabat, sed bellu
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
T. Pomponio Attico viveva a Roma e studiava letteratura: infatti amava la letteratura e le dottrine filosofiche, ma disprezzava la guerra. Apprendeva velocemente le dottrine filosofiche. Per questa ragione, nella fanciullezza superava i compagni e li esortava allo studio; i compagni, dal canto loro, elogiavano T. Pomponio Attico. T. Pomponio Attico aveva molti amici: nel novero degli amici c'erano L. Torquato e C. Mario il giovane. A quell'epoca, a Roma, Cinna faceva la guerra. T. Pomponio Attico dunque lascia Roma e giunge ad Atene: lì trascorre la vita tra la letteratura. Nel frattempo, il giovinetto Mario veniva giudicato nemico della patria dai Romani, ma Mario era un amico per T. Pomponio Attico. Per questa ragione, T. Pomponio Attico aiuta Mario con la sua ricchezza, e con il denaro favorisce la fuga di Mario, ma successivamente trasferisce una grande quantità dei suoi beni ad Atene. T. Pomponio Attico viveva decorosamente e si comportava in maniera assennata. Per questa ragione, gli abitanti di Atene elogiavano sempre T. Pomponio Attico. Infatti il favore nei confronti del giovinetto era grande. Spesso T. Pomponio Attico con la sua ricchezza alleviava la povertà dello Stato degli abitanti di Atene. Donava grano ai bisognosi: perciò gli abitanti di Atene elogiavano sempre la generosità di T. Pomponio Attico nei confronti dei bisognosi.
Protesilaus, Graeciae vir, pulchram Laodamiam, Acasti filiam, in matrimonium ducit, sed postea amata
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Protesialo, uomo della Grecia, prende in matrimonio la bella Laodamia, figlia di Acasto, ma successivamente abbandona la fanciulla amata: infatti i Greci preparavano la guerra contro i Troiani, e Protesialo navigava dalla Grecia alla volta dell'Asia insieme alle truppe Greche. Il mare era tempestoso: la Borea, vento violento, strappava le vele. Laodamia, sulla spiaggia della Grecia, sedeva su uno scoglio, e guardava il marito, ma Protesilao navigava a vele spiegate lontano dall'amata fanciulla, e Laodamia non vedeva il marito. La triste fanciulla piangeva: infatti guardava il mare e le vele. Richiamava Protesilao, ma invano. Laodamia era fortemente preoccupata riguardo alla vita di Protesilao, e temeva le parole dell'oracolo: Il Greco che per primo giunge presso le coste di Troia, viene ucciso dai Troiani. Laodamia pregava gli dèi e le dèe, e spesso compiva riti sacri in favore degli dèi e delle dèe. Ma considerava la guerra e i pericoli per la vita, ed era triste. Intanto Protesilao giunge presso le coste dell'Asia e viene ucciso dai Troiani. Ma gli dèi e le dèe vengono mossi da grande compassione, e Mercurio, figlio di Maia, messaggero degli dèi e delle dèe, riporta in vita Protesilao per tre ore. Protesilao vede di nuovo l'amata Laodamia, ma poi l'uomo, controvoglia, ritorna negli Inferi. Per questa ragione Laodamia disdegna la vita e accompagna il marito negli Inferi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Odysseus appellit ad pulchram insulam Ogygiam. Ibi a nympha Calypso retinetur. Mercurius apud nympham venit, atque Iovis nuntium refert: deorum patris imperio, Odysseus ab Ogygia discedit. Saeva procella Odyssei navigium in mare revertit: tunc Ino, pelagi nympha, in auxilium viro accurrit. Sic Odysseus appellit ad Scheriam, Phaeacum terram. Apud fluvium, Nausicaam, insulae regis filiam, ei occurrit. Puella in auxilium naufrago venit.
Macedones iam ad teli iactum pervenerant, cum Persarum equites ferociter in laevum cornu hostium inv
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Ormai i Macedoni erano arrivati ad un lancio di freccia (dal nemico), allorché i cavalieri dei Persiani si avventarono furiosamente sul fianco sinistro dei nemici. Già anche l'ala destra di Alessandro veniva accerchiata. Il Macedone, quindi, trasferì in maniera coraggiosa i cavalieri al centro critico dello scontro. Forzati a combattere una battaglia corpo a corpo, impugnano con prontezza le spade. Allora, davvero, fu versato molto sangue. Dario spiccava, eccelso, sul carro: Alessandro incalzava il re. I cavalieri, disposti davanti al carro, proteggevano il re. I Macedoni che stavano intorno al re, però, incitati dal vicendevole incoraggiamento, si gettano contro la cavalleria. A quel punto il massacro era affine ad un disastro. Intorno al carro di Dario vennero trucidati illustri comandanti. E, ormai, i cavalli che trasportavano Dario erano stati trapassati dalla lance ed erano stati resi furiosi dal dolore, quando egli salta giù e viene sistemato su un cavallo, che lo seguiva appunto per tale evenienza, e cercò scampo con la fuga. A quel punto, però, tutti gli altri si sparpagliano per il terrore, e volgono le spalle. La cavalleria stava addosso ai nemici che scappavano. I barbari rivolsero la fuga in direzioni del tutto opposte: alcuni andarono verso rupi e valichi nascosti di monti, altri verso l'accampamento di Dario. Ma anche il vincitore, ormai, era entrato nel ricco ed opulento accampamento. I soldati avevano razziato un'enorme quantità di oro ed argento, equipaggiamento non della guerra, ma dell'amore per il lusso. L'accampamento riecheggiava con ogni lamento e fracasso. I soldati, infatti, lasciarono inviolata la sola tenda che gli schiavi, con ogni sfarzo e opulenza, avevano adornato per Dario.
- Tum Leander tumidis undis mergebatur et pulchram dilectamque puellam commemorabat ...
- Leander Abydenus pulcher puer erat et Heron, pulchram puellam, vehementer amabat ...
- Sera poenitentia dat poenas vir qui se laudari gaudet verbis subdolis ...
- Verres homo animo perfido multa crudeliter in viros Romanos atque in socios multa in deos hominesque