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Tito nacque nei pressi di Settizonio, in una casa cenciosa, in una cameretta davvero piccola e buia. Le doti fisiche e morali (lett. : "del corpo e dello spirito") splendettero subito nel bambino, e poi sempre di più con l'avanzare dell'età: di straordinaria bellezza, di forza singolare, non fu tuttavia di statura elevata e con la pancia un poco prominente; di memoria stupefacente, fu dotato dell'attitudine ad imparare pressoché tutte le arti, tanto militari quanto di pace. Alquanto esperto delle armi e del cavalcare, fu inoltre ancor più profondamente erudito negli studi greci e latini. Ma neppure (ere) ignaro di musica: cantava, difatti, e suonava la cetra in maniera amabile e con maestria.
Tribuno militare sia in Germania sia in Britannia, prestò servizio militare con grandissimo zelo, né con minor fama di moderazione. Dopo gli anni di servizio militare, si dedicò all'attività forense, più onesta che assidua. Allestì banchetti più divertenti che lauti. E, tuttavia, non fu meno liberale degli imperatori precedenti: inaugurò un anfiteatro e, accanto, realizzò le terme. Piuttosto bonario per natura, trattò durante ogni circostanza tutto quanto il popolo con affabilità piuttosto grande.
Caesar ex divina familia natus ad Thapsum Pompeianos Pomei filios animo superat et tandem ex proelio
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Cesare nato da una famiglia divina, grazie al coraggio, presso Tapso, sconfigge i Pompeiani, i figli di Pompeo, e finalmente, dalla battaglia ritorna in patria. A Roma celebra con dei trionfi le sue vittorie (riportate) dalla Gallia, l'Egitto, il Ponto, la Numidia. Riporta il denaro nella cassa dello Stato di Roma. Grazie alla sua magnificenza, e a sue spese, offre giochi e spettacoli gladiatorii. L'uomo è amato e apprezzato dai Romani: infatti, per via della grande misericordia, offre il perdono ai nemici e agli avversari, placa in maniera mite le discordie, riappacifica gli animi degli abitanti e degli stranieri, con la clemenza e l'intelligenza rinsalda l'impero di Roma, e rimanda nei villaggi delle Gallie, per mezzo di funzionari oppure di ambasciatori, prigionieri e disertori, insieme a ricchezze e doni. Tuttavia gli amici, come Cassio, per odio della dittatura, non esitano a congiurare contro Cesare: l'uomo viene ucciso dai compagni nella curia, davanti agli occhi dei tribuni e degli abitanti, con grande ferocia. Muore tristemente vicino alla statua dell'avversario Pompeo.
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Alessandro aveva conquistato senza combattere Rodi, l'Egitto e la Cilicia. Quindi si reca da Giove Ammone, per interrogarlo sia sulle cose future, sia sulla propria origine. In effetti la madre di lui, Olimpiade, una volta aveva detto a Filippo, suo marito: Non ho concepito da te Alessandro, ma da un serpente, animale di straordinaria potenza e di natura divina. Infine Filippo, pressoché nel periodo finale della sua vita, non aveva annunciato pubblicamente Alessandro come figlio suo. Per questa ragione aveva ripudiato la moglie. Dunque Alessandro, che ambiva assai ad un'origine di natura divina e allo stesso tempo era intenzionato a cancellare il disonore della madre, inviò al tempio di Ammone degli ambasciatori, mandati avanti a marce forzate, i quali istruirono i sommi sacerdoti. Subito i sacerdoti salutano il re che entra nel tempio come figlio di Ammone. Alessandro, felice per l'adozione del dio, li interpella quindi sulla vendetta degli assassini di suo padre. Dai sacerdoti fu riposto così: Tuo padre non può né essere ucciso, né morire; la vendetta del re Filippo è stata pienamente compiuta. Anche ai componenti del suo seguito fu risposto così: Adorate Alessandro come una divinità, non come un re, è infatti progenie di un dio! Da allora, Alessandro sviluppò la superbia e accrebbe una straordinaria arroganza d'animo, e abbandonò la cordialità, che aveva imparato sia dall'educazione greca sia dalle consuetudini dei Macedoni. Ritornato da Ammone fondò Alessandria, colonia di Macedoni e capitale dell'intero Egitto.
Galli Senones, gens natura ferox, moribus incondita, ad hoc corporum mole, perinde armis ingentibus,
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I Galli Senoni, popolazione dalla natura feroce, dai costumi rozzi, inoltre dalla gigantesca mole dei corpi così come delle armi, furono temibili (lett. : "fu temibile") sotto ogni aspetto. Questi, partiti un tempo in grandissima schiera dai remoti confini della terra, si stabilirono tra le Alpi e il Po. Successivamente assediarono la città di Chiusi. I Romani intervennero in difesa degli alleati e dei confederati; vennero mandati ambasciatori, conformemente all'usanza. I barbari, però, si comportarono in maniera troppo arrogante, e quindi esplose il conflitto. I Galli marciarono dunque alla volta Roma. Il console Fabio accorse, con l'esercito, al fiume Allia. La disfatta fu piuttosto rovinosa. L'esercito romano venne sbaragliato. I nemici si avvicinavano ormai alle mura di Roma. Non c'era nessuna guarnigione. A quel punto i più anziani, che avevano rivestito importantissime cariche, si riuniscono nel foro, là si consacrano agli dei Mani e, ritornati immediatamente alle proprie case, così nelle trabee (toghe di porpora) e in abito elegantissimo com'erano, siedono sulle sedie curuli. I Pontefici ed i Flamini scappano a Veio. La gioventù occupa invece la rocca sul monte Campidoglio. I Galli, nel frattempo, giungono a Roma e invadono la città indifesa. Massacrano quindi gli anziani in toga pretesta che siedono sulle loro sedie curuli, lanciano fiaccole sui tetti e mettono a ferro e fuoco l'intera città.
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Sull'isola di Lenno, le donne, per molti anni, non compiono i riti sacri in onore della dea Venere, e, a causa della collera di costei, i loro mariti le disdegnano. Ma le matrone di Lemno, messesi d'accordo, uccidono gli uomini con i quali abitavano, con l'eccezione della regina Ipsipile, la quale, di nascosto, mette su un'imbarcazione il proprio padre, che una violenta tempesta conduce sull'isola della Tauride. Intanto gli Argonauti, che navigavano senza sosta attraverso le onde intenzionati a raggiungere la Colchide, attraccano a Lemno; e così la regina invita gli stranieri in ospitalità. A quel punto, le donne, desiderose, giacciono volentieri con gli Argonauti, infatti non potevano più procreare figli con i loro mariti che erano uccisi. Dunque gli Argonauti venivano trattenuti a lungo in quel luogo dalle donne, ma vengono rimproverati da Ercole, e per questa ragione vanno via da Lemno. (Le donne), ai figli che generano dagli Argonauti, mettono i nomi degli stranieri Greci. Ipsipile genera i figli Euneo e Deipilo. Successivamente Ipsipile, che le amiche disprezzano per la benevolenza nei confronti del padre, cercherà la fuga dall'isola, ma verrà catturata dai pirati, che la trasporteranno a Tebe, dove sarà schiava del sovrano Lico.