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La morte non è un male Cicerone versione latino
Tradotta dal libro latino a colori
Inizio: Natura efficit ut initium nobis rerum omnium ortus noster et exitus mors adferat. In quo autome quid ...
Tradotta dal libro latino a colori
La natura ha disposto in modo che la nostra nascita costituisca per noi l'inizio di tutto, e la nostra morte la fine di ogni cosa. Che cosa vi può essere in ciò di male poiché la morte non riguarda né i vivi né i morti? Questi ultimi non esistono più, e i primi la morte non li tocca. Uno spartano del quale non si riporta neppure il nome disprezzava a tal segno la morte che, mentre veniva condotto al supplizio per ordine degli efori mostrandosi lieto e ridente in volto, alla domanda di un suo nemico: "Per caso ti fai beffe delle leggi di Licurgo?" rispose: "Al contrario, sono davvero grato a chi mi ha condannato a questa pena, che potrei annullare senza mutarla". Sono convinto che un uomo di questa tempra sia stato condannato innocente. E vi fu anche una donna spartana la quale, avendo inviato in guerra il figlio e avuto notizia che era caduto in combattimento, replicò: "Per questa ragione l'avevo messo al mondo, perché vi fosse chi affronta la morte per amor di patria". Con eguale coraggio gli Spartani affrontarono la morte alla Termopili; uno di loro, alle vanterie di un nemico persiano che gli aveva detto: "Non scorgerete più il sole per la nube di frecce e giavellotti che lanceremo" rispose: "Allora combatteremo all'ombra". Ma anche la nostra città offrì innumerevoli esempi di coraggio. Più di una volta le legioni romane Spartirono di buon animo per luoghi dai quali sapevano in cuor loro che non sarebbero tornate.
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In insula Lemno mulieres Veneri sacra aliquot annos non fecerant, cuius ira viri earum Thressas uxores duxerunt et priores spreverunt. at Lemniades eiusdem Veneris impulsu coniuratae genus uirorum omne quod ibi erat interfecerunt, praeter Hypsipylen, quae patrem suam Thoantem clam in nauem imposuit, quem tempestas in insulam Tauricam detulit. Interim Argonautae praenavigantes Lemno accesserunt; quos ut vidit Iphinoe custos portae, nuntiavit Hypsipylae reginae, cui Polyxo aetate constituta dedit consilium ut eos laribus hospitalibus obligaret hospitioque invitaret. Hypsipyle ex Iasone procreauit filios Euneum et Deipylum. ibi cum plures dies retenti essent, ab Hercule obiurgati discesserunt. Lemniades autem postquam scierunt Hypsipylen patrem suum servasse, conatae sunt eam interficere; illa fugae se mandavit. hanc praedones exceptam Thebas deportarunt et regi Lyco in servitutem vendiderunt. Lemniades autem quaecunque ex Argonautis conceperunt, eorum nomina filiis suis imposuerunt.
Sull’isola di Lemno le donne trascurarono di offrire sacrifici a Venere per vari anni; irata, la Dea fece in modo che i loro mariti le disprezzassero, prendendo in moglie donne fatte venire dalla Tracia. Ma le Lemniadi, istigate dalla stessa Venere, ordirono una congiura e massacrarono tutti gli uomini dell’isola, eccetto Ipsipile che imbarcò di nascosto il padre Toante su una nave con la quale fu gettato sull’isola Taurica da una tempesta. Intanto gli Argonauti nella loro navigazione giunsero a Lemno; quando lfinoe, che sorvegliava le porte, li vide, lo riferì alla regina Ipsipile, a cui la vecchia Polisso suggerì di rendersi amici gli Argonauti con un ‘accoglienza ospitale. Ipsipile generò da Giasone i figli Euneo e Deipilo. Dopo essersi trattenuti lì per molti giorni, Ercole li indusse a partire con i suoi rimproveri. Le Lemniadi, quando seppero che Ipsipile aveva salvato suo padre, cercarono di ucciderla, ma ella fuggì. La catturarono alcuni predoni che la portarono a Tebe e la vendettero come schiava al re Lico. Quanto alle Lemniadi, diedero ai figli concepiti con gli Argonauti il nome dei rispettivi padri.