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Il Lidio Tantalo, un uomo giusto e devoto, non soltanto era celebre tra gli uomini per la grande ricchezza, ma era anche caro agli dèi e alle dèe. Perciò Giove, il signore degli dèi, non soltanto chiamava spesso Tantalo nell'Olimpo, ma lo ammetteva anche al banchetto degli dèi del cielo, e, spesso, confidava a Tantalo le proprie decisioni. Un giorno, Tantalo, da irriconoscente, riferisce agli uomini, sulla Terra, le parole degli dèi. Per giunta, (egli) porta via agli dèi l'ambrosia divina, e la dona agli uomini. Allora Giove, adirato, dice: A causa di cattive azioni tanto grandi, o Tantalo, verrai cacciato dall'Olimpo e verrai mandato agli Inferi, e verrai punito con una pena feroce e spaventosa. Starai fermo tra i flutti dello Stige, e sarai eternamente assetato; infatti, se accosterai la bocca alle acque, l'acqua immediatamente si ritirerà; alla stessa maniera, di fronte ai tuoi occhi penderanno rami con frutti numerosi e maturi, ma, se solleverai le braccia, il vento solleverà i rami verso le stelle. Così, Tantalo è torturato da un supplizio eterno; per giunta, un enorme macigno sta sospeso sopra la testa di Tantalo.
Cyrus, postquam Asiam subegit et universum Orientem in potestatem redegit, cum Scythis bellum gessit
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Ciro, dopo che assoggettò l'Asia e che costrinse in suo potere l'intero Oriente, mosse guerra contro gli Scizi. In quell'epoca la regina degli Sciti era Tamiri, la quale, nonintimorita alla maniera delle donne dalla venuta dei nemici, permise ai nemici di oltrepassare il fiume Aras: per gli Sciti, infatti, era più agevole una battaglia all'interno dei confini del regno, e, a causa dell'ostacolo del fiume, per i nemici (era) più ardua la fuga. Pertanto Ciro fece passare le truppe oltre il fiume, procedette un poco nella Scizia e tracciò i confini dell'accampamento. Quindi, simulando timore, come fuggendo disertò l'accampamento e lasciò il vino e tutte le cose che erano indispensabili alle gozzoviglie; allora il giovane figlio della sovrana, insieme alla terza parte delle truppe, inseguì Ciro. Dopo che si giunse all'accampamento di Ciro, il giovane troppo avventato cessa di tenere dietro ai nemici: a quel punto gli Sciti banchettano e bevono vino e, prima che dalla guerra, sono vinti dall'ubriachezza. Ciro difatti, tornato nel corso della notte, sorprende gli ubriachi ed uccide tutti gli Sciti assieme al figlio della regina. La regina si addolorava alquanto profondamente della morte dell'unico figlio, e non espresse con le lacrime la sofferenza per la perdita, ma volse la mente alle consolazioni della vendetta, e fece cadere i nemici, che esultavano per la vittoria recente, in un'identica trama di insidie; in effetti, fingendo perplessità a causa del danno subìto, ritirandosi, attirò Ciro ad una gola. Là sui monti ordì un'imboscata e massacrò, insieme al re, la maggior parte dei Persiani.
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Cleopatra Aegypti domini filia erat. Cleopatra cum Ptolemaeo fratre ad solium ascendit, et in Aegypto regnat, sed postea cum Ptolemaeo de imperio in Aegypto contendit, et tandem regni imperium obtinet. Dein Romam venit cum sociorum suorum pompa, sed Romani Aegypti reginam contemnebant, et eius superbiam timebant. Tunc Cleopatra in patriam suam remeat. Postea a Marco Antonio Tarsum mittitur; paulo post Aegypti regina cum Antonio Alexandriam remeat. Antonius Cleopatram adamat, et in terra Aegypto cum formosa regina regnat. Ita Romanus populus Antonium contemnit, sed Antonius fidus Aegypti reginae est. Ergo Octavianus bellum Antonio Cleopatraeque indicit, et apud Actium Antonium profligat, tamen Antonius et Aegypti regina Alexandriam confugiunt.
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Perde giustamente ciò che è suo colui che ha intenzione di cercare ciò che è altrui. Un cagnolino trasportava lungo un fiume il suo cibo, trattenuto con la bocca. Vede nello specchio delle acque la propria immagine e considera: Ecco che un'altra preda viene trasportata da un altro cagnolino, la ruberò senz'altro. Tuttavia il cagnolino avido, ingannato, non solo non riuscì a toccare l'altra preda, ma, per giunta, lasciava cadere nelle acque il suo cibo. Dio l'Altissimo metteva sopra agli uomini due bisacce: metteva quella piena dei propri difetti dietro le spalle, sospendeva davanti al petto la bisaccia piena dei vizi altrui. Per questa ragione, non vedremo i nostri difetti, ma unicamente quelli altrui e li castigheremo. Una piccola volpe desiderosa di cibo aveva intenzione di raggiungere dell'uva su una vigna alta, e saltava con il massimo impegno. Ma non riuscì a toccare l'uva, per cui, si allontanava ed esclamava: ancora non è matura, certamente non la mangerò acerba!
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Gli Aborigeni e i Troiani conducono insieme una guerra: infatti Latino, il re degli abitanti del Lazio, promette in sposa la propria figlia Lavinia allo straniero Troiano, come pegno di alleanza. Turno, il re dei Rutuli, al quale Lavinia era promessa in sposa precedentemente, muove contemporaneamente guerra ad Enea e a Latino. I Rutuli vengono sconfitti, ma gli Aborigeni e i Troiani perdono il comandante Latino. Quindi, Turno e i Rutuli cercano la fuga verso le truppe degli Etruschi e il re Mesenzio, che esercita il potere su una città all'epoca florida, e, senza fatica, congiunge ai Rutuli truppe alleate. Enea, di fronte alla paura di una guerra tanto grande, si guadagna le simpatie degli Aborigeni, e chiama Latini entrambi i popoli. E, successivamente, l'impegno e la devozione degli Aborigeni nei confronti del re Enea non verrà a mancare. Confidando negli animi dei due popoli uniti, Enea fa uscire sicuro le truppe per la guerra. La seconda battaglia, che è l'ultima impresa compiuta in vita da Enea, spetta ai Latini. Il comandante Troiano, infatti, muore e viene sepolto oltre il fiume Numico.
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