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Εν νησιδιω ταυρος νεμεται· τη δε τουτου κοπρω δυο κανθαροι τρεφονται. Οτε η χειμερινη ωρα ενισταται, ο ετερος λεγει... ου αληθινας εχουσιν.
Un toro vive in un'isoletta: due scarabei si nutrono nel suo stallatico. Quando sopraggiunge la stagione invernale uno dice all'altro queste cose: "Voglio volare verso la terraferma; in questa isoletta è disponibile nutrimento per un solo scarabeo. Io stesso me ne vado là e, se trovo abbondante pastura, porto del cibo anche a te". Lo scarabeo raggiunge la terraferma e trova sterco abbondante, ma morbido: colà lo scarabeo si ferma e mangia. Durante la stagione primaverile torna di nuovo nell'isoletta. Quell'altro lo vede ben pasciuto e dice: "Hai trovato abbondante pastura sulla terraferma: questo è evidente. Questo cibo non porti a me nell'isoletta". L'altro ribatte: "Non rimproverare me, (ma) il posto: lì infatti c'è da nutrirsi, non da portar via". Questo racconto si addice a coloro i quali hanno a mente l'amicizia non la sincerità.
(By Geppetto)
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Πλοιον ποτε μετα των ναυτων και των κατα θαλασσαν οιχομενωνν υπο της θυελλης βυθιζεται·...
Un giorno un vascello viene sommerso in mare assieme ai marinai ed ai passeggeri; un uomo dalla riva assiste a questo e dice: "Il vascello è affondato e gli uomini in esso imbarcati sono perduti: gli dei si comportano iniquamente se, solo per cattiva abitudine, ingiustificati distruggono". Nel posto in cui si trova l'uomo c'è anche un formicaio e, quando l'uomo pronuncia queste cose, viene morso da una (ἑνός = genit. di εἷς μία ἕν) formica; egli si adira e distrugge l'intero formicaio e tutte le formiche. Ermes gli appare all'improvviso e lo tocca con la verga e dice: "Tu dici ingiusti giudici gli dei ed agisci così con questi? Così anche tu sei un ingiusto". Quando sopraggiunge una disgrazia, non formulare una bestemmia contro gli dei, ma ricordati (abbi in mente νοῦς -οῦ, ὁ) delle tue colpe.
(By Geppetto)
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Έκ Σινώπης ἔρχονται πρέσβεις τινές, φοβούμενοι περί τῶν Κοτυωριτῶν καί περί τῆς τε πόλεως και τῆς χώρας, ὅτι ἤκουον δῃουμένην. Καί έρχόμενοι εἰς τὸ στρατό-πεδον ἔλεγον· «Επεμπε ἡμᾶς, ὦ ἄνδρες στρατιῶται, ἡ τῶν Σινωπέων πόλις ἳνα πρῶτον μέν έπαινοῖμεν ὑμᾶς ὅτι Ἕλληνες ὄντες νικᾶτε βαρβάρους, ἔπειτα δὲ συνηδώμεθα ὅτι διά πολλῶν τε καὶ δεινῶν, πραγμάτων σῷ πάρεστε. Ἕλληνες δ’ ὄντες καί αυτοί ἀξιοῦμεν ὑφ᾽ ὑμῶν ὄντων Ἑλλήνων άγαθόν μέν τι πάσχειν, κακόν δε μηδέν· οὐδὲ γὰρ ἡμεῖς ὑμᾶς οὐδὲν κακόν έποιοῦμεν. Οὗτοι δε Κοτυωρῖταί είσι ήμέτεροι ἄποικοι, καί ήμεῖς αύτοῖς ταύτην τὴν χώραν παρεδίδομεν άφαιροῦντες βαρβάρους· διό καί δασμόν ἡμῖν φέρουσι οὗτοι καί Κερασούντιοι καί Τραπεζούντιοι ὥστε ή Σινωπέων πόλις νομίζει πάσχειν δ’ἂν ποιῆτε κακόν τούτους. Νῦν δὲ άκούομεν ὑμᾶς σκηνοῦν έν ταῖς οίκίαις βίᾳ καί βίᾳ έκ τῶν χωρίων λαμβάνειν ταῦτα ὧν ἂν δέησθε. Ταῦτα οὗν ούκ άξιοῦμεν».
Venuti alcuni ambasciatori da Sinope, preoccupati per i Cotioriti e per la città e la regione perché sentivano che veniva depredata. E giunti all'accampamento dicevano: "Ci manda, o soldati, la città dei Cotioriti innanzitutto per lodarvi che essendo Greci vincete i barbari, poi ci congratuliamo che attraverso molte gravi difficoltà vi siete salvati. Essendo anche noi Greci siamo degni di ricevere da voi qualche beneficio e nessun male; noi infatti non abbiamo fatto a voi male. Gli stessi Cotioriti sono nostri coloni, e dopo aver spogliato i barbari a noi stessi avete consegnato la regione; perciò gli stessi Cotioriti e i gli abitanti di Trapezunte vi portano un tributo tanto che la città di Sinope pensa di ricevere quel male che fate a costoro. Noi sentiamo dire che voi prendete alloggio nelle case con la forza e con la forza prendete dalle regioni quelle cose di cui potete aver bisogno. quindi non pesiamo questo".
(By Stuurm)
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Εθους οντος τοις πλεουσι κυνιδια και πιθηκους επαγεσθαι προς παραμυθιαν του πλου, πλεων τις ειχε συν εαυτω και πιθηκον... Ο μυθος προς ανδρας οι την αληθειαν ου γιγνωσκοντες απαταν νομιζουσιν. (da Esopo)
Essendo costume per i naviganti accompagnarsi (ἐπάγω) per diletto in (di) navigazione con dei cagnolini e delle scimmie, un tale aveva con sé anche una scimmia. Giunti presso il Sunio, il promontorio dell'Attica, sopraggiungeva una tempesta che era spaventosa. Ribaltatasi la nave, tuffatisi tutti, si tuffava (νήχω) anche la scimmia. Un delfino che la vedeva e che pensava che quello fosse un uomo, se la caricava accompagnandola fino a terra. Quando arrivavano presso Pireo porto di Atene, il delfino domandava alla scimmia se era una Ateniese. Poiché rispondeva che qui essa aveva anche amici importanti, chiedeva ancora (ἐπανερωτάω) se era amica anche di Pireo. Supponendo la scimmia che parlasse di un uomo, diceva che gli era anche molto amico e familiare. Ed il delfino, indignato per una tale menzogna facendola affondare, la condannava a morte. Il racconto si rivolge a quegli uomini i quali, non conoscendo la verità, pensano di ingannare.
(By Geppetto)
ULTERIORE PROPOSTA DI TRADUZIONE
Poiché è abitudine per i naviganti portare a scopo di divertimento della navigazione cagnolini e scimmie, un tale navigando aveva con sé anche una scimmia. Quando essi era presso il Sunio, il promontorio dell'Attica, avvenne che nacque una violenta tempesta. Poichè la nave si era capovolta e poiché tutti attraversavano a nuoto, anche la scimmia nuotava. Un delfino, vedendola e pensando che quella fosse un uomo, (la) sollevava trasportando(la) verso la terra ferma. Appena giungeva al Pireo, il porto di Atene, il delfino chiedeva alla scimmia se era Ateniese. Poiché essa diceva anche di avere qui amici illustri chiedeva ancora se conosceva anche il Pireo. La scimmia mentre era sul dorso diceva di parlare di un uomo e che era a lui molto amico e conoscente. E poiché il delfino si era adirato per una tale bugia immergendola (la) faceva morire. Il racconto (è) per gli uomini i quali non conoscendo la verità ritengono di ingannare.
(By Stuurm)
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Δυο φιλοι την αυτην οδον βαδιζουσι και εξαιφνης εν ηεση οδω φαινεται...
Due amici percorrono (βαδίζω) la stessa via e all'improvviso (ἐξαίφνης avverbio) nel mezzo della strada appare loro un'orsa. Mentre (μέν-δέ congiunzioni avversative) uno è sta per essere raggiunto (φθάνω) dall'orsa e si arrampica su di un albero e vi si nasconde, l'altro (δέ) pensa che l'orsa lo divori (καταβιβρώσκω) e si butta in terra (χαμαί avv. ) e si finge morto. L'orsa gli tocca il viso e lo odora. L'uomo trattiene i respiri: dicono infatti che l'animale non tocca un cadavere. Poco tempo dopo l'orsa se ne va; quello che stava (κεῖμαι) sull'albero scende e domanda all'altro: "Amico mio, cosa ti ha detto l'orsa?". L'altro risponde: "L'orsa ha detto (dice): "Sii saggio e non viaggiare con coloro che non ti aiutano nei pericoli", ed io a lei presto fede". L'uomo lascia l'amico e procede da solo. Il racconto dimostra che le sventure mettono alla prova gli amici sinceri.
(By Geppetto)
Traduzione ulteriore
Due amici percorrono la stessa via e all'improvviso nel mezzo della strada appare loro un' orsa. Uno evita l'orso e si arrampica su di un albero e vi si nasconde; l'altro pensa che l'orsa lo divori e si butta in terra e si finge morto. L'orsa gli tocca il viso e lo odora. L'uomo trattiene i respiri: dicono infatti che l'animale non tocca un cadavere. Poco tempo dopo l'orsa se ne va; l'uomo che stava sull'albero scende e domanda all'altro: "Amico mio, che ti ha detto l'orsa?". Quello risponde: "L'orsa ha detto (dice): "Sii saggio e non viaggiare con coloro che non ti assistono nei pericoli", ed io a lei presto fede". L'uomo lascia l'amico e procede da solo. Il racconto dimostra che fra gli amici i pericoli mettono alla prova quelli (i) sinceri.
(By Geppetto)