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Μελάμπους ἐπὶ τῶν χωρίων διῆγε τὸν βίον καί, οὔσης πρὸ τῆς οἰκίας αὐτοῦ δρυὸς ἐν ᾗ ὄφεων φωλεὸς ἦν, τῶν θεραπόντων ἀποκτεινόντων τοὺς ὄφεις, συνεφόρει ξύλα καὶ τὰ μὲν ἑρπετὰ ἔκαιε, τοὺς δὲ τῶν ὄφεων νεοσσοὺς ἔτρεφε. Οἱ δὲ γιγνόμενοι τέλειοι παριστάμενοι αὐτῷ κοιμωμένῳ τὰς ἀκοὰς ταῖς γλώσσαις ἐξεκάθαιρον. Ὁ δὲ Μελάμπους ἀνιστάμενος καὶ περιδεὴς γιγνόμενος τῶν ὑπερπετομένων ὀρνέων τὰς φωνὰς ἠπίστατο καὶ παρ᾿ ἐκείνων μανθάνων προύλεγε τοῖς ἀνθρώποις τὰ μέλλοντα. Συνελάμβανε καὶ τὴν διὰ τῶν ἱερῶν μαντικὴν καὶ συντυγχάνων τῷ Ἀπόλλωνι περὶ Ἀλφειὸν τὸν ποταμὸν τὸ τῆς μαντικῆς λειπόμενον ἐμάνθανε παρὰ τοῦ θεοῦ. (Versione di greco tratta da Apollodoro)
Melampo conduceva la vita nei campi e poiché davanti alla sua casa c'era una quercia nella quale c'era un covo di serpenti, quando i servi uccisero tutti i serpenti, egli raccoglieva (imperf συμφορέω), della legna e bruciava i rettili ma allevava i piccoli dei serpenti. Quelli diventati adulti disponendosi intorno a lui mentre dormiva gli pulivano le orecchie con le lingue. Melampo risvegliandosi e diventato molto timoroso capiva (lett conosceva) le voci degli uccelli che volavano e apprendendo[lo] da quelli preannunciava il futuro agli uomini. Riceveva anche l'arte divinatoria attraverso i sacrifici e incontrando [dopo che incontrava] Apollo vicino al fiume Alfeo apprendeva il resto dell'arte mantica presso gli dei.
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Μᾶλλον τήρει τὰς τῶν λόγων ἢ τὰς τῶν χρημάτων παρακαταθήκας· δεῖ γὰρ τοὺς ἀγαθοὺς ἄνδρας τρόπον ὅρκου πιστότερον φαίνεσθαι παρεχομένους. Προσήκειν ἡγοῦ τοῖς πονηροῖς ἀπιστεῖν, ὥσπερ τοῖς χρηστοῖς πιστεύειν. Περὶ τῶν ἀπορρήτων μηδενὶ λέγε, πλὴν εἰ' ὁμοίως συμφέρει τὰς πράξεις σιωπᾶν σοί τε τῷ λέγοντι καὶ ἐκείνοις τοῖς ἀκούουσιν. Ὅρκον ἐπακτὸν προσδέχου διὰ δύο προφάσεις, ἢ σαυτὸν αἰτίας αἰσχρᾶς ἀπολύων, ἢ φίλους ἐκ μεγάλων κινδύνων διασῴζων. Ἕνεκα δὲ χρημάτων μηδένα θεῶν ὄμνυσο, μηδ᾽ ἐὰν εὐορκεῖν μέλλῃς· δοκοίης ἂν τοῖς μὲν ἐπιορκεῖν, τοῖς δὲ φιλοχρημάτως ἔχειν. (Versione greco da Isocrate)
Conserva (τήρει, τηρέω imperativo 2a sg) le confidenze dei discorsi più di quelle dei beni che ti sono stati affidati; bisogna infatti che gli uomini nobili mostrino di offrire un atteggiamento più leale di un giuramento. Pensa che è conveniente non credere ai malvagi così come dar retta ai buoni. Riguardo ai segreti non dirli a nessuno a meno che (πλὴν εἰ') tacere i fatti sia ugualmente utile a te che parli e per quelli che ascoltano. Presta fede (προσδέχου, imperativo προσδέχομαι) a un giuramento straniero/estraneo [solo] per due motivi: o per assolvere te stesso da un'accusa vergognosa o per salvare amici da grandi pericoli. Per quanto concerne i beni non giurare (ὄμνυσο, imperativoὄμνυμι dat) su nessuno degli dei, neppure qualora tu abbia intenzione di giurare lealmente (εὐορκέω); ad alcuni potresti sembrare (δοκοίης, δοκέω ott pres att 2a sg) che fai un giuramento falso ad altri (φῐλοχ... ἔχειν= essere avido di ricchezze) che sei avido di ricchezze.
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Τοὺς κύκνους λέγουσιν ᾄδειν παρὰ τὸν θάνατον. Καὶ δή τις περιτυγχάνων κύκνῳ πωλουμένῳ καὶ ἀκούων ὅτι εὐμελές ἐστι ζῷον, ἠγόραζε. Καὶ ἔχων ποτὲ συνδείπνους ἤρχετο ἀλαζονευόμενος καὶ τοῖς συμπόταις ἔλεγεν ἑαυτῷ ζῷον εἶναι ᾄδον εὐμελῶς· προσερχόμενος δὲ πρὸς τὸν κύκνον παρεκάλει αὐτὸν ᾄδειν ἐν τῷ πότῳ. Τοῦ δὲ ζῴου τότε μὲν σιωπῶντος καὶ ἡσυχάζοντος, ὕστερον δέ ποτε ὅτε ἐνόει ὅτι ἀποθνήσκειν ἔμελλε, ἑαυτὸν θρηνοῦντος, ὁ δεσπότης ἀκούων αὐτοῦ ᾄδοντος ἔλεγε· «Νῦν συνίημι· σὺ δὲ οὐκ ἄλλως ᾄδεις, εἰ οὐ' ἀποθνήσκεις, ἔγωγε μάταιος ἦν ὅτι σε παρεκάλουν ἀλλ᾽ οὐκ ἔθυον». Οὕτως τῶν ἀνθρώπων ἔνιοι ἐπιτελοῦσιν ἄκοντες ταῦτα ἃ μὴ ἑκόντες χαρίζεσθαι βούλονται. κατοί άντωσαύτωμα. (Versione di greco da Esopo)
Dicono che i cigni cantano in punto di morte. E un tale, imbattendosi in un cigno in vendita (πολέω) e sapendo che è un animale melodioso, lo comprava. E una volta che aveva degli invitati a cena (συνδειπνέω), cominciava a vantarsi (vantandosi : ἀλαζονεύομαι) e diceva ai convitati che l'animale cantava (è canterino) melodiosamente; avvicinandosi al cigno, lo invitava a cantare nel simposio. Poi, visto che l'animale restava silente e immobile, successivamente lamentandosi (θρηνέω) di lui, pensava (νοέω) che doveva sopprimerlo, il proprietario, che lo sentiva cantare, diceva: "Adesso ascoltami: tu canti solo se in punto di morte, io ero uno stupido che te lo chiedevo, ma non ti uccidevo". Così si comportano alcuni uomini costretti (ἄκων - ουσα - ον ) a cose che non vogliono concedere di buon grado (ἑκών - οῦσα - όν).
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Ερμης βουλομενος γιγνωσκειν εν τινι τιμη...
Volendo Ermes conoscere in quale onore sia presso gli uomini, resosi simile (ἀφομοιόω) ad un uomo, si recava nella bottega di uno scultore. E, vedendo la statua del Cronide (Zeus), domandava a quanto la vendesse. Quando quello gli diceva per una dracma, ridendo chiedeva a quanto vendesse quella di Era. Rispondendogli quello ancora di più, il dio, vedendo la sua statua, riteneva che gli Ateniesi lo stimassero assai. Pertanto chiedeva a quanto vendesse quella di Ermes e lo scultore diceva: "Ma se compri quella, questa te la do gratis". Il racconto si addice ad un uomo vanaglorioso.
(By Geppetto)
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Ἐτεοκλῆς δὲ καὶ Πολυνείκης περὶ τῆς βασιλείας συντίθενται πρὸς ἀλλήλους, καὶ αὐτοῖς δοκεῖ τὸν ἕτερον παρ᾽ ἐνιαυτὸν ἄρχειν. Τινὲς μὲν οὖν λέγουσι πρῶτον ἄρχοντα Πολυνείκη παραδιδόναι μετ᾿ ἐνιαυτὸν τὴν βασιλείαν Ἐτεοκλεῖ, τινὲς δὲ πρῶτον Ετεοκλέα ἄρχοντα μὴ βούλεσθαι παραδιδόναι τὴν βασιλείαν. Φυγαδευόμενος οὖν Πολυνείκης ἐκ Θηβῶν ἧκεν εἰς Ἄργος. Ἐβασίλευε δὲ Ἄργους Ἄδραστος ὁ Ταλαοῦ· καὶ τοῖς τούτου βασιλείοις νύκτωρ προσπελάζει, καὶ συνάπτει μάχην Τυδεῖ τῷ Οἰνέως φεύγοντι Καλυδῶνα. Γιγνομένης δὲ ἐξαίφνης βοῆς, ἐπιφαινόμενος Ἄδραστος διέλυεν αὐτούς, καὶ μάντεώς τινος ὑπομιμνησκόμενος λέγοντος αὐτῷ κάπρῳ καὶ λέοντι συζευγνύναι τὰς θυγατέρας, ἀμφοτέρους ᾔρει νυμφίους· εἶχον γὰρ ἐπὶ τῶν ἀσπίδων ὁ μὲν κάπρου προτομήν, ὁ δὲ λέοντος. Γαμεῖ δὲ Δηιπύλην μὲν Τυδεύς, Ἀργείην δὲ Πολυνείκης, καὶ αὐτοὺς Ἄδραστος ἀμφοτέρους εἰς τὰς πατρίδας ὑπισχνεῖτο κατάγειν.
Eteocle e Polinice si mettono d'accordo fra loro circa il regno e a loro sembra logico comandare uno dopo l'altro. Alcuni invero dicono che, dopo aver regnato per primo, dopo un anno Polinice cedesse il regno ad Eteocle, altri invece che Eteocle, dopo aver regnato per primo, non volesse cedere il regno. Una volta bandito da Tebe, Polinice di recava ad Argo. Ad Argo regnava Adrasto, figlio di Talao; e arriva alla sua reggia nottetempo e si azzuffa con Tideo, figlio di Eneo, che fuggiva da Calidone. A causa di quell'improvviso gridio, essendo accorso Adrasto, li separava e, ricordandosi di un oracolo che gli diceva di assegnare le figlie ad un cinghiale e ad un leone, li scelse ambedue come generi; infatti sugli scudi essi avevano l'uno la figura di un cinghiale, l'altro quella di un leone. Tideo sposa Deipile, Polinice Argea e a tutti e due Adrasto promette di farli tornare in patria.
(By Geppetto)