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Οι δ'Ασσυριοι, ως οι Μηδοι προυκινουντο, εμενον και διετεινον οι μεν τα παλτα οι δε τα τοξα. Επει δε εβλεπον τους μεν σφετερους φυγη εις εαυτους φερεσθΘαι και τους δ'αμφι τον Κυρον αγειν, εκκλινουσι και φευγουσιν. Ενταυθα δ'οι Μηδοι διωκουσιν ανα κρατος και ελαμβανον και επαιον ιππους και στρατιωτας, πολλυς δε κατεκαινον· και οι Μηδοι ου προσθεν εστησαν πριν η προς τοις πεζοις των Ασσυριων εγιγνοντο. Ενθαυτα μεντοι επειχον.
Gli Assiri, visto che i Medi si erano schierati davanti (προοικέω), si fermarono e puntarono chi le lance, chi i dardi. Quando videro che i loro (οἱ σφέτεροι) erano respinti in fuga verso loro stessi e che andavano verso Ciro, ripiegarono e fuggirono. Allora i Medi li inseguono con impeto: e catturarono e ferirono cavalli e soldati, molti ne uccisero; e i Medi non si fermavano prima di essere davanti alle fanterie degli Assiri. Qui allora si fermarono. (By Geppetto)
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Esperia 1 Pagina 228
Πεμπον δε γενος εστιν Ινδοις οι πολεμισται, πληθει μεν δευτερον μετα τους γεωργους. ... τοσοσδε ως τρεφειν και αλλους ευμαρεως. (da Arriano)
La quinta casta per gli Indiani è (quella dei) i guerrieri, la seconda per numero dopo gli agricoltori, (classe) indipendente e di dottrina edonista. E i guerrieri sono gestori soltanto delle imprese belliche: altri fabbricano per loro gli scudi e altri forniscono cavalli e altri gestiscono (cose) per l’accampamento; questi curano i cavalli, riparano gli scudi e curano (κοσμέω da cui l’italiano cosmesi) gli elefanti, mettono in ordine e guidano i carri. I guerrieri combattono in guerra, sono sereni in pace; e la loro paga, fornita dallo stato, è così cospicua da farli vivere agiatamente. (By Geppetto)
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Esperia 1 pagina 222 numero 5
Η στρατια της νικης ευγχανεν, αλλ'Αγησιλαος, ο των Λακεδαιμονιων στρατιων στρατηγος ετιτρωσκετο .... Και την μεν αλλην ημεραν οι στρατιωται εκ των κωμων σιτον ηρπαζον.
L’esercito ottenne la vittoria (gen. partit.), ma Agesilao, generale dei soldati spartani, fu ferito e fu trasportato presso la falange. Egli aveva molte ferite tuttavia non dimenticò l’oracolo (θεῖον - ου, τό). Di buon mattino (πρῴ) ordinò al comandante di disporre l’esercito e innalzare il trofeo (segno di vittoria) e suonare gli auli. I Tebani inviarono ambasciatori e imploranti chiedevano (impf. di αἰτέω) una tregua (υποσπονδεῖον - ου, τό) per seppellire i morti. Il comandante Gilli con l’esercito marciò verso la Focide, di là invase (impf. di ἐμβάλλω) la Locride. E i soldati un altro giorno razziarono il grano dai villaggi. (by Geppetto)
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Esperia pagina 221 numero 3
Σαλπιγκτης, ως στρατον επισυναγει, υπο των πολεμιων λαμβανεται. ... Ο μυθος λεγει οτι αμαρτια εστιν το επεγειρειν εις κακον.
Un trombettiere, mentre chiama a raccolta l’esercito, viene fatto prigioniero dai nemici. Il trombettiere gridò (impf. di βοάω da cui anche l’etimo boato): «Uomini, non mi uccidete, senza ragione e inutilmente. Non ho ucciso (ἀποκτείνω) infatti nessuno di voi: avevo soltanto una tromba di rame, non armi». E quelli rispondevano al trombettiere: «Tu uccidi con la tromba, perché tu non puoi combattere, ma sproni gli uomini alla battaglia». Il racconto insegna che è uno sbaglio incitare al male. (by Geppetto)
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Esperia 1 pagina 461
Αηδων επι τινος υσπηλης δρυος καθημενη κατα το συνηθες ηδεν. ... οι δί ελπιδα μειζονων τα εν χερσιν οντα προιενται.
Un usignolo che stava (part. κάθημαι) su un’alta quercia, come d’ abitudine cantava. Uno sparviero che mancava di cibo, vedendo (part. θεάομαι) l’usignolo, piombatogli addosso, lo ghermì. Quello lo pregava (impf. δέομαι) di lasciarlo andare e continuava dicendo che era insufficiente a riempire lo stomaco di uno sparviero: «E’ chiaro che hai bisogno di cibo: è necessario però che tu ti rivolga a uccelli più grandi». E quello rispondendo disse: «Ma per me è meglio mangiare il cibo pronto in mano piuttosto che inseguire quello che non si vede ancora». Il racconto mostra che anche i migliori degli uomini fanno così, essi trascurano (3. pl. di προΐημι) una più importante (compar. di μέγας) aspettativa che hanno già nelle mani. (by Geppetto)