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Esperia 1 pagina 339 numero 2
Ες δε την Ακροπολιν εστιν εσοδος μια· η ακροπολις ετεραν δε εσοδον ου παρεχεται, ... Αιγευς εαυτον, ως λεγουσιν.(da Pausania)
Nell’acropoli di Atene c’è una sola uscita: l’acropoli non presenta un’altra uscita, visto che è tutta scoscesa e fornita di un saldo muro. I Propilei di pietra bianca hanno una volta e per bellezza e per grandiosità dei marmi per cui eccelleva ancora ai miei tempi. Non posso dire (inf. aor. di λέγω )) infatti con certezza se le immagini dei cavalieri siano i figli di Senofonte, come altri affermano: sulla destra dei Propilei c’è il tempio di Nike senza ali. Da lì è visibile il mare e in esso morì Egeo buttandosi egli stesso, come dicono. (by Geppetto)
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Esperia 1 Pagina 338 numero 1
Επιδαμνος εστι πολις εν δεξια εσπλεοντι ... αλλα οι δυνατοι επηρχοντο μετα των βαρβαρων και εληζοντο τους εν τη πολει κατα τε γην και κατα θαλασσαν.
Epidamno è una città sulla destra per chi salpa (part. pres. di ἐκπλέω ) per il golfo dello Ionio: la abitano i barbari Taulanti, stirpe dell’Iliria. Abitarono questa città i Corciresi; di questa fu fondatore Falio di Corinto figlio di Eratoclide, popolo fatto venire da Ercole per antica usanza dalla madrepatria. Coabitarono (impf. di συνοικίζω) anche alcuni dei Corinzi ed altri di stirpe dorica. Col tempo divenne la grande città degli Epidamni ricca di uomini: i cittadini lottarono fra loro per molti anni (ἔτος –εος, τό), come è noto, e furono annientati da una guerra contro barbari sopraggiunti. Infine (τὰ τελευταῖα) dopo questa guerra il popolo cacciò i loro capi: ma i capi tornarono nella città con i barbari e li depredarono (impf. di ληΐζω) per terra e per mare. (By Geppetto)
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Esperia 2 pagina 173 numero 1
Και πρωτον περι των μακροκεφαλων ερω.Τουτων γαρ ουκ εστιν αλλο εθνος αμοιας τας κεφαλας εχον ουδεν. Την μεν γαρ αρχην ο νομος αιτιωτατος εγενετο του μηκους της κεφαλης,....Περι μεν ουν τουτων ουτω μοι δοκει.(Versione greco da Ippocrate, Sulle arie acque e luoghi)
E per prima cosa parlerò dei Macrocefali. Infatti non c'è nessun altro popolo che abbia la testa uguale a loro. All'inizio infatti l'usanza fu la causa principale dell'allungamento della testa, ma ora anche la natura, vi contribuisce insieme con l'usanza. Infatti quelli che avevano la testa più lunga erano considerati nobilissimi. il costume è poi così: quando il bambino nasce gli maneggiano la sua testa, che è ancora tenera e molle e con le mani la costringono a crescere in lunghezza, avvalendosi di legature e di ordigni adatti a guastare la rotondità della testa e a protrarne la lunghezza. E così in origine fu l'usanza a (realizzare) fare in modo che diventasse tale questa natura ma con il procedere del tempo divenne naturale, cosicché non esiste più l'usanza a forzarla. In effetti la procreazione/il seme proviene da ogni parte del corpo, sano dalle parti sane, malsano dalle parti malsane. Se allora nascono calvi da calvi e con occhi azzurri da chi ha occhi azzurri, e da chi ha gli occhi storti, strabici per lo più, e stesso discorso per il resto della conformazione fisica, che cosa impedisce che da un macrocefalo nasca un macrocefalo? Ora però non nascono più allo stesso modo di prima, infatti l'usanza non è più in forza per via del commercio con gli uomini. Riguardo a costoro, così dunque mi sembra.
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Esperia 2
Μινδαρος δε ορων την μαχην εν Ιλιω θυων τη Αθηνα εβοηθει επι την θαλατταν, και καθελκυσα τας εαυτου τριηρεις απεπλει... οι Πελοποννησιοι και παραταξαμενοι προς τη γη εμαχοντο.
Veduta Mindaro la battaglia a Troia mentre sacrificava ad Atena per soccorrere sul mare (I suoi) dopo aver calato le sue triremi salpava per recuperare quelle con Dorico. Gli ateniesi assaltando(lo) combattevano sul mare da mattina a sera lungo la costa, nei pressi di Abido. Mentre stavano vincendo da un lato e perdendo dall'altro, sopraggiungeva per mare Alcibiade con diciotto navi. Quindi si verificava la fuga dei Peloponnesiaci verso Abido, e andava in loro aiuto Farnabazo, e spingendosi in mare a cavallo fin dove gli era possibile, combatteva incitando tutti i suoi, cavalieri e fanti. I Peloponnesiaci intanto serrando le navi e schierandole per la battaglia combattevano vicino alla terra.
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Esperia 1 Pagina 328
Un uccellatore prende il vischio e le canne e va a caccia. Vede (θεάομαι) un tordo su di un alto albero e vuole prenderlo. E allora unisce in lunghezza le canne e fissa attentamente (ἀτενές avverbio) il tordo, assorto tutto attento col pensiero verso l’alto. Poi in questo modo, mentre è rivolto (part. pres. di νεύω) verso l’alto, calpesta con suoi piedi un’aspide addormentata. Essa lo morde. Mentre sta per morire si dice: «Me sventurato: infatti volevo andare a caccia, ma muoio da cacciato». Così coloro che vanno tessendo trame, spesso per primi finiscono nelle disgrazie.(by Geppetto)(versione greco da Esopo)