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Esperia 2 pagina 29 numero 6
Αλεξανδρον δε ποθος ελαμβανε οραν τον χωρον, οπου τινα υπομνηματα του Διονυσου οι Νυσαιοι εκομπαζον ... Αλεξανδρος τω Διονυσω και ευωχειται ομου τοις εταιροις. (anabasi di Alessandro Arriano 5.2.5 - 5.2.6)
Un desiderio attanagliava Alessandro, vedere i posti dove i Nisei vantavano certi ricordi di Dioniso. Va verso il monte Meros con compagni, con cavalieri e con una divisione di fanteria e risalendo vede (pres. contratto ὁράω) dell’edera e una montagna di alloro e molteplici balze: e lo vede (il monte) ombreggiato e che in esso si fanno cacce di bestie di ogni genere. E i Macedoni vedendo con piacere l’edera (infatti in territorio Indo non c’è edera, né per loro c’erano vigne) furono da loro fatte in fretta corone, cantando lietamente a Dioniso e invocando ad alta voce i nomi del dio. Alessandro offre in sacrificio a Dioniso del suo e con i suoi compagni banchettò. (by Geppetto)
Altra proposta di traduzione
Prendeva Alessandro il desiderio di vedere il luogo dove gli abitanti di Nisa vantavano ricordi di Dioniso. Si reca con gli eteri, con i cavalieri e con la divisione di fanteria al monte Meros e vede che il monte era pieno di edera e di alloro e di boschi di ogni genere. Vede anche che era molto ombreggiato e pieno di fiere e in esso c'era possibilità di caccia di ogni specie. I macedoni vedendo piacevolmente l'edera (non c'era infatti edera nella regione degli indiani neppure là dove avevano vigne), fanno in fretta corone per loro stessi, cantando Dioniso e invocando i soprannomi del dio. Alessandro sacrifica a Dioniso e banchetta insieme agli gli eteri.
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Esperia 1 pagina 346 numero 6
Εκ της ακροπολεως των Αθηνων ερριπτεν εαυτον Αιγευς, ο πατηρ του Θησεως ως λεγουσιν. Ανηγετο γαρ του Θησεως πλοιον μελασιν ... και παρα Αθηναιοις τουτο το χωριον ονομαζεται ηρωον Αιγεως.
Dall'acropoli di Atena si gettava Egeo, il padre di Teseo, come dicono. La nave di Teseo infatti si metteva in mare con le vele nere da Creta verso l'Attica ma il patto fra Teseo e suo padre era di utilizzare le vele bianche con la morte del Minotauro. Ma Teseo aveva dimenticanza di ciò a causa dell'amore di Arianna. Allora Egeo come vede la nave che ritornava con le vele nere crede che il figlio è morto e che è (stato) ucciso e si getta dall'acropoli; presso gli ateniesi questo luogo viene chiamato sacrario di Egeo.
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Esperia 1 pagina 300 numero 3
Ουρανος πρωτος του παντος εδυναστευε κοσμου. ... τους αδελφους ανηγον και αρχην Κρονω παρειχον.
Urano fu il primo signore di tutto cosmo. Sposò Gea ed ebbe come primi figli i centimani Briareo, Gie e Cotto che avevano cento mani, cinquanta teste. Urano era anche padre dei Ciclopi Argo, Sterope e Bronte. Ma Urano scaraventò i Ciclopi nel Tartaro (è luogo tenebroso nell’Ade). Urano ebbe poi da Gea come figli i Titani: e il più giovane di tutti era Crono: ebbe anche delle figlie chiamate Titanidi, Teti, Rea, Temi, Mnemosine, Febe, Dione e Tea. Dolendosi la madre Gea per la perdita dei figli, chiede ai Titani di congiurare (aor. inf. di ἐπιτίθημι) contro il padre ed essi danno una falce tagliente a Crono. Crono recide i genitali del padre e li getta in mare. Dalle gocce di sangue che ne scorrono nascono le Erinni Aletto, Tisifone e Megera. Dopo aver estremesso Urano dal comando, i Titani fanno risalire dal Tartaro i fratelli e danno il comando a Crono. (by Geppetto)
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Esperia 1 pagina 298 numero 1
Παις εκ διδασκαλειου την του συμφροιτητου δελτον εκλεπτε και τη μητρι εκομιζε ... Ο λογος λεγει, οτι το κατ'αρχας μη κολαζομενον αυξεται.
A scuola un ragazzo rubò ad un compagno una tavoletta e la portò alla madre. La madre non solo non rimproverò il figlio, ma anzi lo lodò (impf di ἐπαινέω). Il ragazzo una seconda volta rubò un mantello e lo portò alla madre: la madre lo lodò ancora di più e il figlio, quando col tempo divenne più grande, tentava (impf di ἐπιχειρέω) di rubare anche cose più importanti. Ma una volta fu colto in flagrante e fu portato davanti al giudice popolare (δήμιος). Visto che la madre gli era dietro e si crucciava (batteva il petto, genitivi assoluti), il ragazzo chiese di parlare all’orecchio alla madre e, avvicinatasi lei, dopo essersi avvicinato rapidamente l’orecchio, glielo asportò. La madre accusò il figlio di empietà, ma quello rispose: «Madre era necessario (impf di χρέομαι) che tu mi punissi quando per la prima volta rubai (aoristo di κλέπτω) e portai (ἤνεγκα è aoristo di φέρω) la tavoletta». Il racconto dice che chi non è rimproverato dall’inizio peggiora (αὔξω o αὐξάνω). (by Geppetto)
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Ταλων οι μεν του χαλκου γενους ειναι λεγουσιν, οι δε υπο Ηφαιστου Μινωι δοθηναι ην χαλκους ανηρ, οι δε ταυρον αυτον λεγουσιν. Ειχε δε φλεβα μιαν απο αυχενοις κατατεινουσαν αχρι σφυρων· κατα δε το τερμα της φλεβος ηλος ην χαλκους. Ο Ταλως τρις εκαστης ημεραν την νησον περιτροχαζων ετηρει διο και τοτε την Αργω προσπλεουσαν τοις λιθοις εβαλλεν. Απατη δε Μηδειας αποθνησκει ως μεν ενιοι λεγουσι, δια φαρμακων αυτω μανιαν Μηδειας εμβαλλουσης.
Alcuni dicono che Talo fosse di una stirpe (γένος-εος|-ους, τό) di bronzo, altri che era stato dato a Minosse da Efesto: era uomo di bronzo, alcuni lo ritengono un toro. Aveva una sola vena che andava (part. pass. di κατατείνω) dal collo fino alle caviglie: all’ estremità della vena c’era una borchia di bronzo. Talo perlustrava (impf. di τηρέω) l’isola tre volte al giorno girandole intorno: perciò quella volta bersagliò con pietre anche Argo che voleva attraccare. Con astuzia Medea lo uccise, come alcuni dicono, con un farmaco di Medea che gli aveva dato la follia. (by Geppetto)