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Ma intanto i Lacedemoni (gli spartani) desideravano molto Licurgo, che se ne stava lontano, e spesse volte mandavano a chiamare, veggendo essi che i Re loro erano bensì tali in quanto al nome e all'onore, ma che null'altro avevano che li distinguesse dalla gente volgare : dove per contrario si vedeva che quello era nato veramente per governare, avendo una certa forza di caratteree, e di condurre gli uomini a suo talento (ai suoi ordini). Né era già contro il volere dei Re che egli se ne venisse, che anzi aveano speranza, che essendo egli presente, troverebbero la moltitudine meno petulante. Ritornato dunque dai suoi concittadini, che aveano così buona disposizione verso di lui, si ingegnò subito per rimuovere le cose dallo stato in cui erano, e di cambiare totalmente la repubblica; pensando che operato non avrebbero arrecato giovamento alcune leggi particolari, se non vi fosse chi, siccome ad un corpo viziato e pieno d'ogni sorta di male, consumando e cambiando con medicine e con purgativi le qualità colpevoli, introducesse un'altra nuova forma di vivere. Con questa considerazione, prima di tutto andò a Delfi, ed avendo consultato il Nume, e fatto iqui un sacrificio, se ne tornò indietro con quel celebre oracolo, nel quale veniva dalla Pitia chiamato amico degli Dei, e più Dio che uomo; e mentre luii chiedeva che gli fosse conceduto di stabilire ottime leggi, disse questa (La pizia) che il Nume gli dava il suo consenso, cosicché con lui la repubblica stata sarebbe di gran lunga migliore di tutte le altre. Per le quali cose preso d'animo, si accattivò gli Ottimati, e li confortava a voler unitamente (con loro) porre mano all'opera, facendone prima di soppiatto parole cogli amici suoi, ed poi così a poco a poco tentando altre persone e riducendole d'accordo all'impresa.
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IL NODO DI GORDIO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Hellenike Dialektos
Μετὰ ταῦτα Πισιδῶν τε τοὺς ἀντιστάντας ᾕρει καὶ Φρυγίαν ἐχειροῦτο· καὶ Γόρδιον πόλιν, ἑστίαν Μίδου τοῦ παλαιοῦ γενέσθαι λεγομένην, παραλαβών, τὴν θρυλουμένην ἅμαξαν εἶδε, φλοιῷ κρανείας ἐνδεδεμένην, καὶ λόγον ἐπ’ αὐτῇ πιστευόμενον ὑπὸ τῶν βαρβάρων ἤκουσεν, ὡς τῷ λύσαντι τὸν δεσμὸν εἵμαρται βασιλεῖ γενέσθαι τῆς οἰκουμένης. οἱ μὲν οὖν πολλοί φασι, τῶν δεσμῶν τυφλὰς ἐχόντων τὰς ἀρχὰς καὶ δι’ ἀλλήλων πολλάκις σκολιοῖς ἑλιγμοῖς ὑποφερομένων, τὸν Ἀλέξανδρον ἀμηχανοῦντα λῦσαι, διατεμεῖν τῇ μαχαίρᾳ τὸ σύναμμα, καὶ πολλὰς ἐξ αὐτοῦ κοπέντος ἀρχὰς φανῆναι. Ἀριστόβουλος δὲ καὶ πάνυ λέγει ῥᾳδίαν αὐτῷ γενέσθαι τὴν λύσιν, ἐξελόντι τοῦ ῥυμοῦ τὸν ἕστορα καλούμενον, ᾧ συνείχετο τὸ ζυγόδεσμον, εἶθ’ οὕτως ὑφελκύσαντι τὸν ζυγόν
Successivamente Alessandro vinse i Pisidi, che gli avevano opposto resistenza, assoggettò la Frigia e prese la città di Gordio, in Bitinia, che si dice fosse la residenza dell'antico re Mida: fu in questa occasione che vide il famoso cocchio legato con una corteccia di corniolo, apprendendo così quella voce diffusa tra i barbari secondo cui chi fosse riuscito a scioglierne il nodo sarebbe diventato re del mondo. Ebbene, molti narrano che Alessandro, vista l'impossibilità di trovarne il bandolo, inquantoché le cime delle corde erano nascoste in ripetuti e aggrovigliati giri, lo tagliò con la spada, e allora si vide che non due ma diversi erano i capi. Aristobulo invece racconta che lo sciolse facilmente, sfilando dal timone del carro lo spinotto a cui il laccio era legato e liberando in questo modo il giogo.
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IL GRANDE NOME DI ROMA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Frasis
Τὸ μέγα τῆς Ῥώμης ὄνομα καὶ δόξῃ διὰ πάντων ἀνθρώπων κεχωρηκὸς ἀφ´ ὅτου καὶ δι´ ἣν αἰτίαν τῇ πόλει γέγονεν, οὐχ ὡμολόγηται παρὰ τοῖς συγγραφεῦσιν, ἀλλ´ οἱ μὲν Πελασγούς, ἐπὶ πλεῖστα τῆς οἰκουμένης πλανηθέντας ἀνθρώπων τε πλείστων κρατήσαντας, αὐτόθι κατοικῆσαι, καὶ διὰ τὴν ἐν τοῖς ὅπλοις ῥώμην οὕτως ὀνομάσαι τὴν πόλιν, οἱ δὲ Τροίας ἁλισκομένης διαφυγόντας ἐνίους καὶ πλοίων ἐπιτυχόντας ὑπὸ πνευμάτων τῇ Τυρρηνίᾳ προσπεσεῖν φερομένους, καὶ περὶ τὸν Θύμβριν ποταμὸν ὁρμίσασθαι· ταῖς δὲ γυναιξὶν αὐτῶν, ἀπορουμέναις ἤδη καὶ δυσανασχετούσαις πρὸς τὴν θάλασσαν, ὑποθέσθαι μίαν, ἣ καὶ γένει προὔχειν καὶ φρονεῖν ἐδόκει μάλιστα, Ῥώμην ὄνομα, καταπρῆσαι τὰ πλοῖα. πραχθέντος δὲ τούτου, πρῶτον μὲν ἀγανακτεῖν τοὺς ἄνδρας, ἔπειτα δι´ ἀνάγκην ἱδρυνθέντας περὶ τὸ Παλλάντιον, ὡς ὀλίγῳ χρόνῳ κρεῖττον ἐλπίδος ἔπραττον, ἀγαθῆς τε πειρώμενοι χώρας καὶ δεχομένων αὐτοὺς τῶν προσοίκων, ἄλλην τε τιμὴν ἀπονέμειν τῇ Ῥώμῃ καὶ τὴν πόλιν ἀπ´ αὐτῆς ὡς αἰτίας προσαγορεύειν
TRADUZIONE
Da chi e per quale ragione sia stato dato alla città di Roma questo grande nome, diffusosi per la sua fama fra tutti gli uomini, non c'è accordo fra gli storici. Alcuni dicono che i Peìasgi, dopo aver errato per la maggior parte del mondo e aver sottomesso moltissimi popoli, s'insediarono in questa regione e per la loro forza nelle armi così chiamarono la città. Altri narrano che, presa Troia, alcuni uomini di quella città riuscirono a fuggire e a imbarcarsi. Spinti dai venti, capitarono sulle coste tirrene e approdarono presso la foce del fiume Tevere. Essendo le loro donne ormai affaticate e mal disposte a riprendere il mare, una di esse, di nome Roma, la quale sembrava eccellere su tutte le altre per nobiltà e saggezza, suggerì di dar fuoco alle navi1. Ciò fatto, dapprima gli uomini si sdegnarono contro di loro, ma poi, stabilitisi per necessità nei pressi del Pallanteo, in poco tempo vennero a trovarsi in condizioni migliori di quanto si aspettassero. Sperimentata la fertilità del terreno e ben accolti dai vicini, non solo tributarono a Roma altri onori, ma dettero alla città il nome di lei, in quanto era stata la causa della sua fondazione
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IL LEGISLATORE LICURGO E I DUE CUCCIOLI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE n. 1
Licurgo il legislatore, poiché voleva orientare i (suoi) cittadini ad uno stile di vita più saggio, piuttosto che ad uno povero (di attività) (lett. Voleva far passare i cittadini da una vita povera ad uno stile di vita più saggio) e ( poiché voleva) rendere (loro) uomini nobili (infatti erano di vita pigra), allevò due cuccioli, nati dallo stesso padre e dalla (stessa) madre; uno, lasciandolo in casa, lo abituò alla ghiottoneria, mentre l'altro, portandolo (con se') lo esercitò alla caccia. In seguito, quando portò (entrambi) in assemblea, pose alcuni cibi prelibati e lasciò fuggire una lepre; poiché ciascuno dei due si mosse per le cose (a lui) familiari, ed uno afferrò la lepre, disse: " guardate, oh cittadini, come anche se appartengono alla stessa stirpe, risultano, nella condotta di vita, molto diversi fra loro, e (guardate) come appare più produttiva della condizione naturale la predisposizione alle cose buone
traduzione n. 2
Il legislatore Licurgo volendo indurre i cittadini da un tenore di vita precedente ad una disposizione di vita più equilibrata e renderli inclini alla nobiltà - infatti erano di vita raffinata - allevò due cuccioli appena nati da padre e madre e avvezzò l'uno lasciandolo a casa per il cibo prelibato, l'altro lo esercitò conducendolo a caccia. Poi avendoli condotti verso l'assemblea depositò alcuni cibi prelibati, lasciò anche una lepre; essendosi precipitati l'uno e l'altro per le abitudini e avendo adomesticato uno dei due e la lepre, disse: "Guardate, o cittadini, che essendo poste prima le stirpi di questa casa, differenti si allontanarono di molto l'un l'altro nella direzione della vita e l'allenamento colpisce nelle virtù il più ingegnoso di natura".
VERSIONE DI UN ALTRO UTENTE
Il legislatore licurgo poiché voleva trasferire i cittadini dal precendente modo di vivere alla vita più assennata e volendoli rendere buoni e nobili (infatti erano di vita raffinata) allevò 2 cuccioli noti dallo stesso padre e madre, abituò l'uno in cose lasciandolo con cibi prelibati, l'altro invece conducendolo, lo esercitò tra mute di cani. in seguito essendo giunto in assemblea collocò alcuni cibi prelibati, fece arrivare anche due conigli, precipitandosi ciascuno verso le abitudini, avendo addosso i conigli di ciascuno disse: "guardate cittadini coloro che appartengono alla stessa stirpe, l'andamento della vita, risultano per lo più diversi tra loro e appare più produttiva della natura la predisposizione verso le cose buone".
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IL GIOVANE PERICLE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE
Pericle da giovane temeva fortemente il popolo. E infatti sembrava essere somigliante nell'aspetto al tiranno Pisistrato e le persone anziane erano colpite per la somiglianza della sua voce che era dolce e della lingua sciolta e rapita nel discutere (lett. erano colpite per la sua voce... a causa della somiglianza. ) Inoltre poiché egli aveva ricchezza, nobiltà di famiglia e amici che avevano moltissimo potere (che avevano moltissimo) temendo di essere ostracizzato non si occupava dell'attività politica ma nelle spedizini militari era un uomo valoroso e audace. Ma poiché Aristide era morto e Temistocle era stato esliliato e inoltre le spedizioni militari trattenevano per la maggior parte del tempo Cimone fuori della grecia, pericle si dedicò alla causa popolare