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MARIO VIENE RISPARMIATO DAL SUO SICARIO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Test di Greco
TRADUZIONE
Sembra opportuno a coloro che volevano comandare ed ai consiglieri dei Minturnesi che non si dovesse esitare ma che l'uomo dovesse essere ucciso. Nessuno dei cittadini si contrappose al fatto, un cavaliere dei Galli o della stirpe cimbra - infatti ci si interroga su entrambe le cose - avendo preso un pugnale si scagliò contro di lui. Non avendo la residenza, nella quale si trovava per caso in una parte, una luca del tutto splendida, ma essendo ombreggiata, si dice che lo sguardo di Mario sembrasse una grande fiamma che respingeva il soldato (che si scagliava contro il soldato), (si dice che) la voce diventasse grande dal luogo dell'ombra; <> Senza dubbio il barbaro immediatamente si diresse alla fuga (si mise in fuga) ed avendo lasciato cadere le spade nel mezzo uscì attraverso le porte. gridando questa unica cosa: .
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MI RIVEDRAI A FILIPPI VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE
INIZIO : επει δε διαβαινειν εξ ασιας εμελλον ...
Quando, dunque, si apprestava a far passare l'esercito dall'Asia in Europa, la notte era molto avanzata e la tenda era illuminata da una luce molto fioca, e tutto il campo era immerso nel silenzio. Mentre stava riflettendo e meditando su qualcosa, gli sembrò di sentir entrare qualcuno. Guardò verso l'ingresso e gli si presentò un'apparizione terribile e strana di un corpo mostruoso e orribile, che stava ritto in silenzio davanti a lui. Tuttavia ebbe il coraggio di chiedergli: "Chi sei, uomo o dio? E perché sei venuto qui da me?" E il fantasma gli rispose: "O Bruto, sono il tuo demone cattivo; mi rivedrai a Filippi". E Bruto, senza turbarsi, disse: "Ti rivedrò". Scomparso il fantasma, Bruto chiamò i servi; essi affermarono di non aver udito alcuna voce e di non aver visto alcuna apparizione. Dicono che si presentò di nuovo a Bruto il fantasma, con lo stesso aspetto, ma se ne andò senza dire parola.
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Il teatro di Euripide salva gli ateniesi prigionieri a
Siracusa versione greco Plutarco
TRADUZIONE dal libro triakonta
versione da vita di Nicia Plutarco
Τῶν δ' Ἀθηναίων οἱ μὲν πλεῖστοι διεφθάρησαν ἐν ταῖς λατομίαις ὑπὸ νόσου καὶ διαίτης πονηρᾶς, εἰς ἡμέραν ἑκάστην κοτύλας δύο κριθῶν λαμβάνοντες καὶ μίαν ὕδατος, οὐκ ὀλίγοι δ' ἐπράθησαν διακλαπέντες ἢ καὶ διαλαθόντες ὡς οἰκέται. Καὶ τούτους ὡς οἰκέτας ἐπώλουν στίζοντες ἵππον εἰς τὸ μέτωπον· ἀλλ' ἦσαν οἱ καὶ τοῦτο πρὸς τῷ δουλεύειν ὑπομένοντες. Ἐβοήθει δὲ τούτοις ἥ τ' αἰδὼς καὶ τὸ κόσμιον· ἢ γὰρ ἠλευθεροῦντο ταχέως, ἢ τιμώμενοι παρέμενον τοῖς κεκτημένοις. Ἔνιοι δὲ καὶ δι'Εὐριπίδην ἐσώθησαν. Μάλιστα γὰρ ὡς ἔοικε τῶν ἐκτὸς Ἑλλήνων ἐπόθησαν αὐτοῦ τὴν μοῦσαν οἱ περὶ Σικελίαν, καὶ μικρὰ τῶν ἀφικνουμένων ἑκάστοτε δείγματα καὶ γεύματα κομιζόντων ἐκμανθάνοντες ἀγαπητῶς μετεδίδοσαν ἀλλήλοις. Τότε γοῦν φασι τῶν σωθέντων οἴκαδε συχνοὺς ἀσπάζεσθαί τε τὸν Εὐριπίδην φιλοφρόνως, καὶ διηγεῖσθαι τοὺς μὲν ὅτι δουλεύοντες ἀφείθησαν, ἐκδιδάξαντες ὅσα τῶν ἐκείνου ποιημάτων ἐμέμνηντο, τοὺς δ' ὅτι πλανώμενοι μετὰ τὴν μάχην τροφῆς καὶ ὕδατος μετελάμβανον τῶν μελῶν ᾄσαντες. Οὐ δεῖ δὴ θαυμάζειν ὅτι τοὺς Καυνίους φασὶ πλοίου προσφερομένου τοῖς λιμέσιν ὑπὸ λῃστρίδων διωκομένου μὴ δέχεσθαι τὸ πρῶτον, ἀλλ' ἀπείργειν, εἶτα μέντοι διαπυνθανομένους εἰ γιγνώσκουσιν ᾄσματα τῶν Εὐριπίδου, φησάντων δ' ἐκείνων, οὕτω παρεῖναι καὶ συγκαταγαγεῖν τὸ πλοῖον.
La maggior parte degli Ateniesi morì nelle latomie di malattia e per il vitto scadente, dal momento che ricevevano ogni giorno due tazze di orzo ed una sola di acqua, e non pochi furono venduti dopo essere rimasti nascosti o anche dopo essersi spacciati per schiavi. E li vendevano come schiavi marchiando (loro) un cavallo sulla fronte: sì, c'era anche chi sopportava questo (affronto), oltre all'essere schiavo. Li aiutava però il (loro) senso del pudore e del decoro: infatti, o venivano presto liberati, o rimanevano presso chi li aveva acquistati, tenuti in (grande) considerazione. Alcuni poi si salvarono anche grazie ad Euripide. Infatti, a quanto pare, fra quelli al di fuori della Grecia, i Siciliani erano particolarmente sensibili alla sua musa, e poiché coloro che arrivavano (in Sicilia) portavano ogni volta piccoli brani e saggi (della sua poesia), imparandoli a memoria se li trasmettevano con amore gli uni agli altri. Dicono che allora appunto parecchi dei superstiti, (tornati) in patria, salutarono Euripide con affetto, e alcuni raccontarono che erano stati liberati dalla schiavitù dopo avere insegnato tutto ciò che ricordavano a memoria delle sue poesie, altri che, mentre vagavano dopo la battaglia, avevano ricevuto cibo ed acqua dopo aver cantato (qualcuna) delle sue melodie. Non bisogna dunque stupirsi del fatto che dicano che (i Siracusani) sulle prime non accolsero i Caunii, quando una (loro) nave si avvicinò al porto (di Siracusa) inseguita dai pirati, anzi (li) respinsero, ma poi, quando chiesero (ai Caunii) se conoscessero canti di Euripide, e quelli risposero (di sì), a quel punto fecero entrare la nave e (la) accompagnarono in (porto).
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MORTE DI ALCIBIADE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Traduzione dal libro Metis 2
Qui trovi quella di greco nuova edizione
INIZIO: ο λυσανδρος επεμψε προς τον φαρναβοζον αλκιβιαδην αναρειν κελευων FINE: περοβαλουσα και περικαλυψασα χιτοσκοις εκ των καροντων εκηδευσε λαμπρως και φιλοτιμως
Quando dunque Lisandro mandò a Farnabazo l'ordine di "passare all'azione, e questi ne affidò l'esecuzione a suo fratello Bagaio e allo zio Susamitre, Alcibiade si trovava in una villaggio di Frigia, e aveva con sé l'etera Timandra. Egli ebbe in sogno questa visione: gli sembrava di indossare la veste dell'etera, mentre ella, tenendo tra le braccia la testa di lui, gli truccava e incipriava il viso, come fosse di una donna. Altri dicono che in sogno vide Bagaio che gli tagliava la testa e gli bruciava il corpo. Si dice che il sogno non precedette di molto la morte. Coloro che erano stati mandati per ucciderlo, non ebbero l'ardire di entrare nella casa, ma si disposero tutt'at-torno, e le diedero fuoco. Quando Alcibiade se ne accorse, raccolta la maggior parte delle vesti e delle coperte, le buttò sul fuoco, e avvoltosi la clamide sulla sinistra, tenendo con la destra il pugnale, si buttò fuori, non toccato dalle fiamme che non si appiccarono alle vesti; al suo apparire i barbari si volsero in fuga. Nessuno infatti gli si parò di fronte o venne alle mani con lui; lo colpirono da lontano, con giavellotti e frecce. Così egli cadde, e quando i barbari se ne furono andati, Timandra raccolse la spoglia, la coprì e avvolse con le sue vesti, e spendendo del suo le diede una sepoltura accurata e fastosa.
Morte di Alcibiade versione greco libro Alfabetagrammata
Come, dunque, Lisandro manda a Farnabazo l'ordine di fare ciò (lett. "ordinando di fare queste cose"; ), egli, allora, ordina al fratello Bageo e allo zio Suzamitre l'azione; allora, Alcibiade vive per caso in un villaggio della Frigia, avendo insieme con lui con l'etera Timandra. Quelli che vengono inviati contro di lui non osano avvicinarsi, ma stando intorno alla casa accendono il fuoco. Alcibiade, quando se ne accorge, raccogliendo insieme la maggior parte dei mantelli e delle coperte, le getta sul fuoco, poi, avvolgendo il suo clamide intorno alla mano sinistra, ed estraendo con la destra il pugnale, balza fuori dal fuoco sano e salvo, prima che i mantelli si brucino, e quando viene visto dai barbari li annienta. Nessuno, infatti, lo sovrasta né si scontra in duello ma stando lontani, gettano giavellotti e frecce. Così, quando egli muore e i barbari si allontanano, Timandra solleva il defunto e avvolgendolo con le sue piccole vesti, lo seppellisce in maniera splendida e onorevole in base alle circostanze presenti. Dicono che questa è la morte di Alcibiade, desiderata da Lisandro a causa dell'acutezza e della straordinaria inclinazione a compiere grandi cose di quell'uomo.
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MORTE DI ARCHIMEDE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Astrea
TRADUZIONE
Afflisse Marcello soprattutto la disgrazia di Archimede. Infatti questo si trovò a osservare qualcosa su un disegno geometrico nel modo che gli era solito e, dedicando sia l’attenzione che lo sguardo all’osservazione, non si accorse né dell’attacco dei Romani né della presa della città; quindi, anche se un soldato si era rivolto a lui e lo aveva esortato a seguirlo da Marcello, non voleva farlo prima di aver risolto il problema e di aver dato la dimostrazione; quello, adiratosi ed estratta la spada, lo uccise. Altri dunque dicono che il Romano armato di spada si mise subito ad ucciderlo, ma sebbene Archimede lo pregasse di ottenere un po’ di tempo in più poiché vedeva che ne aveva bisogno per non abbandonare incompiuto e irrisolto, quello, non curandosene, lo uccise.
Si concorda dunque sul fatto che Marcello si addolorò e allontanò l’assassino dell’uomo come un maledetto, e che, trovati i familiari (di Archimede) li onorò.