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I ROMANI SOTTOMETTONO LATINI E ALBANI
VERSIONE DI GRECO di Strabone
TRADUZIONE dal libro Verso Itaca
Inizio: οι λατινοι κατ' αρχας μεν ησαν ολιγοι...
Fine: ...τινες δε και ηυξηθησαν δια την ευνονιαν.
TRADUZIONE
I latini all'inizio erano pochi e i più non tenevano conto dei Romani: successivamente, spaventati per la virtù di Romolo e, dopo di quello, dei re, furono tutti sudditi. Abbattuti gli Equi, i Volsci e gli Ernici e, ancora dopo, i Rutuli e gli Aborigeni, fu attribuita (ai romani) tutta la terra di questi. Gli Albani e i Latini all'inizio erano d'accordo con i Romani, in quanto avevano la stessa lingua. Per caso ciascuno dei due (popoli) era governato differentemente: c'erano nozze tra gli uni e gli altri e ad Albalonga, c'erano gli stessi templi, ma anche la stessa politica: poi Albalonga fu (completamente) distrutta, eccetto il tempio, i cittadini Albani furono contati tra i Romani. E alcuni delle altre città dipendenti furono uccisi, altri, se avevano disobbedito, furono umiliati, alcuni furono esaltati per un' affezione particolare
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LA STATUA DI ZEUS AD OLIMPIA
VERSIONE DI GRECO di Strabone
TRADUZIONE
Più grande di questa appare la statua di Zeus, che fidia l’ateniese (figlio) di Carmide aveva fatto di avorio, tanto grande per dimensioni, che sebbene il tempio fosse grandissimo sembrava che l’artista avesse sbagliato le proporzioni facendolo seduto, raggiungendo pressapoco con la testa il tetto così che lo faceva apparire, se alzandosi fosse stato diritto (come se) aprisse il tempio. Alcuni scrissero le misure della statuae Calimaco ne parlò in un giambo. Papaino il geografo aveva fatto molte cose con Fidia. Essendo nipote e collaboratore di quello per l’abbelimento del tempio con i colori e soprattutto del vestito. Molti sia scrittori sia ammiratori mostrano le opere di quello riguardo il tempio. Ricordano di Fidia il fatto che disse a Papaino che gli chiedeva a quale modello si era ispirato per ritrarre l’immagine di quello, che si era ispirato a quella descritta da queste parole di Omero: “Il Croride annuì con i neri sopraccigli, le chiome d’ambrosia del re ondeggiarono dal capo imortale, sconvolse il grande Olimpo
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MESSENE E CORINTO
VERSIONE DI GRECO di Strabone
TRADUZIONE
La città dei Messeni conviene a Corinto; sovrasta infatti l'una e l'altra città un monte elevato e scosceso circondato da mura comuni in maniera tale da essere utilizzate da (come) acropoli, l'una chiamata Itame, l'altra Acrocorinto; sicchè Demetro di Faro sembra parlare in modo familiare a Filippo suo figlio, esortandolo ad impadronirsi di entrambe queste città desiderando il Peloponneso: disse chiamando corna Itame e Acrocorinto, mucca il Peloponneso. Tuttavia a causa di questa posizione favorevole queste città sono diventate contese. Corinto dunque abbatté i romani e poi li scacciò indietro. Messene invece la distrussero i Lacedemoni, poi la ripresero i Tebani e dopoFilippo figlio di Aminta : le acropoli rimasero disabitate.
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NAPOLI
VERSIONE DI GRECO di Strabone
Inizio: Μετα δε Δικαιαρχειαν εστι Νεαπολις Κυμαιων ...
TRADUZIONE
Dopo Dicearchia c’è Neapolis, città dei Cumani; (più tardi ricevette anche una colonia calcidese ed alcuni coloni da Pitecusa e da Atene, e per questo fu chiamata Neapolis). Viene indicata sul posto la tomba di una delle Sirene, Partenope, e vi si tiene un agone ginnico, secondo un antico oracolo. Gli abitanti, divisisi poi in due fazioni rivali, accolsero come coloni alcuni dei Campani e furono obbligati a trattare da amici i nemici, poiché erano diventati nemici dei propri amici. I nomi dei demarchi sono indicativi in proposito, essendo i primi greci, quelli successivi campani misti a greci. Numerosissime tracce del modo di vivere greco si sono mantenute là, così come i ginnasi, le efebie, le fratrie ed i nomi greci, sebbene la popolazione sia romana. Ai giorni nostri hanno luogo ogni cinque anni, in questa città, dei giochi sacri comprendenti gare di musica e di ginnastica, che durano più giorni e che sono degni di rivaleggiare con le feste più celebri della Grecia. C’è anche una galleria sotterranea, scavata nella montagna fra Dicearchia e Neapolis, eseguita come quella di Cuma, e vi è stata aperta una strada, per un tragitto di molti stadi, larga abbastanza da permettere a due carri che vanno in direzioni opposte di passare insieme; inoltre, grazie a delle aperture che sono state tagliate in più parti, la luce del giorno si espande dalla superficie della montagna molto in profondità. Anche Neapolis possiede getti di acque calde e stabilimenti balneari non inferiori a quelli di Baia, ma meno frequentati; là infatti, accanto a Baia, è sorta un’altra città che sta alla pari con Dicearchia, dal momento che, uno dopo l’altro, sono stati costruiti molti palazzi. A Neapolis diffondono il modo di vivere greco quelli che da Roma si ritirano qui per trovare tranquillità
Vi sono stati costruiti palazzi attaccati gli uni agli altri, in un continuo susseguirsi. Di converso, l’afflusso a Napoli di coloro che la prediligono per la sua tranquillità e perché la loro età o la loro debolezza li porta a desiderare una vita serena, dopo aver svolto a Roma l’insegnamento o altro mestiere, porta e sviluppa in questa città le abitudini greche. E anche molti Romani, avvinti da questo genere di vita e vedendo che molti vi si sono stabiliti per il gusto delle medesime abitudini, vi soggiornano con piacere e decidono a loro volta di trascorrervi la loro vita.
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ROMA E GLI ETRUSCHI
VERSIONE DI GRECO di Strabone
TRADUZIONE dal libro Oi Ellenes
TRADUZIONE
Dopo la fondazione di Roma Demarato giunge con il popolo da Corinto e avendo i Tarquini accolto, genera Lucumone da una donna locale. Divenuto amico di Anco Marzio, re dei romani, costui regnò e cambiò il suo nome in quello di Lucio Tarquinio Prisco. Lui e il padre abbellirono dunque Etruria, l'uno per l'abbondanza degli artisti provenienti da casa, l'altro per le risorse di Roma. Si dice anche che l'insegna trionfale e quella dei consoli e, in generale degli arconti, sia stata trasportata quì da Tarquinia e i fasci, le asce, le trombe, i riti sacrificali, la divinazione e la musica, di quanto si servano i romani nelle manifestazioni pubbliche.