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Cum Nioba septem filias et septem filios haberet, mater ..et sagittis in conspectu miserae matris trucidant.
Avendo Niobe sette figlie e sette figli, come madre si insuperbiva scioccamente del numero e della bellezza dei suoi figli, ma la sua superbia fu causa di un dolore infinito per lei e per i suoi poveri figli. Una volta infatti i sacerdoti di Tebe preparavano con grande devozione solenni sacrifici a Latona, madre di Apollo e Diana. Allora Niobe, osservando tanta solennità, mossa dalla sua superbia, esclamò: “Perché immolate tante vittime alla madre di due figli? Io ho generato quattordici figli; anche io sono di stirpe divina, come Latona, perché mio padre Tantalo è figlio di Giove”. ...(continua)
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Quintus Fabius Maximus, cum per aliquot menses aegrotavisset, tandem decessit....Deinde cineres in urna eburnea condiderunt et in sepulcro posuerunt.
Dopo che era stato ammalato per alcuni mesi, Quinto Fabio Massimo alla fine morì. Tutta la famiglia scoppiò in lacrime e tutte le donne gridarono per il dolore con grandi grida nella stanza da letto del morto. I servi allestirono quindi l’atrio e deposero il morto nel letto funebre. Dopo pochi giorni i vicini e gli amici ed una innumerevole moltitudine di cittadini celebrarono il funerale con un grande corteo. Nessuno durante (=in) il funerale trattenne le lacrime. I servi recavano dinanzi al feretro le immagini degli antenati, dopo sfilavano le prefiche ed i suonatori di flauto. Il corteo fece sosta nel foro dinanzi ai Rostri, dove il più insigne del senato recitò l’elogio funebre. Dopo l’orazione il corteo avanzò oltre le mura verso il rogo...(CONTINUA)
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Mercator, cum in remotas regiones migravisset ut mercaturas suas faceret,... cum his (queste) verbis: «Nuper in mea epistula parva res omissa est: crus nautae ligneum erat».
Un mercante, poiché era migrato in regioni remote per svolgere i suoi mercanteggi, scrisse così ad un amico suo: “Ci fu data dagli dei una navigazione favorevole navigazione, ma ad un mio marinaio capitò un male, poiché egli cadde nella sentina e la sua gamba si fratturò. Però la tibia è stata sanata con un piccolo bastone con il lino e con la pece ed il marinaio dopo un'ora sola ha potuto camminare con la sua solita andatura”. Poiché l’amico si era molto meravigliato ed era andato da un medico, mostrò la missiva, ma nessuna spiegazione fu trovata dal medico a tanto miracoloso. Alla fine disse così: “Certamente con una occulta energia nel lino e nella pece la carne delle gambe si riforma e le ossa sono riparate”.
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Quis ignorat urbis Athenarum arcem, quam “Acropolim” Graeci appellabant,.... quendam quasi divinum metum conciperent.
Chi ignora la rocca della città di Atene, che i Greci denominavano “Acropoli”, nome che significa “Città alta”? I cittadini l’avevano circondata di solide mura perché potessero difendere la rocca se qualche nemico avesse invaso la città. Dentro le mura artisti bravissimi avevano costruito templi le cui colonne marmoree e splendenti di colore diverso i cittadini potevano ammirare dalla città. Il più straordinario dei templi fu il Partenone, che era consacrato a Minerva, protettrice di Atene. Per costruirlo fornì l'opera una grande folla di costruttori e schiavi dei quali cui era a capo Fidia,...(continua)
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Oportet sine querella mortalitati nostrae tributa pendere. Nihil .... Quare impigri atque alacres naturae imperia excipiamus nec deseramus hunc providentiae divinae cursum.
Bisogna pagare i tributi senza lagnarsi della nostra condizione mortale. E non bisogna meravigliarsi di quei vincoli che la natura ha regolato, per i quali noi siamo nati: infatti nessuno deve lagnarsi di quelle cose che sono comuni a tutti i mortali. L'inverno porterà il freddo: si dovrà tollerare il freddo. L'estate porta il caldo: si deve sopportare il caldo. Le intemperie del cielo mettono alla prova la nostra salute: bisogna ammalarsi. Magari potessimo mutare questa condizione!