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Graecos cum per decem annos Troiam oppugnare frusta conati essent monitu Minervae equum ligneum mirae magnitudinis, in quo milites includerentur,... et, a ventres eius egressi, portas commilitonibus suis aperuerunt.
I Greci per dieci anni essendosi sforzati inutilmente di espugnare Troia, si tramanda che sotto suggerimento di Minerva costruirono un cavallo di legno di straordinaria grandezza, in cui sarebbero stati rinchiusi i soldati. Sui suoi fianchi scrissero i Danai offrono questo dono a Minerva e si nascosero con la flotta nell'isola di Tenedo. I Troiani non appena videro il cavallo, pensarono che i Greci se ne fossero andati, ma Laocoonte, sacerdote di Apollo, sospettando l'inganno di Ulisse, li esortava a gettare la costruzione in mare o a bruciarla. Tuttavia i cittadini non gli obbedirono e Priamo ordinò di condurre in città la straordinaria opera e e di deporla sulla rocca dinanzi all'immagine di Minerva. Ma non appena giunse la notte, mentre tutti dormivano, i soldati aprirono i lati del cavallo e, dopo essere usciti dal suo ventre, aprirono le porte ai loro commilitoni. (Traduzione by Maria D.)
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Lacedaemonii, cum vidissent Epaminondam, Thebanorum regem in proelium irruere...Quod cum audivisset "Satis - inquit - vixi" atque ferrum ex vulnere detraxit et in suo sanguine iacuit.
Gli Spartani, dopo che ebbero visto che Epaminonda, re dei Tebani, precipitarsi in battaglia, poiché avevano supposto che la sorte di tutta la guerra e la salvezza della patria era riposta nella sua morte, fecero tutti insieme un assalto su di lui, fino al momento in cui il re, colpito a distanza da un giavellotto, cadde, dopo che molti, da una parte e dall’altra, erano stati feriti oppure uccisi. Per questo fatto, un po' l’assalto dei Tebani fu domato, ma presto si ricominciò una battaglia più aspra. Ma Epaminonda, essendosi accorto che la sua ferita era mortale, non volle tuttavia estrarre l'asta dalla ferita,...(CONTINUA)
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Alessandro non era figlio di Giove
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Hamilcar Carthaginem venit et rem publicam in extremo discrimine repperit. ... reddidit ut nullum in universa Africa bellum per multos annos fuerit.
Amilcare arrivò a Cartagine e scoprì una situazione in estremo pericolo. Infatti per la lunga durata dei mali esterni divampò così tanto la guerra civile che mai Cartagine era stata in un pericolo simile. In un primo momento i soldati mercenari, che erano stati contro i Romani si ribellarono, devastarono tutta l’Africa ed assediarono Cartagine stessa. I Cartaginesi furono così terrorizzati che chiesero aiuto anche ai Romani che ottennero a fatica. Ma ben presto, quando furono arrivati del tutto alla disperazione, nominarono Amilcare capo comandante. Costuif non solo allontanò i nemici dalle mura di Cartagine, ma li spinse anche in località così diffiicili che parecchi morirono più per fame che con le armi. Restituì a Cartagine tutte la città, anche Utica ed Ippona le più importanti di tutta l’Africa. Alla fine restituì così tanta pace che in tutta l’Africa per molti anni non vi fu (più) nessuna guerra.
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Socrates, in quo maxima sapientia et virtus inerant, exemplo et praceptis suis maxime civitati suae profuit... Quare nonnulli cives philosophum ad iudices, qui tribunali praeerant, deduxerunt et impietatis accusaverunt
Socrate, nel quale erano presenti la più grande sapienza e (la più grande virtù) virtù, fu moltissimo utile alla sua città con l’esempio e con i suoi insegnamenti. Non si allontanò mai dalla città di Atene nella quale era nato, ma trascorse sempre la (sua) vita in essa (nella città) per essere utile ai suoi cittadini. Con le sue parole mostrava quanto nuocessero agli uomini le passioni ed i vizi e quanta saggezza ci fosse negli onesti costumi. Con questi insegnamenti e questo esempio di vita aiutava i suoi coetanei. Tuttavia era odiato da molti perché disapprovava i loro vizi. Perciò alcuni cittadini consegnarono il filosofo ai giudici che erano presenti in tribunale e lo accusarono di empietà.