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Mirabili dicendi calliditate usus est Tarentinus quidam in respondendo ad insidiosas Pyrrhi quaestiones....Tanta sagacitate delectatus, rex subrisit et propositum urbis puniendae omisit.
Un certo tarantino usò un'ammirevole astuzia nel rispondere alle argomentazioni insidiose di Pirro. Infatti i Tarantini, dato che erano in procinto di muovere guerra contro i Romani, avevano inviato i legati a chiedere l'aiuto di quel re. Costui trasportò il proprio esercito in Italia, più con la speranza di dominare che con l'intenzione di proteggere il tarantino. E così i tarantini, commiserando la loro sorte, utilizzavano le lamentele più sfrenate contro il re. Una volta alcuni convitati, che bevendo molto vino si erano ubriacati, cominciarono a lamentarsi senza alcun ritegno, disapprovando la perfidia del re e della propria milizia. saputa tale notizia, il re, che era più predisposto ad arrabbiarsi, fece chiamare uno dei commensali e e gli chiese se fossero vere quelle notizie che gli erano giunte alle orecchie. Costui, per placare l'ira del re,utilizzò la scaltrezza e scherzando liberò dal pericolo se stesso ed i suoi compagni: disse "tra il mangiare ed il bere diciamo molte parole offensive contro di te ed eravamo in procinto di dirne parecchie, ma ci venne a mancare il vino". divertito da tanta sagacità, il re sorrise ed abbandonò il proposito di punire la città. (by Maria D.)
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Apud Platonem est ut omnem morem Lacedaemoniorum inflammatum esse,... Facillime enim ad res iniustas gloriae cupiditate impellitur ut quisque altissimo animo est.(da Cicerone)
Presso Platone noi leggiamo che ogni costume degli Spartani era infiammato dalla bramosia di vincere così che ciascuno che si distingueva per grandezza dell'animo, voleva sopratutto essere il più insigne di tutti. Tuttavia è difficile, quando desideri essere superiore a tutti, mantenere la moderzione, che è la caratteristica più grande della giustizia. Da ciò deriva che non sopportano di essere battuti né in un diverbio né in un giudizio legale e che nello stato ci siano parecchi faziosi che ottengono grandissime ricchezze e siano superiori con la forza, piuttosto che eguali per la giustizia. Ma quanto è più difficile mantenere l’equità, tanto più è bellissimo. Perciò sono da ritenersi forti e magnanimi non coloro che commettono un’ingiustizia, ma quelli che la impediscono. Al contrario la vera e saggia grandezza d’animo giudica onesto ciò che segue la natura prima di tutto, posto nelle azioni, non nella gloria e che preferisce essere il migliore piuttosto che sembrarlo....(continua)
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Illa promissa servanda non sunt, quae non sunt iis ipsis utilia, quibus illa promiseris....Sic multa, quae honesta natura esse videntur, temporibus fiunt minus honesta.
Non devono essere mantenute quelle che non sono utili a quelli stessi ai quali le hai promesse. Il sole disse al figlio Fetonte che lui avrebbe eseguito qualsiasi cosa avesse desiderato. Desiderò di essere preso a bordo sul carro del padre: fu fatto salire. E lui, prima che si mettesse a sedere, bruciò colpito da un fulmine. Quanto sarebbe stato meglio a questo punto, che la promessa del padre non fosse stata mantenuta! E che dire di Agamennone? Non è forse vero che avendo dedicato a Diana la cosa più bella che fosse nata nel suo regno quell’anno, immolò la figlia Ifigenia, della quale certamente nulla era nato di più bello in quell’anno? Non si doveva fare la promessa piuttosto che commettere un delitto così orrendo.Quindi sia le promesse non sempre si devono fare, sia non sempre si devono restituire le cose lasciate in deposito. Se qualcuno, sano di mente, ti avesse affidato una spada e la reclami mentre impazzisce, sarebbe un errore restituirla, sarebbe un dovere non renderla. E che altro? Se colui che avesse depositato presso di te denaro, dichiarasse guerra alla patria, forse tu restituiresti ciò che ti è stato affidato?
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Aquila in nemore catulos ex vulpis cubili rapuerat et in nidum suum, in celsa rupe positum, ... ne pulli sui atroci nece perirent.
Un’aquila in una foresta aveva portato via i cuccioli dalla tana di una volpe e li aveva portati nel suo nido, posto su un’alta rupe, per nutrire i suoi aquilotti con la loro carne. La volpe, arrivata alla rupe, supplicava con flebile voce l’aquila perché i suoi cuccioli non fossero cibo per gli aquilotti, ma fossero restituiti alla madre. Tuttavia l’aquila per nulla commossa e stando al sicuro, osservando dall’alto la povera madre, sfidò il suo dolore. Allora la volpe spinta dalla disperazione, avendo sottratto una fiaccola fiammeggiante dall’altare di un tempio, cominciò a incendiare gli arbusti che circondavano la rupe e nascondevano il nido....(continua)
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Ulixes, Troia delecta rediens in patriam, naufragio facto....Procis occisis, Minerva adiuvante, regnum suum recuperavit.
Ulisse, distrutta Troia mentre ritornava in Patria, avvenuto un naufragio e perduti i compagni, nuota fino all'isola, dove abitava Calipso figlia di Atlante. Ella, attratta dalla forza e dalla fama di Ulisse, desiderava averlo per sempre con sé, ma Mercurio, per ordine di Giove, ordina alla ninfa di lasciarlo andare. Allora, fabbricata una zattera, Calipso, equipaggiato di tutte le cose necessarie per il sostentamento, lo lascia andare, ma Nettuno disperse la zattera, perché¨ Ulisse aveva strappato l'occhio al ciclope, suo figlio. Da la fu spinto dai flutti nell'isola dei Feaci, dove Nausica, figlia del re Alcinoo, mossa dalla misericordia, copriva (copre) costui che era nudo con il proprio pallio e lo condusse presso il padre. Costui, dopo che lo accolse con cortese ospitalità, lo lascia andare in patria, ornato di doni....(CONTINUA)