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Tempus erat, quo prima quies incipit mortalibus aegris et, dono divum, serpit gratissima. In somnis ecce ante oculos...«Heu, fuge, teque his eripe flammis. Hostis habet muros, Troia ruit ab alto culmine. Si Pergama defendi possent, hac dextera defensa essent».
Era il tempo in cui comincia un primo sonno per i mortali stanchi e, per dono degli dei, si diffonde assai gradito (riferito al sonno quĭēs, quietis femminile). In sogno ecco davanti agli occhi mi apparve Ettore, assai triste, che spargeva una grande abbondanza di lacrime, trascinato dalla biga di Achille e sporco di polvere. Ahimè! Com’era, quanto mutato da quell’Ettore che faceva ritorno dalla battaglia adorno delle spoglie di Achille o che aveva appena lanciato il fuoco alle navi dei Danai/Greci, portando una barba incolta ed i capelli rappresi di sangue, mostrando quelle ferite che ricevette in gran numero intorno alle patrie mura. Piangendo io mi rivolgevo a lui, esponendo tristi parole: “O luce della Dardania, o speranza fedelissima dei Teucri, da quali paesi vieni? Quale causa deturpò il volto sereno? Perché distinguo queste ferite?”. Egli non rispose nulla a queste (parole), ma, tirando fuori con sofferenza un sospiro dal profondo petto (disse): “Ohimè, fuggi, e sottraiti da queste fiamme. Il nemico occupa le mura, Troia cade da un'alta cima. Se Pergamo (=la rocca di Troia) poteva essere difesa, sarebbe stata difesa da questa mano destra”.
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Cum Alexander, bellum contra Persas illaturus, Corinthum venisset eoque undique principes Graeciae convenissent gratulantes,...Tantam continentiam et pervicaciam admiratus, Alexander exclamavit: «Nisi Alexander essem, Diogenes esse vellem».
Essendo Alessandro, in procinto di fare guerra ai Persiani, giunse a Corinto e qui da ogni parte i principi della Grecia convennero per congratularsi, e per salutare in lui il comandante di tutta la Grecia, solo Diogene, che casualmente in quel tempo era a Corinto, si curò di lui assai poco. Alessandro attese a lungo invano il filosofo, la cui fama era diffusa in tutta la Grecia; alla fine si recò egli stesso da lui per conoscerlo e lo trovò mentre prendeva il sole. E lui alzò la testa per scorgere chi arrivava. Alessandro lo salutò gentilmente e lo invitò a domandargli quello che desiderava. E lui: “Chiedo solo questo, o re: che ti sposti un po’ dal sole, perché la tua ombra mi da noia”. Ammirando tanta moderazione e fermezza Alessandro esclamò: “Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene”.
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Nunc omnia senatus nostri humanissima et clementissima facta, ut exemplum omnibus, qui civilibus officiis praesunt, ...Tiburi mortuus erat, senatus publico funere sepeliendum esse censuit ut vitae dono honorem sepulturae adiceret.
Ora presumo che siano da riferire tutte le azioni più umane e clementi del nostro senato, quale esempio a tutti quelli che presiedono ad uffici pubblici. Infatti, quando giunsero a Roma gli ambasciatori Cartaginesi per chiedere la pace e riscattare i prigionieri il senato senza indugio decretò che, senza prendere denaro, i giovani fossero da restituire, il numero dei quali fu di 2750. Gli ambasciatori si stupirono così tanto che fosse restituita una tale quantità di prigionieri, ad un prezzo così irrisorio, che fosse dato il perdono di tante offese dei Cartaginesi, da esclamare: “Oh generosità del popolo romano paragonabile alla benevolenza degli dei. Oh nostra ambasceria felice sopra ogni desiderio! Infatti riceviamo un beneficio che non meritavamo”. E neppure è da trascurare il fatto che il Senato decretò che Siface, una volta re della Numidia assai ricco, che era morto in prigionia a Tivoli, fosse tumulato o con un funerale pubblico per aggiungere al dono della vita l’onore della sepoltura.
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Caesar, cum in Britanniam navigare constituisset, in extrema Gallia classem retinuit et Caium Volusenum ....circiter milia passuum septem ab eo loco progressus, in aperto ac plano litore naves constituit.
Cesare, avendo deciso di navigare in Britannia, trattenne la flotta nell'estrema Gallia ed inviò avanti Caio Voluseno con una lunga nave ad esplorare i luoghi. Gli ordinò, una volta esplorate tutte le cose, di far ritorno presso di lui il prima possibile. Egli stesso partì in prossimità dei Morini, perché gli sembrava che da lì sarebbe potuto giungere brevissimamente in Britannia. Si ordinò a tutte le navi d'incontrarsi in quel luogo. Frattanto, conosciuto il progetto di costui, i legati furono inviati, dalle regioni più limitrofe della Britannia, per garantire che avrebbero obbedito al potere del popolo Romano. Si ordinò a costoro di consegnare gli ostaggi. Poi, riunite le navi da carico, quante sembravano essere sufficienti a trasportare due legioni, distribuì le lunghe navi ai legati e ai prefetti. Stabilite tali cose, salpò ed ordinò ai cavalieri di seguirlo. All'incirca alla quarta ora del giorno toccò la Britannia e e qui osservò sui colli più vicini le milizie messe in mostra dei barbari. Le coste di quel luogo non erano ritenute da Cesare idonee ad uscire, perché il mare era così chiuso dalle strettoie dei monti che sembrava che dalle postazioni più elevate non potevano essere lanciati i dardi sulla costa. Per tale motivazione quando gli sembrò opportuno procedere oltre, sollevate le ancore, avanzando all'incirca sette miglia da quel luogo, collocò le navi su una costa piana ed accessibile. (by Maria D.)
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Qui se committit fidei hominis improbi ut ab eo defendatur, dum requirit quomodo salutem adipiscatur, exitium invenit..... Tunc una de superstitibus exclamavit: «Merito plectimur quia non vidimus qualis esset dolus huius improbi regis».
Colui che si affida alla protezione di un uomo disonesto affinché venga da lui difeso mentre cerca in che modo trovare salvezza, incontra la rovina. Poiché uno sparviero non poteva raggiungere le timorose ed indifese colombe, perché con la velocità delle ali evitavano le sue trappole e la morte, quello (ille) prese una decisione fallace, per capire se le poteva prendere con l’inganno. Andò da loro e disse: “Perché trascorrete una vita piena di ansia poiché nessuno vi protegge? Perché non mi prendete come re affinché io vi difenda da tutti i pericoli e agguati?”. Quelle stupide prestarono fiducia alle ingannevoli parole e si affidarono allo sparviero. Questo, quando fu eletto re, iniziò ad esercitare il potere con artigli rapaci e divorò le sventurate una ad una. Allora una delle superstiti esclamò: “Veniamo punite meritatamente perché non capimmo quale fosse l’inganno di questo disonesto re.