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Cum hostes iam proelium commissuri essent, multa uno tempore Caesari agenda erant: ... diligentia non mediŏcris adhibenda erat ne in hostium insidias inciderentur.
Proprio quando i nemici stavano per intraprendere la battaglia, Cesare doveva fare molte cose contemporaneamente: occorreva innalzare il vessillo, che era il segnale di correre alle armi (lett. : "affinché si corresse alle armi"); bisognava richiamare le navi, che erano andate oltre; era necessario schierare la flotta per la battaglia, esortare i soldati e dare il segnale [di guerra] con la tromba. A queste difficoltà erano due i fattori (lett. : "le cose") di vantaggio: la conoscenza e l'esperienza dei soldati che, quando si doveva ricorrere (lett. : "andare") alle armi, non aspettavano ulteriormente l'ordine del comandante, ma avevano intenzione di eseguire da sè stessi tutti i compiti (lett. : "le cose"). Allora anche i soldati dovevano fare contemporaneamente tutte le operazioni (lett. : "le cose"): dovevano saltare giù dalle navi, rimanere in piedi tra le onde e combattere con i nemici. Infatti, quando erano destinati ad intraprendere il combattimento in posizioni sfavorevoli, si doveva prestare attenzione non indifferente (lett. : "mediocre") per non cadere nelle insidie dei nemici. (by ilmurettodipaolo)
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Cum mater Alexandri Olympias confessa esset viro suo Philippo se non ex eo sed ex serpente ingentis magnitudinis...Responderunt patrem suum nec interfici posse nec mori, cum deus esset, sed tamen Philippi regis plene peractam esse ultionem.
Avendo la madre di Alessandro confessato al marito suo Filippo che lei non aveva concepito da lui Alessandro, ma da un serpente di enormi dimensioni, si era divulgata la voce che egli non fosse figlio di Filippo, ma di Giove. Per questo motivo Filippo quasi all’ultimo tempo della sua vita aveva rinunciato al divorzio da Olimpiade. Quindi Alessandro quando Filippo fu ucciso da alcuni sicari, poiché voleva prendere l'origine di divinità, decise di consultare l’oracolo di Ammone per ascolare da lui di chi fosse il figlio e quale sarebbe la sua futura sorte. Però prima però attraverso i suoi ministri inviati in avanti aveva istruito i responsabili del tempio su cosa voleva che a lui fosse risposto. Subito i responsabili lo salutarono mentre nel tempio come figlio di Ammone. Poi egli domandò se gli assassini di suo padre non fossero meritevoli di una pena consona. Risposero che suo padre non poteva né essere ucciso né morire, perché era un dio, ma che comunque poteva essere totalmente compiuta la vendetta per il re Filippo
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Finitima Hyrcaniae erat gens Amazonum, circa Thermodonta amnem incolentium campos. Reginam habebant Thalestrin, ...Ceterum, interrogata quid petere vellet, regina haud dubitavit fateri se solum spectaturam regem venisse.
Vi era la popolazione delle Amazzoni confinante con l’Ircania. che abitavano i territori intorno al fiume Termodonte. Avevano come regina Talestri, che dominava su tutti coloro che abitavano tra il monte Caucaso ed il fiume Fasi. Questa, desiderando vedere Alessandro, uscì dai confini del suo regna e, poiché era non molto lontana, mandò innanzi ambasciatori che annunciassero che arrivava la regina. Subito dopo, essendo stato dato il permesso di venire avanti, avanzò con trecento donne ed ordinò ai rimanenti di restare fermi. E quando per la prima volta fu al cospetto del re, saltò giù da cavallo da sola, portando due lance nella mano destra. Talestri osservava il re senza timore in volto, esaminando la complessione fisica e la statura di lui: infatti presso tutti i barbari esiste il rispetto per la maestà della figura e loro ritengono capaci di grandi cose solo coloro ai quali la natura ha donato un aspetto straordinario. Tuttavia, interrogata su cosa volesse chiedere, la regina non esitò ad affermare che lei era venuta solamente per vedere il re.
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Achilles, circa muros Troiae bellum gerens, Polyxenam visam adamavit et in condicionibus pacis eam sibi in matrimonium postulavit. ... Ad tumulum Achillis igitur admota, manu Pyrrhi occisa est.
Achille, mentre faceva la guerra intorno alle mura di Troia, vista Polissena si innamorò e la richiese in moglie in condizioni di pace. Altri dicono che ella fosse stata desiderata fortemente da Achille, quando venne con il padre per recuperare il corpo di Ettore. Avendola i Troiani promessa, Paride la nascose dietro la statua di Apollo e ferì con una freccia Achille che veniva a prenderla in moglie. Allora Achille mentre moriva chiese che dopo che Troia fosse stata sconfitta, Polissena fosse immolata presso il suo sepolcro: Pirro soddisfece questo desiderio. Altra versione è questa: i Greci vincitori, in procinto di ritornare in patria, udirono dalla tomba di Achille la voce dell’eroe che si lamentava che a lui solo non avevano assegnato alcuna preda. Interrogato su ciò l’indovino Calcante sentenziò che Polissena, che Achille aveva prediletta da vivo, fosse sacrificata ai suoi Mani. Condotta quindi alla tomba di Achille, venne uccisa dalla mano di Pirro.
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Iter simul faciebant muli duo, cum domino suo.... me pauperem despexerunt latrones, nihil mihi rapuerunt, neque ullum vulnus accepi». Nam pauperes plerumque quieti vivunt, quia nemo res eorum desiderat.
Due muli facevano la stessa strada, con il loro padrone. I loro dorsi erano gravati da pesanti fardelli. Uno portava sul dorso ceste colme di denaro, l’altro portava sacchi colmi di comune orzo. Quello, superbo per il suo carico, procedeva a testa alta e scuoteva con il collo un sonoro campanello che annunciava il suo arrivo; il suo compagno procedeva dietro con un passo tranquillo. Improvvisamente dei briganti si slanciano fuori da una trappola: assaltano il mulo che trasportava il denaro, avidi della sua ricchezza, lo massacrano di ferite e gli portano via il denaro. Si disinteressano per altro dell'orzo comune e lasciano illeso l’altro mulo. Poiché il mulo che i briganti avevano derubato ed avevano gravemente ferito si lamentava, l’altro disse: “Mi ha salvato il mio umile carico; i briganti hanno disprezzato me, povero, non mi hanno portato via nulla, né ho ricevuto alcuna ferita”. Infatti i poveri per lo più vivono tranquilli, poiché nessuno desidera le loro cose.