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Cum bellum inter Lacedaemonios et Athenienses longius esset, hi legatos ad Apollinem Delphicum miserunt ut deum de belli exitu interrogarent.... cum de victoria desperarent, ab Attica recesserunt et in suos fines reverterunt.
Essendo la guerra tra gli spartani e gli Ateniesi più lunga, questi ultimi inviarono ambasciatori ad Apollo Delfico per interrogare il dio sull’esito della guerra. A loro che chiedevano Apollo rispose: “Sarete i vincitori se i nemici uccideranno il vostro re”. Quando gli spartani conobbero questo responso, ordinarono alle proprie truppe di non uccidere il re degli Ateniesi. Ma Codro votò se stesso a morte volontaria perché la patria fosse salva ed i suoi risultassero vincitori. Perciò, deposta la veste regale ed indossatane una dimessa, si insinuò di nascosto nell’accampamento dei nemici ed uccise uno dei loro soldati. Quando gli spartani seppero ciò, uccisero Codro, per loro uno sconosciuto. Quando queste notizie arrivarono alle orecchie degli Ateniesi, subito richiesero il corpo del loro re. Solo allora gli spartani conobbero la verità e, memori della profezia, disperando della vittoria, si ritirarono dall’Attica e rientrarono nei loro confini.
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Cum Antigonus seditione populi clausus in regia teneretur, in publicum sine satellitibus procedit et, proiectis... recusavit donec auctores seditionis ad supplicium traditi sunt. Quos tamen iussit liberos dimitti.
Quando Antigono veniva tenuto rinchiuso nella reggia dall'insurrezione del popolo, andò nel pubblico senza scorta e, lanciati sul il popolo diadema e porpora, arringò (adloquor) così i rivoltosi: “Queste insegne dateli ad un altro al quale non vi dispiaccia essere agli ordini. Non mi sfugge che questo regno è pieno non di gioie, ma di fatiche e pericoli”. Ricorda poi i suoi benefici verso i Macedoni: in che modo per mezzo di lui gli alleati, che si erano allontanati, fossero stati richiamati alla fedeltà; in che modo egli avesse imprigionato i Tessali ribelli; in che modo avesse difeso la dignità dei Macedoni ed avesse ricevuto in dono dagli stessi cittadini diadema e corona. “Se", disse "siete scontenti di quei benefici, io sono pronto a deporre il comando e a restituire l'incarico che mi è stato donato. Cercate di trovare per voi un altro re, al quale possiate dare comandi, non riceverne”. Benché il popolo si vergognò e (benchè) tutti lo pregassero di riprendere il regno, rifiutò finché gli autori dell'insurrezione non furono mandati al supplizio. Tuttavia ordinò che quelli fossero perdonati.
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Lucius Aemilius Paulus principio veris in Ligures Ingaunos exercitum induxit eos coercendi causa. Ubi in hostium finibus castra posuit,...cum hostes ab oppugnando recesserunt.
Lucio Emilio Paolo all’inizio della primavera condusse l’esercito contro gli Ingauni Liguri, per trattenerli. Quando collocò l’accampamento nei confini dei nemici, degli ambasciatori andarono da lui — con l’apparenza di chiedere pace — ma in realtà [andarono] per spiare l’accampamento dei nemici. Poiché Paolo negava che li sarebbe stata data la pace a meno che non si arrendessero, chiedevano che li venisse data una tregua di dieci giorni, per convincere la loro gente. Durante la tregua, chiedevano anche che i soldati romani non andassero a procurarsi cibo e a far legna oltre i monti vicini, dove vi era la sede dei Liguri. Non appena ottennero ciò, radunato il loro esercito dietro quelli stessi monti, scesero improvvisamente con una grande moltitudine per assediare l’accampamento dei Romani. Si combatté presso le porte dell’accampamento con una così grande forza, che non fu data neanche la possibilità di spiegare le truppe in ordine di battaglie. I Romani, riuniti vicino alle porte, difesero l’accampamento contrastando più che combattendo fino al tramonto del sole, quando i nemici si ritirarono dal combattere.(by ilmurettodipalo)
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In vetere historia rerum Punicarum legimus virum quendam inlustrem de rebus arcanis epistulam mirabili modo scripsisse. ...
Nell'antica storia delle guerre (lett. cose) puniche leggiamo che un uomo di una certa fama illustre aveva scritto una lettera in modo straordinario su argomenti segreti. Dicono infatti che aveva inciso le lettere sul legno, e che dopo aveva spalmato le tavolette con la cera e che come non scritte le aveva mandate ad un suo amico. A questo (amico) aveva annunciato in precedenza che avrebbe fatto ciò. Dopo aver quello raschiato la cera, trovò le lettere incise nel legno. Leggiamo presso gli scrittori greci che un uomo barbaro di nome Isteo adoperò un simile pretesto. Questo quando in Persia presso il re Dario...(non è stato possibile proseguire la traduzione perché ci è stato inviato solo questo testo latino)
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Apud Persas, si Xenophontis verbis credere volumus, quae in libro qui De Cyri institutione nuncupatur,... in quibus opus sit aut viribus validis aut velocitate aut peritia arma gerenda.
Presso i Persiani, se vogliamo credere alle parole di Senofonte, che nel libro che è intitolato l'istituzione di Ciro, scrisse, che alcune tribù combattevano al di là dei confini della patria contro i nemici. Le restanti tribù, che rimanevano in patria, praticavano quelle attività che i fanciulli appresero: saettare e scagliare dardi; combattevano spesso tra loro su queste arti. Di esse vi furono competizioni pubbliche, in cui venivano proposti premi per i gareggianti. Ma In questa tribù moltissimi adolescenti si dimostravano molto esperti forti e soprattutto obbedienti, di questa (tribù) sono lodati dai cittadini non solo i capi, ma anche quelli che istruivano quelli nella fanciullezza. Inoltre i magistrati utilizzavano quegli adolescenti che rimanevano in patria o per ricercare gli uomini malvagi o per inseguire i ladroni o per fare altre cose, in cui c'era bisogno o di valide forze o di velocità o di esperienza nel combattere. (By Maria D.)