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Cum Xeres, Darei Filius, bellum contra Graecos renovavisset ... in freto Salamino exspectavit et mira victoriam totam Graeciam periculo liberavit.
Poiché Serse, figlio di Dario, aveva ripreso la guerra contro i greci con un ingente/enorme esercito e mille navi, il pericolo comune spinse i greci ad unire un'alleanza tra tutte le città. L'esercito degli alleati con lo spartano Leonida occupò gli stretti delle termopili per sostenere l'impeto dei nemici e ritardarlo. Presso le Termopili per molti giorni gli spartani sostennero con forza l'impeto dei persiani; alla fine i barbari, avendo trovato una via nascosta assalirono i greci alle spalle. Quando Leonida Leonida con i suoi trecento cadde in battaglia, l'esercito di Serse irruppe in Attica attraverso le Termopili e giunse ad Atene, dove devastò con un incendio molti templi di dei e case private. ...(CONTINUA)
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Scythae, cum annis octo a coniugibus ob bellum afuissent, ubi domum reverterunt, servile bellum suscipere ... Post haec pax apud Scythas fuit usque ad tempora Ianthyri regis.
Gli Sciiti, dopo essere stati assenti per otto anni dalle mogli a ragione della guerra, quando fecereo ritorno a casa dovettero sostenere una guerra servile. Infatti le loro mogli, stanche della lunga attesa dei mariti, sicure che fossero morti in guerra, sposarono i servi lasciati a guardia degli armenti e quelli con le armi tentarono di tenere lontani i padroni tornati dopo la vittoria quasi fossero stranieri. Allora gli Sciiti, ricordandosi di dover combattere non con nemici ma con schiavi, abbandonate le armi usuali, prepararono verghe e fruste e, venuti in contatto con il nemico, percossero quelli che non se l’aspettavano e li colpirono al punto che vinsero con la paura delle percosse quelli che non avevano potuto sconfiggere con la spada e li costrinsero a prendere la fuga come servi fuggiaschi. ...
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Missus Hannibal in Hispaniam, statim animos militum sibi conciliavit: veteribus militibus in mentem venit Hamilcaris iuvenis: eundem vigorem in vultu vimque in... nulla fides, nulla religio in eo inerat.
Annibale, mandato in Spagna, subito si accattivò gli animi dei soldati; ai veterani tornò in mente Amilcare giovane: vedevano la stessa energia nel volto ed energia negli occhi, il contegno del viso, ed i lineamenti. C'era in lui moltissima audacia nell’intraprendere i pericoli e moltissima prudenza in mezzo agli stessi pericoli. Nessuna fatica poteva sopraffare il suo corpo o vincere il suo coraggio. Era ugualmente resistente al caldo ed il freddo; limitato nella misura del mangiare e del bere al bisogno naturale non alla gola; i tempi della veglia e del sonno non determinati dal giorno e dalla notte; si concedeva riposo nei momenti che rimanevano dall’azione.... (continua)
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Orgetorix, nobilissimus inter Helvetios, suis civibus suaserat ut ex suis finibus exirent...et a Sequanis impetrat ut per fines suos Helvetios transire patiantur.
Orgetorige, il più nobile tra gli Elvezi, aveva convinto i suoi concittadini a varcare i confini del proprio territorio e ad impadronirsi dell’intera Gallia. C' erano due strade attraverso le quali potevano uscire dal loro paese: una per il territorio dei Sequani, l’altra per la provincia romana. Ma, dal momento che Cesare non aveva dato la facoltà di attraversare la provincia, non rimaneva che intraprendere la strada attraverso il territorio dei Sequani, impossibile da seguire a causa delle strettoie, senza il loro consenso. Non potendo persuaderli senza un aiuto, Gli Elvezi mandavano ambasciatori all’eEduo Dumnorige, per ottenere con la sua intercessione il permesso dei Sequani. Dumnorige era molto influente presso i loro, per il favore di cui godeva e per la sua generosità ed era legato agli Elvezi per avere preso in moglie la figlia di Orgetorige, della loro nazione e, desideroso di impadronirsi del potere, portava a favorire idella Gallia. Per tal motivo gli Elvezi confidavano molto in Dumnorige. Egli si fa carico dell'affare ottiene dai Sequani che gli Elvezi attraversino i loro confini.
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De Alexandro multa prodigia, mirabiliora quam verisimiliora, narrantur, ... in tam gravem morbum incidit ut intra paucos dies morte correptus sit.
Vengono raccontati molti prodigi, più straordinari piuttosto che veri presagi della sua grandezza. Infatti nello stesso giorno in cui nacque due aquile si posarono sopra il tetto della casa paterna, profetizzando il destino di un duplice impero: dell’Europa e dell’Asia. Nello stesso giorno suo padre Filippo ricevette la notizia di una doppia vittoria: una dei giochi olimpici l’altra della guerra nell’Illiria. Quando divenne più grande, ebbe come maestro Aristotele, il più dotto fra tutti ai suoi tempi. A venti anni successe a Filippo e rapidamente sottomise tutta la Grecia. In seguito, desiderando sempre di più, per molti anni condusse molte guerre, sottomise popoli anche molto potenti e raggiunse i più lontani confini dell’Asia....(continua)