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Multi Graecorum duces, ut Troiam, antiquissimam et magnificentissimam inter Asiae urbes diruerent, ... singulari certamine occidit.
Molti comandanti fra i greci (genitivo partitivo) andarono per distruggere Troia (ut direrent = proposizione finale: affinchè distruggessero), la più antica e la più magnifica tra le città dell’Asia, e combatterono in battaglie tanto sanguinose che moltissimi caddero da entrambe le parti. Il più famoso di tutti fu Achille, figlio della dea Tetide e di Peleo. Fra gli altri condottieri Nestore fu più prudente di Achille, Ulisse molto più furbo, Agamennone il più dotato di autorità e potere. Infatti le sue truppe erano più numerose di quelle degli altri capi. Ma Achille fu più valoroso e forte di Agamennone e si distinse per il più grande valore ed audacia fra i restanti capi, al punto che Omero lo riteneva il più forte di tutti. Nessun soldato fu più forte di Achille, nessuno più audace. ...(CONTINUA)
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Namque gallorum naves tali modo factae armataeque erant: ...
Le navi dei Galli, poi, erano costruite e attrezzate in tal modo: le carene erano alquanto più piatte delle nostre, per poter resistere con maggior facilità alle secche e alla bassa marea; le prore erano estremamente alte e così pure le poppe,...
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Grandezza di Platone
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Interdum parva pecunia optabilior videtur quam maximae divitiae vel ingentissimi thesauri et pauperum vita beatior quam divitum aut regum esse potest,....Optabilior erat vel modestissimus agellus, timoris vacuus, quam amplissima Lydiae arva.
Talvolta sembra più auspicabile poco denaro piuttosto che le più grandi ricchezze oppure immensi tesori e la vita dei poveri può essere più beata di quella dei ricchi o dei re, perché i poveri non devono temere terribili ladri, né rapine, né naufragi o gli assalti dei nemici. Gige, ricchissimo re della Lidia, interrogò Apollo Delfico se proprio lui fosse il più felice fra tutti (genitivo partitivo) i mortali. Apollo rispose: “Aglao Profidio è più felice di te”. Costui era il più povero degli Arcadi, che curava con grandissima fatica un piccolo podere e mai si era allontanato dai confini dei suoi campi, felice dei frutti dei suoi piccoli terreni. Ma Apollo giudicò una vita così modesta migliore di quella di un ricco re. Il povero tugurio era più sicuro della magnifica reggia che i nemici potevano sempre assalire. Era più auspicabile il modestissimo campicello, privo di preoccupazioni, della vastissima regione della Lidia. (by Vogue)
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Quaedam flumina palam in aliquem specum decidunt et sic ex oculis auferuntur. Quaedam consumuntur paulatim et intercidunt: eadem ex intervallo revertuntur recipiuntque et nomen et cursum suum. Causa manifesta est sub terra vocat locus. Omnis autem humor natura ad inferius et ad inane defertur. Illo itaque recepta flumina cursum agunt secretum; sed, cum primum aliquid solidi, quod obstet, occurrit, perrupta parte humi, quae minus ad exitum repugnabat, repetunt cursum suum. «Sic, ubi terreno Lycus est epotus hiatu - existit procul hinc, alioque renascitur ore» ut ait Vergilius noster. Idem et in Oriente Tigris facit: absorbetur enim et, occultus diu, tandem longo, remoto loco, emergit. Quidam fontes certo tempore purgamenta eiectant ut Arethus in Sicilia, quinta quaque aestate, per Olympia (durante i giochi olimpici). Inde opinio est Alpheus flumen ex Achaia in terram pen et agere sub mare cursum donec in Syracusarum litus emergit. Ideoque iis diebus, quibus Olympia sunt, victimarum stercus, traditum secundo flumini, illic redundat.
Notoriamente alcuni fiumi precipitano in qualche grotta e così si sottraggono dagli occhi. Certi si consumano poco per volta e spariscono: gli stessi compaiono di nuovo dopo un po' e riacquistano sia il loro nome, sia il loro corso. La motivazione è manifesta: sotto la terra il luogo chiama. Invece ogni liquido poi si sposta per natura verso il basso e verso il vuoto. Là nel vuoto, i fiumi così raccoltisi proseguono il loro corso invisibile; ma, non appena incontrano qualche cosa di solido che si opponga, sfondata la zona che opponeva meno resistenza all'uscita, riprendono il loro corso. "Così, quando il Lico è inghiottito da una spaccatura del terreno, fuoriesce lontano e riappare da un'altra sorgente" come dice il nostro Virgilio. La stessa cosa in Oriente fa anche il Tigri: viene infatti assorbito e, a lungo nascosto, riemerge alla fine in un luogo molto lontano. Certe fonti espellono in determinati periodi le loro scorie, come fa l'Aretusa in Sicilia ogni quattro anni d'estate durante i giochi olimpici. Da qui è sorta la credenza che il fiume Alfeo dall'Acaia penetri sottoterra e segua un percorso sotterraneo fino a quando non emerga nelle coste Siracusane. Perciò, in quei giorni nei quali si svolgono i giochi olimpici, lì traboccano gli escrementi delle vittime sacrificali, trasportati dal favore della corrente.
Versione tratta da Seneca - Questioni naturali