Venit ergo galbino succincta cingillo, ita ut infra cerasina appareret tunica et periscelides tortae
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Così lei arrivò, con il vestito tenuto su da una cintura giallina, in modo che sotto la tunica color ciliegia si vedessero i cerchietti intrecciati alle caviglie e gli stivaletti dorati. Allora, pulendosi le mani con un fazzoletto che aveva attorno al collo, si accosta a quel triclinio su cui stava sdraiata Scintilla, la moglie di Albinna. Quindi si arrivò al punto che Fortunata sfilò i suoi braccialetti dalle grassissime braccia e li fece vedere a Scintilla, che era ammirata. Da ultimo sciolse anche le cavigliere e la retina d'oro, che a sua detta era di oro puro. Trimalcione osservò queste cose, e comandò che venisse condotta una bilancia e che si controllasse il peso fatto circolare tra i commensali. E migliore (fu) Scintilla, che si tolse dal collo una cassettina decorata d'oro, che chiamava Felicione. Quindi estrasse due orecchini di perle, li offrì a propria volta a Fortunata e disse: Grazie a mio marito, nessuna ne possiede migliori.
Sullae cursus honorum eximius est. Finito ex maxima parte Italico bello, consulatum inierunt Q. Pomp
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La carriera politica di Silla è eccezionale. Dopo che la guerra italica in massima parte si fu conclusa, entrarono al consolato Q. Pompeo e L. Cornelio Silla, un uomo che, fino al raggiungimento della vittoria, non si riesce ad elogiare a sufficienza, e dopo il raggiungimento della vittoria, non si riesce a criticare a sufficienza. Costui, nato da illustre famiglia, da Cornelio Pirro, che era stato tra i generali più importanti nella guerra di Pirro, per lungo tempo si comportò in maniera tale da non dare l'idea di ambire al consolato. Però, più tardi, dopo la pretura, poiché era stato reso famoso dalla guerra italica, e precedentemente dalla spedizione sotto Mario in Gallia, dove aveva sbaragliato i più importanti capi dei nemici, per via del successo insuperbì e, quando si candidò al consolato, fu eletto con i voti di quasi tutti i cittadini.
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Fedro aveva la Macedonia per patria. Prigioniero dei Romani, (egli) era uno schiavo di Augusto; a lui era caro per via dell'acuta intelligenza e della grande saggezza. Fedro aveva una cultura speciale e una (speciale) conoscenza della letteratura Latina. Era un poeta illustre, e inventava favole brevi e belle, care ai Romani, soprattutto ai fanciulli e alle fanciulle. Nelle favole di Fedro c'erano insegnamenti di vita straordinari, e un grande desiderio di giustizia.
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Poiché i Greci erano più colti dei Romani, in Grecia e in Asia numerose città accoglievano uomini istruiti e dediti agli studi liberali. Anche l'Italia era colma di opere d'arte e di dottrine Greche e gli abitanti dell'Italia praticavano appassionatamente l'attività della letteratura. I Romani furono meno dotti, ma più prodi nei combattimenti, e più rigorosi nei costumi. Giudicavano la disciplina (militare) e il diritto, più confacenti agli uomini rispetto alle arti liberali. Dopo la battaglia nei pressi di Pidna, i Romani vennero a conoscenza dei poeti Greci e li accolsero. In tempi antichi i commensali, nei conviti, cantavano le gesta e le imprese di celebri eroi: i Romani, difatti, giudicavano i canti conviviali appropriati alle virtù, dato che, presso i nostri avi, i militari erano più illustri dei poeti.
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Un giorno un tale, campagnolo, si recò a Roma, poiché aveva invitato degli amici a cena e voleva mettere in tavola vivande sufficientemente abbondanti. A Roma, egli entrò in una bottega, dalle pareti della quale pendevano pecore, e maiali e buoi. Lì si avvicinò al bottegaio e comprò un prosciutto di bue. Quindi voleva sapere in che modo viene cotta quella carne. Egli scrisse diligentemente su un foglio le indicazioni che il bottegaio illustrò. Quindi nascose il foglio in una tasca del mantello, uscì dalla bottega e, reggendo la carne con la mano, cominciò ad avanzare sulla strada. Mentre egli ritornava, un cane, attratto dall'odore della carne, gli andò incontro, e all'improvviso (gli) strappò la carne dalla mano, quindi rapidamente scomparve dalla vista di lui. A quel punto lo sciocco, con una grande risata, tirò fuori il foglio dalla tasca e disse a quello: Di certo questo non ti gioverà per niente: infatti tu hai la carne, ma, dato che non conosci la maniera di cuocerla, non la potrai cuocere!
- Longo post tempore Romae in Circo Maximo cruentum venationis spectaculum populo erat ...
- Amicitiam di immortales hominibus dederunt. Divitias alii praeponunt, alii bonam valetudinem ...
- Catullus ad cenam amicum suum Fabullum invitavit. Ei epistulam misit in qua scriptum erat ...
- Maxime cave, ne aures perfores, ne cerussa et purpurisso ora depingas, ne collum margaritis ...