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Annibale, il valoroso comandante dei Cartaginesi, dopo che aveva sconfitto gli eserciti dei Romani presso il Ticino, il Trebbia e il lago Trasimeno, giunse in Puglia, e pose l'accampamento presso Canne. Contro Annibale andarono i consoli L. Emilio Paolo e M. Terenzio Varrone, e, alla prima ora del giorno, essi schierarono l'esercito con l'esercito dei nemici nella pianura di Canne, ed ingaggiarono la battaglia. I Romani combatterono valorosamente sino a sera, ma subirono una pesante sconfitta; Annibale, infatti, in un unico combattimento sbaragliò gli eserciti dei consoli, combatté, fra le prime linee, contro il console Paolo, e lo ferì, uccise alcuni ex consoli, poi fece una vasta carneficina di fanti e di cavalieri; i soldati superstiti, dopo la disfatta, errarono per molti giorni per i campi, e arrivarono a Venosa.
Alcibiades, Cliniae filius, Atheniensis fuit. Inter omnes praestantissimus fuit vel in vitiis vel in
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Alcibiade, figlio di Clinia, fu un Ateniese. Fu il più notevole tra tutti, sia nei vizi che nelle virtù. Nato in una città molto estesa, di gran lunga il più bello tra tutti quelli della sua età, versato per ogni cosa e colmo di intelligenza, fu un eccellente generale, sia in mare, sia sulla terraferma; forbito, ricchissimo e, quando il momento lo esigeva, industrioso, paziente, liberale, sontuoso nella condotta non meno che nello stile di vita, affabile, attraente, furbissimo; era amante del lusso, dissoluto, libidinoso, sregolato, e dimostrava un'indole molto differente e molto contrastante in un uomo solo. Allevato nella casa del figliastro di Pericle, istruito da Socrate, ebbe per suocero Ipponico, il più colto di tutti i Greci.
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Una volta un gallo e un cane viaggiavano insieme. Verso sera si fermarono: il gallo salì su un albero, mentre il cane si stese presso le radici dell'albero. Quando il sole sorse, il gallo, così come è suo costume, cantò. Immediatamente una volpe, poiché sentì il canto del gallo, accorse verso il gallo, si fermò sotto la pianta, e disse così: La tua voce delizia tutti. Scendi, o amico: ascolterò volentieri da vicino una voce tanto gradevole! Ma il gallo, dal momento che temeva l'astuzia della volpe, rispose: Il mio portinaio dorme presso le radici dell'albero, e custodisce l'ingresso. Sveglia lui, o amica: ti aprirà la porta. Quindi la volpe urlò a gran voce: così venne afferrata e sbranata dal cane, e non divorò il gallo con l'inganno.
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A Delfi, nel tempio del dio Apollo, si trovano molte statue d'oro e d'argento, bei quadri, coppe preziose. Infatti, a causa della reputazione dell'oracolo, molti si recano a Delfi da tutta l'Europa e dall'Africa, portano al dio magnifici doni, vogliono ascoltare le sue profezie. Ma le profezie del dio sono ambigue e difficili da comprendere (obscurus: "difficile da capire"). Un giorno, agli ambasciatori di Atene, in merito alla guerra contro i Persiani, il dio risponde così: Difendete la vostra patria con un muro di legno! Il muro di legno indica delle imbarcazioni: le imbarcazioni infatti sono di legno. Più tardi gli abitanti abbandonano Atene e, con le imbarcazioni, si dirigono all'isola di Salamina. Ma intanto i Persiani incendiamo tutte le loro dimore; tuttavia i Greci, alla fine, con una grande battaglia, sconfiggono e mettono in fuga i Persiani. I Greci onorano il dio anche per mezzo di giochi pubblici: gli atleti ricevono corone d'alloro, e tornano alla loro patria felici per la vittoria e per la gloria, ed illustri poeti celebrano le loro vittorie.
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Pirro, il re dell'Epiro, dopo che aveva trasportato le truppe in Italia, sconfisse i Romani presso Eraclea ed Ascoli, tuttavia, nelle battaglie, perse innumerevoli soldati. I Romani, al contrario, poiché desideravano la libertà e rifiutavano la servitù, non cedettero alla disperazione, ma prepararono nuove truppe ed erano pronti ad opporre resistenza. Allora il re, tramite il portavoce Cinea, un uomo di spedita eloquenza e di grande furbizia, propose ai senatori Romani la pace a condizioni eque e morbide. Ormai i senatori propendevano verso la pace, ed erano pronti ad accogliere le condizioni di Pirro, quando nella curia arrivò il censore Appio Claudio, vecchio e cieco. Il censore era trasportato in lettiga dagli schiavi. Egli, con la propria autorità e con un severo discorso, sconsigliò la pace. E così i senatori furono convinti dalle parole di Appio, respinsero le condizioni del re, e stabilirono di ricominciare la guerra. Allora Pirro trasferì le proprie truppe in Sicilia, portò aiuto alle città Greche contro i Cartaginesi, là, in parecchie battaglie, mise in fuga i nemici, e ritornò nuovamente in Italia con un grande bottino. I Romani mandarono contro il re il console Curio Dentato con le nuove truppe; quello, presso la città di Malevento, sbaragliò le truppe dei nemici e cacciò Pirro via dall'Italia.
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