Tullius Terentiae suae Tulliolae suae salutem dicit. Si tu et Tullia lux nostra valetis nos valemus.
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Tullio dice salve alla sua Terenzia e alla sua piccola Tullia. Se tu e Tullia, la nostra luce, state bene, noi stiamo bene. Io consegno (nel senso di: "spedisco", "affido al corriere") spesso lettere per voi: per me i tempi sono tristi, ed in verità, quando o scrivo a voi, oppure leggo le vostre lettere, le lacrime mi portano allo stremo. Siamo stati a Brindisi, presso M. Lenio Flacco, un uomo eccezionale. Siamo partiti da Brindisi e, attraverso la Macedonia, ci dirigiamo a Cizico. Voi, o mia soavissima Terenzia, se amate noi, fate in modo di stare bene. Addio.
Cum Antonio attributus esset magister equitum C. Volusenus Quadratus, qui cum eo hibernabat, Antoniu
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Dopo che ad Antonio fu dato come generale della cavalleria C. Voluseno Quadrato, che passava l'inverno con lui, Antonio mandò costui ad assalire la cavalleria dei nemici. Voluseno a quel valore, che era notevole in lui, univa un odio feroce nei confronti di Commio, per cui esaudiva gli ordini ancor più volentieri; di conseguenza, dopo aver predisposto l'imboscata, assalendo frequentemente i cavalieri di quello, ingaggiava battaglie vittoriose. Infine, mentre si combatteva piuttosto violentemente, e dopo che Voluseno, spinto dal desiderio di acciuffare Commio stesso, insieme a pochi (uomini) l'ebbe inseguito alquanto tenacemente, improvvisamente Commio fece appello all'aiuto e alla fedeltà dei suoi, affinché non restassero impunite le sue ferite, e dopo aver voltato il cavallo, si scagliò in maniera del tutto sconsiderata contro il generale della cavalleria.
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Un fanciullo, che era solito ogni giorno passeggiare sul litorale di Baia, attirò un delfino per mezzo di pezzi di pane; il delfino, memore di un favore tanto grande, ebbe una riconoscenza particolare. Chiamato dal fanciullo, nuotava sempre dal fondo del mare alla costa, offriva al proprio amico il dorso, e portava in giro il fanciullo come se fosse seduto su un cavallo. Spesso portò il fanciullo anche alla scuola elementare a Pozzuoli, poi lo riportò a Baia in maniera simile. Già per due o tre anni aveva fornito tali servizi, quando il ragazzo cominciò ad ammalarsi gravemente e dopo pochi giorni morì. Il delfino, inconsapevole della morte dell'amico, si recò ogni giorno al luogo abituale, ma presto, quasi come se capisse la situazione, andò incontro ad una morte volontaria per la nostalgia del fanciullo. Gli abitanti di Baia, dopo aver trovato sulla spiaggia il corpo privo di vita del delfino, lo seppellirono nella tomba del fanciullo.
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Un merlo, prigioniero in una gabbia, cantava dolcemente. Un usignolo vede da lontano il piccolo animale prigioniero, si avvicina alla gabbia, e dice: O sventurato (*Nota: il testo è al femminile perché la parola "merlo" in latino è femminile, noi mettiamo il maschile perché "merlo" in italiano è maschile), perché sei felice e canticchi? Chiuso in una gabbia conduci una vita infelice! Il merlo, però, risponde: La mia vita, o usignolo, non è infelice, ma serena; ogni giorno la padrona mi fornisce acqua limpida e cibo abbondante; tu, al contrario, voli nei boschi, sei esposto all'agguato, e non sempre ti procuri il cibo. Ascolta il mio parere! Un'eccessiva libertà spesso non è gioiosa!
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In un bosco camminano un'orsa ed una pantera. Ad un certo punto vedono un giovane agnello. L'orsa esclama: È il mio! E la pantera: È il mio, perché io per prima ho visto l'agnello. A questo punto intraprendono una lotta violenta. Così, l'agnello astuto, con la fuga, evita il pericolo e si rifugia in un bosco fitto. Dopo la violenta lotta, l'orsa e la pantera non vedono più l'agnello. Allora l'orsa: Noi siamo sciocche! L'agnello è salvo e tu sei piena di ferite! Ed anche io sono ferita, e per giunta sono digiuna! E la pantera: La lotta è per noi dannosa. Io farò la pace con te, e tu mi sarai riconoscente!
- Multi poetae Latini vitam agrestem procul a civium seditionibus et belli atrocitate securam ...
- P. Cornelius Nasica videre cupiebat Ennium poetam. Ideo ad illum venit ...
- Eodem momento, quo friguntur et levantur, ab aceto calido perfunduntur ...
- Tum servi delecti ad mensas illi diligenter ministrabant. Unguenta et coronae aderant; odores...