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A Roma, gli abitanti venerano molte dèe. Diana, la figlia di Latona, è la regina dei boschi e degli animali selvatici. Abita nei boschi, e, per mezzo delle frecce, uccide gli animali selvatici. Minerva è la dea delle battaglie, e sfoggia un elmo, una corazza ed una lancia. È anche la dea della conoscenza, ed ama i poeti. Vesta è la dea delle famiglie. Le padrone, le figlie, le ancelle e le schiave abbelliscono gli altari della dea per mezzo di corone di rose e di viole. Diana ama le cerve. Le cerve sono animali dei boschi, e corrono attraverso i boschi. I poeti consacrano l'ulivo a Minerva. L'ulivo rappresenta la conoscenza. Gli altari di Vesta risplendono sempre per le fiamme. Il fuoco della dea dona concordia alle famiglie.
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Un asino vede una lira a terra, e con lo zoccolo pizzica le corde della lira: le corde restituiscono un suono, e l'asino esclama così: Non conosco la musica, e non sono un musicista. Infatti gli asini amano il cibo, e temono il bastone del padrone. Regalerò la lira ad una fanciulla: infatti la musica allieta le fanciulle. La fanciulla apprezza il regalo dell'asino, e sarà sempre riconoscente all'asino. Una volta l'asino era in un pericolo: la fanciulla fornisce aiuto all'asino (! - "asino" non "asini") e restituisce il favore.
Nocturnus fur panem iecit cani, sperans animal obiectum cibum capturum esse. Fur optabat ne canis la
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Un ladro della notte, lanciò a un cane un pezzo di pane, sperando che l'animale avrebbe preso il cibo gettatogli davanti. Il ladro sperava che il cane non abbaiasse. Ascolta – disse il cane – tu vuoi bloccare la mia lingua, affinché io non abbai in difesa del patrimonio del padrone? Sbagli fortemente. Infatti, codesta gentilezza, improvvisa e inattesa, mi impone che a maggior ragione io vigili, affinché tu non realizzi un guadagno per colpa mia.
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Fetonte, il figlio di Apollo, entrò nel palazzo del padre, e, con parole dolci, commosse l'animo del padre: O padre, io desidero guidare il carro del Sole; se tu sei veramente mio padre, concedi il carro. Apollo risponde così: O mio Fetonte, le difficoltà del tragitto sono grandi, i rischi enormi, i cavalli irruenti; tu sei pauroso e ignaro del percorso. Ma le parole del padre non distolsero il fanciullo dal proposito; Fetonte, infatti, salì di nascosto sul carro, tirò le briglie, e scudisciò con forza i cavalli. Allora i cavalli deviarono dal percorso, e si avvicinarono eccessivamente alla Terra. Giove accorse preoccupato, e, per mezzo di un fulmine, uccise il fanciullo. Ma Fetonte, dal cielo, cadde nella pianura presso la foce dell'Eridano. Qui le sorelle videro il corpo privo di vita del fratello sventurato, e piansero con volto triste e lacrime abbondanti. Alla fine, le fanciulle cambiarono il loro aspetto in pioppi bianchi.
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Cesare si ritirò da Alessandria da vincitore, secondo la sua opinione; secondo la mia opinione, invece, non poteva essere vincitore, poiché era un nemico dello Stato. Dinanzi al tempio di Giove Statore furono venduti all'asta pubblica i beni di Gn. Pompeo, affidati alla voce estremamente stridula del banditore. In quella sola occasione la cittadinanza si addolorò, e sebbene gli animi fossero stati assoggettati, il lamento del popolo Romano fu tuttavia libero. Mentre tutti indugiavano, Antonio rispose, lui solo, sebbene intorno a quell'asta si trovassero in molti.
- Venit ergo galbino succincta cingillo, ita ut infra cerasina appareret tunica et periscelides tortae
- Sullae cursus honorum eximius est. Finito ex maxima parte Italico bello, consulatum inierunt Q. Pomp
- Phaedro patria Macedonia erat. Romanorum captivus Augusti servus erat; ei acuto ingenio et ...
- Cum Graeci doctiores essent Romanis, multae urbes in Graecia et in Asia homines eruditos deditosque