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La prima epoca degli esseri umani ha luogo sotto il regno di Saturno. Molti poeti definiscono "felice" l'età di Saturno: il tempo era piacevole, e gli uomini e le donne rispettavano la giustizia senza le leggi; le navi ancora non percorrevano il mare crudele, e del mare vedevano soltanto le coste. Le città non avevano né le mura, né le torri: né fossati, né palizzate cingevano le città; gli uomini, infatti, ancora non avevano armi. Le popolazioni stavano con tranquillità in liete condizioni di pace, dove la terra donava frutti e raccolti senza grande fatica.
Aquila quondam vulpinos catulos sustulit et in nido posuit suis pullis ut ii cibum carperent. Vulpes
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Un giorno un'aquila portò via dei cuccioli di volpe, e li posò nel nido, per i propri piccoli, affinché essi mangiassero del cibo. La volpe, dopo che era arrivata al nido dell'aquila, cominciò a pregare, e si impegnò quanto poteva affinché essa (l'aquila) non arrecasse a lei sventurata un lutto tanto grande. L'aquila disdegnò la volpe, perché, in quel luogo in particolare, si sentiva al sicuro. Ma la volpe sottrasse una fiaccola ardente da un altare, circondò tutto l'albero con le fiamme, perché desiderava uccidere nel medesimo tempo i cuccioli di volpe, e i piccoli d'uccello. L'aquila, allo scopo distrappare i suoi al pericolo della morte, restituì illesi i figli alla volpe supplicante.
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Ho visto la villa costruita con dei massi quadrati, un muro circondato da un bosco, e anche le torri innalzate da una parte e dall'altra a difesa della villa, una cisterna nascosta da edifici e piante, che basterebbe persino per i bisogni di un esercito, un piccolo bagno, buio secondo la consuetudine antica: infatti ai nostri antenati (il bagno) non sembrava caldo a meno che non fosse buio. Dunque mi prese un gran piacere nel confrontare i costumi di Scipione e i nostri: in questo luogo appartato quel grande "flagello di Cartagine", a cui Roma deve il fatto di essere stata conquistata soltanto una volta, lavava il corpo, stanco a causa delle fatiche dei campi. Infatti si teneva in esercizio con l'attività e lavorava lui stesso la terra, come gli antenati avevano costume. Quel grande stette sotto questo tetto così misero, questo pavimento così vile sostenne quel grande.
Hinc invictus, Hannibal patriam defensum revocatus, bellum gessit adversus P. Scipionem, filium eius
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Da qui, senza mai essere stato sconfitto, Annibale fu richiamato a difendere la patria, e condusse la guerra contro P. Scipione, il figlio di quello Scipione che egli stesso, dapprima nei pressi del Rodano, successivamente nei pressi del Po, una terza volta nei pressi del Trebbia, aveva messo in fuga. Una volta che le ricchezze della patria erano ormai esaurite, volle mettersi d'accordo con questo per sospendere per il momento la guerra, al fine di combattere con più forza in un secondo momento. Venne a colloquio con lui, le condizioni non si conciliarono. Pochi giorni dopo questo fatto, si scontrò con lui medesimo nei pressi di Zama. Una volta respinto – incredibile a dirsi – in due giorni e due notti arrivò ad Adrumeto, che è distante all'incirca trecento miglia da Zama. Nel corso di questa fuga, i Numidi che si erano ritirati insieme a lui dal campo di battaglia, gli tesero un'imboscata, e questi non solo li evitò, ma addirittura sopraffece quegli stessi. Ad Adrumeto egli radunò i reduci dalla fuga, e con nuovi arruolamenti, nel giro di pochi giorni, riunì molti soldati.
Cum olim in Lydia magnis imbribus terra discessisset, Gyges, pastor regius, in illum hiatum descendi
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Dopo che, una volta, in Lidia, la terra fu franata a causa di abbondanti piogge, Gige, il bovaro del re, scivolò in quella fossa. Qui notò un cavallo di bronzo, sui lati del quale si trovavano delle porte. Egli (Gige) aprì le porte e vide il corpo di un uomo morto, di altezza inconsueta e con un anello d'oro al dito. Gige, dopo che ebbe sfilato l'anello, se ne andò ad un'assemblea di pastori. In quel luogo sperimentò la straordinaria dote dell'anello: infatti, dopo aver rivolto verso il palmo della mano il castone del suo anello, egli non veniva visto da nessuno, egli stesso, al contrario, vedeva tutte le cose; dopo aver rigirato l'anello verso l'esterno, egli medesimo veniva visto nuovamente. Dunque, sfruttando questo vantaggio dell'anello, egli fece violenza alla regina e, con lei come complice, assassinò il re ed eliminò le guardie del corpo di lui, e nessuno fu in grado di vederlo mentre compiva questi delitti. Così, improvvisamente, per grazia dell'anello, egli si affermò come re di Lidia.
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