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Tirreno e Lido, con grande benevolenza, governavano il regno con successo; e per questa ragione, avevano una grande moltitudine di popolo; ma una così grande benevolenza nei re era la causa di una povertà estrema. Molti erano poveri e indigenti. Allora i re decidevano di suddividere la massa: a periodi alterni mettevano a digiuno una parte del popolo (lett. : "trattenevano dai viveri una parte del popolo"). Il popolo languiva spesso nell'ozio. E così, escogitavano il gioco dei dadi, il gioco della palla, e la melodia del flauto, e l'armonia della tromba: così, i cittadini sopportavano abbastanza facilmente il digiuno. Però nessuna decisione alleggeriva la grande fame, e, alla fine, il bisogno li vinceva. Tutte le cose erano difficili. Il popolo intero considerava una simile vita infelice e brutta. Allora i re prendono una decisione: Tirreno si sposterà dalla Lidia e, per mezzo delle navi, si avvicinerà all'Italia. Ma nel mare, nell'attuale Tirreno, muore. Il figlio di lui si avvicina alla regione della Tuscia, e lì procura un territorio fertile al proprio popolo.
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Il dio Bacco chiese al re Mida: Quale desiderio hai? Io infatti realizzerò per te tutte le tue brame. Quello rispose: Mutare in oro tutto quello che tocco con le mie mani. Bacco concesse questo dono. Ma, dopo, Mida non poteva mangiare niente, poiché tutte le cose venivano mutate in oro. Per questo motivo quello (Mida) era torturato dalla fame. In seguito si lavò in un fiume, l'acqua del quale prese il colore dell'oro; ora questo fiume, in Lidia, viene chiamato "il Fiume d'oro".
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L'Ateniese Imeneo era un bel giovane: per la qual cosa molti lo ritenevano una fanciulla. Il giovane amava una fanciulla nobile e ricca, ma non aveva speranza nelle nozze, poiché era povero. Poiché allora c'erano le feste religiose in onore di Demetra, l'uomo, in abito femminile, camminava felice insieme alla fanciulla. D'un tratto si avvicinarono dei pirati e rapirono le fanciulle nobili degli Ateniesi: tra le donne c'era anche Imeneo. Dopo che i pirati ebbero trasportato la preda attraverso mari lontani, presto giunsero in un'isola disabitata. Lì abbandonarono al sonno i corpi affaticati dal viaggio. A quel punto Imeneo uccise tutti quanti i pirati, lasciò le fanciulle sull'isola e tornò nella città di Atene. Mentre riferiva la grande impresa, disse: Datemi la fanciulla desiderata, e poi riporterò in patria tutte le altre. Alla fine gli Ateniesi accolsero la richiesta.
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Dopo che Achille aveva ucciso Ettore, trasportò il corpo nell'accampamento dei Greci. Un acuto dolore tormentava l'infelice Priamo, padre di Ettore e re dei Troiani. Perciò, con l'aiuto di Mercurio, andò in fretta presso Achille con grandi doni. Dopo che era entrato nella tenda del coraggioso condottiero, si gettò ai piedi di Achille e disse: Se sei memore del tuo vecchio padre, o Achille, restituisci a me il povero corpo del mio Ettore. Marte, spietato, mi ha sottratto quasi tutti i figli in crudeli battaglie: tu hai ucciso anche Ettore. Ascolta le mie preghiere! Prendi questi doni preziosi e concedi l'estremo conforto all'infelice vecchiaia di Priamo. Achille tacque a lungo, ma, infine, le parole dello sventurato padre indussero a un'insolita pietà l'animo feroce del vincitore. Con sollecita benevolenza, Achille rialzò il vecchio re, e restituì all'infelice padre il corpo del figlio.
Augustus in villa erat, iniqua febri laborabat et noctes inquietas agebat. Etenim paulum quiescere .
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Augusto era nella villa, soffriva per una febbre inopportuna, e passava notti inquiete. In realtà poteva riposare poco, poiché il canto continuo e triste di una civetta interrompeva il sonno dell'imperatore. Pertanto fece venire un lettore: i libri, infatti, gli conciliavano il sonno. Un giorno Augusto si imbatté in un senatore che riusciva a dormire pesantemente. Immediatamente l'imperatore disse: Comprerò a caro prezzo il materasso del senatore. Infatti un materasso sul quale un uomo riesce sempre a dormire mi è indispensabile.
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