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Cesare, dopo che ebbe condotto rinforzi in tutte le zone del territorio di Ambiorige, e dopo che l'ebbe devastato con stragi, incendi e razzìe, uccise e catturò un grande numero di uomini, e mandò il luogotenente Labieno, insieme a due legioni, nel territorio dei Treviri; la popolazione dei Treviri, tenuta in esercizio da guerre quotidiane per via della vicinanza della Germania, era somigliante ai Germani. A quel punto, il luogotenente C. Caninio, quando vide l'arrivo dei nemici nel territorio dei Pittoni, si diresse verso la città di Lemono e collocò l'accampamento in un luogo adeguato.
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Le città di mare hanno una certa corruzione e trasformazione dei costumi; non soltanto i cittadini di esse introducono merci estere, ma anche nuovi costumi. D'altra parte, coloro che abitano vicino al mare non restano fissi nelle loro terre, ma sono sempre incostanti e, anche quando con il corpo restano, tuttavia con l'animo vanno in esilio. E del resto, anche la rovina di Cartagine e di Corinto si verificava quando si verificavano lo spostamento e la dispersione dei cittadini, poiché, per brama di commerciante, abbandonavano la pratica dei campi e delle armi. Inoltre, dal mare giungono molti inviti alla dissolutezza dannosi per le città; e la gaiezza delle spiagge, spesso, spinge ad una vita sfarzosa e pigra.
Bello civili in Caesaris exercitu Crastinus, vir singulari virtute, erat. Hic, postquam signifer ...
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Nella guerra civile, nell'esercito di Cesare c'era Crastino, un uomo di eccezionale coraggio. Costui, dopo che il portainsegne diede il segnale, così disse ai soldati del manipolo: Soldati del mio manipolo, adoperatevi per il vostro generale; rimane quest'unica battaglia: quando l'avremo portata a temine, riacquisteremo la nostra libertà. Poi, mentre si volgeva a guardare Cesare, aggiunse queste poche parole: Io do quest'anima per te e per lo Stato; o vivo o morto, mi ringrazierai (lett. : "tu renderai grazie a me vivo o a me morto"). Dopo che ebbe detto queste cose, attaccò per primo dal fianco destro (dell'esercito), e i soldati avanzarono insieme a lui.
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Prendi dei pesci grassi per razza, come lo sono i salmoni, le anguille e le sardine. Con essi, e con erbe aromatiche, si prepara un composto di questo genere. Si predispone un contenitore robusto e della capienza di tre o quattro moggi, e si prendono tanto dall'orto, quanto dal campo, erbe secche che profumano di buono, come l'aneto, il coriandolo, il finocchio, la menta, il timo, l'origano, e con queste si realizza il primo strato in fondo al vaso. Quindi si realizza il secondo strato, con i pesci sani oppure tagliati in pezzi. Sopra a questo, si stende un terzo strato di sale. E con questi tre strati di erbe, di pesci, e di sale, si riempie il vaso fino alla sommità. Lascia stare (nel senso di: "lascia riposare") questo composto per sette giorni. Il liquido che è scolato da questo composto viene raccolto, e con esso si fa il liquamen oppure il garum.
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I Romani dichiararono guerra ai Tarantini, poiché avevano violato gli ambasciatori dei Romani; per questo motivo, i Tarantini, poiché temevano le forze armate dei Romani, richiesero in aiuto Pirro, il famoso re dell'Epiro. Pirro traeva origine dalla stirpe di Achille. Presto venne in Italia con vaste truppe e allora, per la prima volta, i Romani combatterono con un nemico d'oltremare. Contro Pirro i senatori inviarono il console Valerio Levino; si combatté per molte ore presso Eraclea, ed ormai il console aveva messo in fuga le truppe degli Epiroti, quando improvvisamente Pirro vinse grazie all'aiuto degli elefanti, degli animali che i Romani non avevano mai visto. Quindi la notte pose fine al combattimento; il console Levino fuggì, il re catturò molti Romani. Ma Pirro trattò i prigionieri con grande riguardo, poiché i Romani, nella battaglia, avevano dimostrato uno straordinario coraggio.
- Prima hominum aetas sub Saturni regno est. Saturni aetatem multi poetae vocant beatam ...
- Aquila quondam vulpinos catulos sustulit et in nido posuit suis pullis ut ii cibum carperent. Vulpes
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- Hinc invictus, Hannibal patriam defensum revocatus, bellum gessit adversus P. Scipionem, filium eius