Quidam homo ambulans in silva satyrum conspexit atque cum eo amicitiam pacisci cupivit. Cum hiems ..
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Un certo uomo, mentre passeggiava in un bosco, scorse un satiro, e desiderò fare amicizia con lui. Poiché era inverno, e il gelo pungente tormentava le membra, l'uomo avvicinava le mani alla bocca, soffiando su di esse allo scopo di riscaldarle. Quando il satiro gli domandò la ragione, l'uomo parlò in questa maniera: Avvicino le mani alla bocca per riscaldarle con il fiato, allontanando il freddo. Dopo che, in seguito, il satiro fu andato a casa dell'uomo per cenare, l'uomo, mentre portava le pietanze alla bocca, soffiava su di esse. Perciò il satiro domandò all'uomo: Come mai fai così? L'ospite replicò che faceva questa cosa poiché i cibi erano troppo caldi ed egli con il soffio li raffreddava. Il satiro però si infastidì e disse: Con te non posso fare amicizia. Penso infatti che l'amicizia sia infida con un uomo che dalla medesima bocca fa uscire il freddo e il calore.
A Cyro totus Oriens subiectus est postea Scythis bellum indictum est. Tomyris Scytharum regina Persa
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Da Ciro venne assoggettato tutto l'Oriente, successivamente venne dichiarata guerra agli Sciti. Tomiri, la regina degli Sciti, non respinse le truppe dei Persiani: infatti, all'interno dei confini del suo regno, considerava rapida la vittoria per gli Sciti e difficile la fuga per i nemici. Si giunse nella Scizia, e si piazzò lì l'accampamento. Il giorno successivo, Ciro simulò una fuga improvvisa, ed abbandonò l'accampamento, ma nell'accampamento lasciò una grande quantità di vino e di cibo, senza una difesa. Nel frattempo, contro Ciro la regina inviò il figlio, con grandi truppe, ma il giovane, inconsapevole e inesperto, giunse nell'accampamento abbandonato dei Persiani, e concesse agli Sciti il vino e gli alimenti. In breve le truppe furono ubriache, e si addormentarono profondamente. Cirò tornò attraverso le tenebre, e trucidò tutti gli Sciti ubriachi di vino, insieme al figlio della regina.
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Socrate, un uomo di grande cultura, aveva sposato (lett. : "aveva preso in moglie") Santippe, una donna – così la consideravano gli amici e gli allievi del filosofo – litigiosa, intrattabile e scortese. Il filosofo, con grande pazienza, tollerava l'indole intrattabile della moglie e le continue offese, e spesso passeggiava con i propri amici nella piazza. Per questo motivo, egli veniva spesso rimproverato dalla propria moglie. Una volta, Socrate non aveva prestato ascolto alle parole e alle offese della moglie, e così Santippe non tenne a freno la collera, e rovesciò un vaso pieno d'acqua sulla testa di Socrate. A questo punto il filosofo disse: Ovviamente dopo fulmini tanto grandi è piovuto. Alcibiade, un allievo di Socrate, aveva visto la stravaganza di Santippe; quindi chiese al proprio maestro: Perché non ripudi tua moglie? Rispose Socrate: Perché voglio l'aiuto di lei: infatti, con l'aiuto di mia moglie, mi abituo a sopportare facilmente l'insolenza e le offese di tutti gli altri anche fuori di casa.
Iuppiter deorum ac hominum pater rex caeli terraeque erat. Saturni filius vi patrem superat et regnu
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Giove, il padre degli dèi e degli uomini, era il sovrano del cielo e della terra. Figlio di Saturno, (egli) sconfigge il padre con la forza, e divide con i fratelli il regno del padre. A Giove, allora, tocca dominio del cielo, a Nettuno tocca il dominio del mare, a Plutone tocca il regno degli Inferi. Successivamente Giove combatte con successo contro Tifeo, uno spaventoso essere prodigioso, e sostiene una guerra contro la potenza dei Giganti. E presso Giove stava non soltanto il dominio delle divinità, ma anche degli elementi del cielo: infatti egli era signore e sovrano delle nubi, delle piogge e delle tempeste; da adirato, egli accendeva il fuoco delle folgori e brandiva i fulmini, da pacato, viceversa, offriva una luce serena e tranquilla.
Atilius Regulus bellum contra Poenus feliciter gerit atque claram victoriam deportat. Sed postea ...
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Attilio regolo combatte con buon esito la guerra contro i Cartaginesi, e riporta un'importante vittoria. Ma successivamente, cade in un agguato insieme alle proprie truppe; i Cartaginesi, grazie all'aiuto dello Spartano Santippo, lo sconfiggono e lo mettono in carcere. Tuttavia, stancati dalle durature e sanguinose battaglie, decidono di risolvere la guerra contro i Romani, e perciò inviano a Roma Regolo, per chiedere la pace da parte dei Romani. Così Regolo promette ai Cartaginesi: Se non avrò ottenuto la pace, ritornerò in Africa. Regolo giunge nel Senato di Roma, illustra i piani dei Cartaginesi, ma dice che non è conveniente fare la pace con i Cartaginesi. E così convince i Romani e ritorna in Africa. Per questo motivo i Cartaginesi, per mezzo di numerosi e speciali torture, uccidono Regolo.
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