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Orfeo è un celebre poeta; per mezzo del suono della lira – dicevano gli antichi – inteneriva gli animali, e smuoveva anche le pietre; per mezzo del suono della lira placava anche le impetuose onde del mare. In Tracia, trascorreva una vita felice con la promessa sposa, la bella ninfa Euridice, che amava in maniera straordinaria. Un giorno una vipera morde la promessa sposa e, per mezzo del veleno, la uccide. Orfeo, a causa della grande tristezza, smette di suonare con la lira, vaga per lungo tempo attraverso i boschi, e piange in continuazione. Alla fine scende nel Tartaro, perché desidera ricondurre la promessa sposa presso i vivi. Si avvicina al trono di Proserpina, e suona dolcemente con la lira: le ombre dei defunti accorrono da ogni parte, la creatura prodigiosa Cerbero tace, le torture dei dannati cessano. Plutone e Proserpina, gli dèi degli Inferi, spinti dal suono della lira, esaudiscono le richieste del poeta, ma dicono ad Orfeo: Euridice ritornerà presso i vivi se tu, lungo la strada dagli Inferi alla Terra, non rivolgerai gli occhi verso la tua promessa sposa. Orfeo esulta di gioia, ma, mentre avanza, gira inavvedutamente gli occhi. Euridice scompare immediatamente dagli occhi, e lo sventurato Orfeo perde la promessa sposa per l'eternità.
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I Galli arrivano in Italia, presso il fiume Allia sconfiggono i Romani, ed immediatamente conquistano Roma. Per questo motivo, i Romani si ritirano sul Campidoglio; i Galli assediano per lungo tempo la città, i Romani resistono impavidi, ma sono privi di armi e di cibarie. A questo punto i Galli richiedono una grande quantità d'oro: i Romani mettono l'oro sopra una bilancia, ma Furio Camillo giunge per primo in soccorso di Roma, toglie l'oro dalla bilancia, e, con il dito, indica ai Romani i templi, i figli, la patria, il suolo e grida: I Romani difenderanno Roma per mezzo del ferro e non per mezzo dell'oro! E così i Romani combattono valorosi e solerti, e allontanano i Galli. Camillo, per mezzo delle sue imprese, dà gloria alla patria, e (si) guadagna una fama eterna.
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Dopo che Augusto aveva corretto la forma confusionaria degli spettacoli di giochi, assegnò al senato i primi seggi dell'emiciclo, tolse i soldati alla plebe, assegnò ai pedagoghi i seggi vicini ai ragazzi. Concesse alle donne la visione degli spettacoli gladiatorii da un luogo più in alto; alle vergini consacrate alla dea Vesta concesse un luogo privato nel teatro. Dopo che aveva mandato via dall'Italia Pilade, per via delle battute oscene contro uno spettatore, rivide le prerogative dei buffoni. Augusto guardava gli spettacoli del circo insieme ai figli e agli amici, per fare il tifo per le diverse fazioni, e spesso assegnò premi agli atleti. Una volta, mentre guardava gli spettacoli, a causa della rottura di una sedia, Augusto giacque a terra supino.
Angulus est, qui solis lucem continet. Hoc hibernaculum, hoc etiam gymnasium meorum servorum est ...
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C'è un angolo, che riceve la luce del sole. Questo è l'appartamento invernale, inoltre questo è la palestra dei miei schiavi; là tutti i venti cessano. All'angolo è annessa una camera da letto, dove io con piacere leggo i libri. Infatti, alla sua parete, è stato inserito un ampio armadio, ad immagine di una biblioteca. Di là (c'è) lo spazioso frigidario del bagno, dove ci sono due vasche. A fianco c'è l'ipocausto, e c'è unita una magnifica piscina calda, dalla quale si vede il mare. Poi (ci sono) un magazzino e il granaio, sotto a questo c'è il salotto, dove i convitati possono ascoltare con le orecchie l'enorme fragore del mare e il (suo) suono. Per molte e fondate ragioni, amo abitare qui.
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Priamo, il re dei Troiani, aveva per figlio Paride. Una volta egli navigava dall'Asia in Grecia, attraverso il mare Egeo, e lì, a Sparta, con il raggiro e con l'inganno, rapiva Elena, la moglie di Menelao. Menelao deteneva il dominio degli Spartani. E così, da Paride veniva violato il diritto di ospitalità, e dal giovane veniva suscitata la collera di Menelao, e di tutti i popoli e delle città della Grecia. Dai re e dai comandanti delle città Greche veniva preparata una grande flotta; i Greci navigavano verso le coste dell'Asia, e, per mezzo di una guerra lunga e sanguinaria, vendicavano il misfatto di Paride.
- Mare pacavi a praedonibus. Eo bello servos, qui fugerant a dominis suis et arma contra rem publicam
- Cur boni improbos et improbi bonos non amant? Sic philosophus dicit: iustum ...
- Gaetuli et Libyes populi inculti Africam initio incolebant. Iis cibus erat caro ferina atque pabulum
- Cum censerem, commutato genere eloquentiae, me temperatius dicere posse, ea causa ...