- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Europa, Telefassae filia, Cadmi, clari Thebarum domini, soror erat. Iuppiter, deorum dearumque dominus, puellae spectata forma allectus, Europam abripiturus erat: itaque magnifici tauri formam sumit. Europa apud oram cum nonnullis amicis ludebat. Taurum videt et rosarum coronam serit: enim rosarum coronam tauro donatura erat. Postea, in tauri dorsum insilit. Tum Iuppiter, in taurum mutatus, Europam abripit, et maestam puellam avehit per pelagum a vento turbatum. Iuppiter Cretam pervenit, insulam in Aegeo mari positam; dein formam suam resumit, et cum adamata Europa in insula vivit.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Una piccola volpe trova per caso una maschera tragica, e, quando la gira da una parte e dall'altra, una volta e poi di nuovo, esclama: Oh! Una bellezza tanto grande non ha un cervello! Le parole della piccola volpe astuta sono appropriate per gli uomini ai quali la sorte concede gloria e ricchezza, ma toglie l'intelligenza. Anche coloro che vengono sedotti dalle lusinghe e, felici, vengono elogiati con parole ingannatrici, non soltanto dimostrano la loro stupidità, ma inoltre scontano una pena tardiva tramite una disonorevole punizione, come insegna la piccola volpe in un'altra favola. Infatti, un corvo ruba un pezzo di formaggio da una finestra, e si dispone a mangiare il suo bottino su un alto platano. La piccola volpe vede per caso la scena, e stuzzica il corvo con parole dolci: O corvo, quale splendore è (quello) delle tue piume! Sei bello, amico mio! Nessun animale selvatico supera lo splendore delle tue ali! Se emettessi un verso, non avresti nessun rivale! Ma il corvo, mentre si accinge ad emettere anche un verso, con il becco allargato, lascia cadere il pezzo di formaggio, che la piccola volpe ingannatrice sottrae avidamente. Allora, alla fine, il corvo, attonito per lo stupore, si rammarica.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Ab Hera, deorum dearumque regina, gignitur Hephaestus, ignis et metallorum deus. Herae filius formosus non erat; contra, Hera ob fili sui deformitatem horrebat: ideo filium suum de Olympo in pelagus deicit. Tamen Hephaestum servatur a pelagi nympha, Nerei filia. Postea Hephaestus saevam Heram catenis vincit aureo solio. Itaque Hera saevitate sua a filio suo punitur. Tum Dionysus, vini deus, poculum bono vino plenum Hephaesto praebet, et tandem deus Heram liberat. Iuppiter quoque, propter litem, Hephaestum de Olympo deicit: Hephaestus in insulam Lemnum pervenit. Hephaestus caelicolum faber erat: nullus deus nullaque dea eius opera vituperabat. Peritia sua Hephaestus deorum magnificas aulas, insuperabilia arma, aeneas loricas dis atque hominibus faciebat. Aeneae, Aphroditis filio, insuperabilia arma excudit. Alia splendida opera ex eius fucina veniunt: Iovis sceptrum, Athenae clipeus, Aelii currus, Phoebi sagittae.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
I Cureti abitarono le foreste dei Tartessi, nelle quali i Titani combatterono la guerra contro gli dèi, e il re di costoro, per primo, scoprì il modo di raccogliere il miele. Il re, al quale nacque un nipote dallo stupro della figlia, per vergogna dell'infamia tentò di uccidere il piccolino con diversi attentati; ma, salvato dalla sorte, alla fine giunse al potere, grazie alla pietà di tanti pericoli. Infatti, come prima cosa, il re abbandonò il fanciullo, ma poi veniva ritrovato nutrito da vario latte di animali selvatici. Quindi riportò il fanciullo a casa, e lo gettò ai cani, precedentemente digiuni e tormentati dalla fame. Ma i cani, non soltanto non uccisero il piccolino, ma anzi, lo nutrirono con le mammelle; il nonno malvagio, alla fine, lo gettò nell'Oceano. Allora, apertamente per una chiara volontà divina, non veniva portato via dalle onde, ma veniva lasciato sulla spiaggia, e non molto dopo arrivò una cerva, che offrì le mammelle al piccolino. E, tra le mandrie dei cervi, il fanciullo attraversò per lungo tempo le foreste. Alla fine, catturato con un cappio, viene offerto al re. Allora, (quello, il re), per via della somiglianza dei lineamenti e per i tratti del corpo, riconobbe il nipote e lo nominò successore del regno.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Atene è patria di poeti e di atleti. Gli atleti si dedicano alla palestra e gareggiano con temerarietà. Gli abitanti di Atene, insieme alle matrone e alle figlie, venerano molte dee: dedicano altari ad Era, regina delle dee, a Minerva, dea della saggezza, e a Diana, signora dei boschi. Le dee dell'antica Grecia sono care anche alle matrone Romane e agli abitanti della penisola Italica: molti altari vengono costruiti per le dee, e si richiede la benevolenza delle dee. Le storie di Atene sono gradite agli abitanti di Roma: infatti gli abitanti dell'antica Roma recitano con grande gioia, sui palcoscenici, le tragedie e le commedie Greche.
- Athenis senex qui decessurus erat tres relinquit filias unam formosam et propter iucunditatem ...
- Marcus Aemilius, praetor urbanus, vatum antiquum librum invenerat in quo vaticinium continebatur Mar
- Phoebidas Lacedaemonius, dum milites Olynthum ducit, iter per Thebas fecit arcemque oppidi, quae Cad
- Iam a Romanis bellum longum alternis vicibus gerebatur cum Samnitibus qui medii sunt inter Picenum,