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Dopo essere stato mandato in Germania, Druso dapprima assoggettò gli Usipeti, quindi assalì i Tenteri e i Catti. Poi, in ugual maniera, sferrò un attacco contro i Cherusci e gli Svevi e i Sigambri. Oltre a ciò, per la difesa della provincia, collocò guarnigioni e sentinelle ovunque lungo il fiume Mosa, lungo l'Elba, lungo il Visurgi. Sulla riva del Reno, per di più, allineò molte roccaforti. Collegò tramite ponti Bonna e Gesoriaco, e li rese sicuri con delle flotte. Una buona volta, c'era la pace in Germania. È però difficile controllare le province: vengono acquisite per mezzo delle forze armate, si conservano con la giustizia. La pace, pertanto, fu di breve durata. Dopo che Druso morì, i Germani presero in odio la spietatezza e l'arroganza del governatore Varo Quintilio. Non appena conobbero le toghe e le leggi severe, sotto il comandante Arminio, furono spinti alle armi dal timore della schiavitù: d'improvviso sferrano un assalto contro i Romani, irrompono dappertutto; l'accampamento è devastato, tre legioni sono annientate. I Germani portavano via gli occhi ad alcuni, ad altri le mani, la lingua di uno fu troncata, la bocca fu cucita, e il barbaro che teneva la lingua nella mano, disse: Alla fine, o serpe, hai cessato di sibilare. Il cadavere del console, che la devozione dei soldati aveva coperto di terra, venne dissepolto. I barbari posseggono tuttora le insegne e due aquile; la terza, prima che venisse in mano dei nemici, il vessillifero la divelse e, portandola con sé, nascosta in mezzo ai risvolti del suo balteo, in tal modo la occultò nella sanguinosa palude.
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Trasibulo, figlio di Licio, viveva ad Atene, in Grecia. Atene era governata dai tiranni, ma Trasibulo libera Atene dai tiranni. I tiranni erano stati messi al governo dagli Spartani, e tormentavano gli abitanti di Atene: (i tiranni) in parte cacciano dalla patria gli abitanti di Atene, in parte li uccidono, confiscano i beni degli abitanti, e se li spartiscono tra loro. Per questa ragione Trasibulo dichiara guerra ai tiranni e viene allontanato dai tiranni. Dapprima, Trasibulo giunge a File, una roccaforte dell'Attica. Quindi Trasibulo giunge nel Pireo e fortifica la Munichia. I tiranni attaccano per due volte la Munichia e vengono vergognosamente respinti dalla Munichia e perdono gli armamenti e le salmerie. Immediatamente i tiranni ritornano ad Atene. Trasibulo, con grande temerarietà, imbraccia le armi contro i tiranni. Il tiranno Crizia combatte valorosamente contro Trasibulo e cade nel combattimento. Successivamente lo Spartano Pausania aiuta gli Attici e stipula la pace tra Trasibulo e i tiranni. I tiranni vengono cacciati da Atene da Trasibulo, e i beni dei tiranni vengono confiscati. Dal popolo viene assegnata a Trasibulo una corona per i meriti, e l'eroe rende grazie al popolo. Successivamente Trasibulo giunge in Cicilicia con i soldati della flotta, e viene ucciso dai barbari all'interno di una tenda.
Iuppiter in umbrem aureum conversus cum Danae, Acrisii et Aganippes filia, concubuit, ex quo compres
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Giove, tramutatosi in pioggia d'oro, giacque con Danae, figlia di Acrisio e di Aganippe, e da questa unione nacque Perseo. Il bimbo, così come era stato preannunciato, era destinato ad assassinare il nonno. Perciò Acrisio scaraventò in mare Danae, chiusa dentro una cassa, insieme a Perseo. Il pescatore Ditti rinvenne e forzò la cassa che, per volere di Giove, era stata sospinta all'isola di Serifo: a quel punto scorse la donna con il neonato, che (i quali) condusse dal re Polidette, che prese Danae in moglie ed educò Perseo nel tempio di Minerva. Acrisio, appena ricevette la notizia, si recò sull'isola e reclamò la figlia insieme al nipote; mentre, però, Acrisio è bloccato sull'isola da una tempesta, muore Polidette. A quel punto gli isolani allestiscono dei giochi funebri in onore del re: Perseo scagliò un disco, che il ventò deviò verso il capo di Acrisio, ed uccise il nonno. In tal modo, contro la sua volontà, portò a compimento il volere degli dei. Dopo che seppellì Acrisio, (Perseo) partì per Argo e si impossessò dei domini del nonno.
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Gli Elvezi fanno passare le truppe attraverso il territorio dei Sequani, e giungono nel territorio degli Edui, e saccheggiano le città e i villaggi degli Edui. Per questa ragione, gli Edui inviano degli ambasciatori a Cesare, e chiedono aiuto. E così i Romani ingaggiano uno scontro con i valorosi Elvezi, ma, grazie all'esperienza delle armi, pochi Romani cadono nella battaglia. Gli Elvezi resistono con grande coraggio, e provocano alla battaglia i Romani. Gli Elvezi combattono a lungo e accanitamente con i Romani, alla fine non sostengono i giavellotti dei Romani, e arrivano alle loro salmerie e ai loro carri. Gli Elvezi combattono valorosamente nei pressi delle salmerie, e, da un luogo rialzato, scagliano dardi contro le truppe dei Romani, e feriscono i Romani. Ma, dagli alleati, vengono mandati ai Romani rinforzi con spade e corazze, e gli Elvezi vengono sconfitti. Perciò, tramite degli ambasciatori, gli Elvezi chiedono la pace.
Constantius princeps et Augustus, postquam multa oppida barbari expugnaverunt, alia obsederunt, Iuli
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Costanzo, imperatore e Augusto, dopo che i barbari conquistarono numerose città e ne assediarono altre, inviò nelle Gallie il proprio cugino, il Cesare Giuliano. Truppe smisurate di Alemanni furono annientate da Giuliano con truppe modeste presso Strasburgo, città della Gallia, il nobilissimo re fu catturato, le Gallie furono ripristinate. Successivamente, per mezzo di Giuliano, contro i barbari furono compiute moltissime grandi imprese, i Germani vennero cacciati al di là del Reno e fu restaurato il dominio romano nei suoi confini. E non molto tempo dopo, col consenso dei soldati, Giuliano fu proclamato imperatore, e partì alla volta dell'Illirico mentre Costanzo era occupato nelle operazioni contro i Parti. Costanzo, dedicatosi alla guerra civile, incontrò la morte nella marcia tra la Cilicia e la Cappadocia. Fu un uomo di straordinaria tranquillità, mite, eccessivamente fiducioso negli amici e nei familiari, presto anche troppo devoto alle mogli, inoltre arricchitore dei familiari, alquanto propenso al rigore. Da questo momento Giuliano prese il potere e fece guerra ai Parti con enormi preparativi. Accolse la resa di città e fortezze dei Persiani, oppure li espugnò con la forza e, saccheggiata l'Assiria, tenne per un certo tempo accampamento stabile presso Ctesifonte. E, tornando vittorioso, venne ucciso da mano nemica mentre, in maniera piuttosto incauta, prendeva parte ai combattimenti. Fu un uomo eccellente e piuttosto moderato, estremamente erudito nelle arti liberali. Ancor più colto dei Greci, di smisurata e pronta eloquenza, di saldissima memoria, piuttosto vicino ai filosofi in numerose norma di vita. Generoso nei confronti degli amici, ma meno diligente di quanto sarebbe convenuto ad un imperatore così importante. Molto equo nei confronti degli abitanti delle province, e repressore delle imposte. Affabile verso tutti, ebbe scarsa cura dell'erario, bramoso di gloria, persecutore in maniera eccessiva della religione cristiana.
- Pausanias Lacedaemonius magnus vir sed varius in omni genere ...
- Romanum imperium a Romulo exordium habet, qui urbem exiguam in Palatino monte constituit ...
- Post multos deinde reges per ordinem successionis Mediae regnum ad Astyagen descendit ...
- M. Cato Pompeii filium multis verbis obiurgabat: Tuus pater, cum iuvenis erat, vidit rem publicam ab