Igitur in comitiis habitis Romae consules declarati sunt M. Tullius et C. Antonius factum quod primo
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Dunque, ai comizi tenuti a Roma, furono dichiarati consoli M. Tullio e C. Antonio, un evento che, in un primo momento, agitò i congiurati. Tuttavia, Catilina non abbandonò il delirio, anzi la collera (lo) accresceva sempre di più. Preparò armamenti nei luoghi idonei attraverso l'Italia, portò il denaro ottenuto tramite gli amici, a Fiesole, da Manlio, un suo alleato, che successivamente fu il comandante in capo della guerra. Legò a sé molti uomini dall'animo scellerato, ed anche alcune donne, tra le quali c'era Sempronia, che era una donna dalla grande sfacciataggine; commise molte scelleratezze degne di memoria. Fu una donna abbastanza fortunata per nascita e per bellezza, ed inoltre per marito e per figli; erudita nella letteratura Greca e Latina, suonava e danzava in maniera aggraziata, e faceva molte altre cose che sono corredi della vita lussuriosa. Ma a Sempronia non fu caro il decoro, né gradita la pudicizia: infatti fu ardente di desiderio, andò in cerca di uomini, fu insolvente dei debiti, fu a conoscenza della congiura. Però l'intelligenza della donna non fu dappoco: componeva poesie, provocava lo scherzo, insomma ebbe molte arguzie e molto fascino.
Africam initio habuere Gaetuli et Lybyes, asperi incultique, quibus cibus erat caro ferina atque hum
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
In origine abitavano l'Africa i Getuli e i Libici, rozzi e incivili, che, come le pecore, avevano per cibo la carne delle belve e il foraggio del suolo. Essi non erano retti né da consuetudini, né dalla legge: nomadi, dispersi, avevano come ripari quelli a cui la notte li aveva costretti. Ma dopo che in Spagna, come credono gli Africani, morì Ercole, l'esercito di lui, composto da genti diverse, in breve si disperde. I Medi, i Persiani e gli Armeni, che erano stati trasportati in Africa con le navi, s'insediarono nelle località prossime al nostro mare. I Persiani si mescolarono poco a poco ai Getuli attraverso matrimoni, e poiché, dato che assalivano spesso altri territori, avevano raggiunto altre località, denominarono sé stessi Numidi. I Libici invece, per mezzo di matrimoni, mescolarono con loro i Medi e gli Armeni, e presto amministrarono città; separati, infatti, da uno stretto marino dalla Spagna, avevano stabilito di scambiare merci fra di loro. I Libici gradualmente mutarono il loro nome (ossia, dei Medi), denominandoli nella lingua barbara Mauri invece di Medi. Ma lo Stato dei Persiani crebbe in breve tempo e successivamente, con il nome di Numidi, distaccatisi dai propri padri a causa del sovraffollamento, s'impossessarono delle zone vicine a Cartagine. Quindi sottomisero le popolazioni confinanti per mezzo delle armi o dell'intimidazione, e si procurarono fama e gloria. Alla fine la maggior parte dell'Africa inferiore fu occupata dai Numidi, e tutte le popolazioni sconfitte confluirono sotto la nazione e il nome dei dominatori.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Marcus Furius Camillus a Romanis tribunus creatur. Postea multa bella suscipit et Romam magnam et firmam reddit. Primum, Falereum et Capenam capit. Falereo, magister discipulos suos obsides Furio Camillo praebet. Sed Furius Camillus fastidit propter magistri ignaviam: itaque magistrum discipulis tradit. Tum discipuli baculo magistrum verberant. Postea Marcus Furius Camillus contra oppidum Veios pugnat, et oppidum obsidet et capit. Veii expugnatio a priscis Romanis sicut Troiae expugnatio putabatur. Interea Marcus Furius Camillus Ardeam in exsilium abit propter nonnullas insimulationes. Postea Galli in Italiam veniunt et Romam vastant. Camillus a Romanis dictator creatur. Galli bellicosi Capitolium oppugnant, set Capitolii anseres, Iunonis sacrae, vehementer strepunt et Romanos excitant. Romani a bellicosis Gallis cingebantur. Tum Camillus Ardea discedit et Romam pervenit: hic Gallos oppugnat fugatque.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Nella guerra di Numanzia Micipsa, re di Numidia, mandò rinforzi di cavalieri e di fanti al popolo romano. A capo dei Numidi che inviava in Spagna pose Giugurta. Giugurta, siccome era di indole infaticabile e acuta, non appena conobbe il temperamento di Scipione, che i Romani a quell'epoca avevano per generale, e le usanze dei nemici, in breve era pervenuto, con molta fatica e con molta cura, a una grande notorietà. E davvero era tanto coraggioso in combattimento quanto saggio nelle decisioni (lett. : singolare). Perciò il generale gestiva pressoché tutte le situazioni difficili per mezzo di Giugurta, lo teneva tra gli amici, lo apprezzava ogni giorno di più: nessun suggerimento né progetto di lui, infatti, era inutile. A ciò si univa la generosità d'animo e la prontezza d'intelletto, per mezzo delle quali aveva legato a sé numerosi dei Romani in un'intima amicizia. Dopo che Numanzia era stata annientata, P. Scipione lodò Giugurta con solennità dinanzi all'assemblea. Spedì, quindi, una lettera a Micipsa. Questo era il suo contenuto: il valore del tuo Giugurta nella guerra di Numanzia è stato davvero notevolissimo: la cosa è certamente una gioia per te (lett. : "la cosa è certamente di gioia per te", doppio dativo). Ci è caro per i suoi meriti: ti faccio le mie congratulazioni per la nostra amicizia. Hai un uomo degno di te. Il re, dunque, colpito dal valore dell'uomo, adottò Giugurta e nel testamento lo indicò come erede, alla pari con i figli.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Seleuco, figlio di Antioco, decise di passare nel territorio di Eumene. Eumene, infatti, distante dalla patria, attaccava le regioni costiere della Licia insieme ai Romani e ai Rodiesi. Seleuco, in un primo momento, si accinse ad assalire Elea; successivamente abbandonò l'assedio della città e, saccheggiate in maniera ostile le campagne, guidò l'esercito verso la capitale e il fortilizio del regno, Pergamo. Il fratello di Eumene, Attalo, posizionò innanzitutto dei posti di guardia dinanzi alla città, inoltre istigava i nemici per mezzo di scorrerie di cavalieri e di soldati armati alla leggera; da ultimo, sperimentati gli scontri rapidi, si ritirò dentro le mura. Seleuco tentò di assediare immediatamente la città. Simultaneamente anche Antioco, partito da Apamea, tenne con un nutrito esercito accampamento stabile prima a Sardi e poi non lontano dall'accampamento di Seleuco, presso le sorgenti del fiume Caico. I soldati, per ordine di Antioco, depredarono il territorio di Pergamo. Pertanto Eumene, richiamato indietro dalla guerra in patria, si recò con la flotta ad Elea; poi, confidando nel presidio di cavalieri e di fanti, si affrettò a Pergamo. Là Eumene, per mezzo di scorrerie, cominciò a ingaggiare leggeri combattimenti e, indubitabilmente, si sottrasse allo scontro decisivo. Poco tempo dopo giunsero in soccorso del re le flotte romana e rodiese. Tante flotte fecero ingresso in un unico porto: Antioco, non osando chiudere d'assedio la città, richiese la pace.
- Pausanias, Lacedaemonius vir, apud Plataeas contra Persas ducit Lacedaemoniorum copias ...
- Alexander rex pervenit ad maritimos Indos ...
- Helvetii iam per angustias et fines Sequanorum suas copias traducunt et in Haeduorum fines perveniun
- In Gallia viri in uxores, sicuti in liberos, vitae necisque habent potestatem; et cum paterfamiliae