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GIASONE INCONTRA MEDEA
Ίστορούσι τούς Άργοναύτας από τῆς Ταυρικῆς κομισθέντας νυκτός καταπλευσαι τῆς Κολχίωδος εις τό προειρημένον τέμενος. "Ενθα δή περιτυχόντας τῇ Μηδείᾳ πλανωμένη παρά τόν αΐγιαλόν, και μαθόντας παρ' αΰτης τό της ξενοκτονίας νόμιμον, άποδέξασθαι μέν τήν ήμερότητα τῆς παρθένου, δηλώσαντας δ' αύτῇ τήν εαυτῶν έπιβολήν πάλιν παρ' εκείνης μαθεῖν τόν υπάρχοντα αύτῇ κίνδυνον από τοῦ πατρός διά τήν πρός τούς ξένους ευσέβειαν. Κοινοῦ δε τοῦ συμφέροντος φανέντος, τήν μεν Μήδειαν έπαγγείλασθαι συνεργήσειν αύτοῖς μέχρι ἃν συντελέσωσι τόν προκείμενον ἇθλον, τόν δ' Ιάσονα διά τῶν ὂρκων δοῦναι πίστεις ὂτι γήμας αυτήν ἒξει σύμβιον ἃπαντα τόν τοῦ ζῆν χρόνον. Μετά δε ταΰτα τούς Άργοναύτας άπολιπόντας φυλακάς τῆς νεώς, νυκτός όρμῆσαι μετά τῆς Μηδείας επί τό χρυσόμαλλον δέρος.
TRADUZIONE
Raccontano che gli Argonauti, dopo essersene andati dalla Tauride, fossero approdati di notte al già citato terreno sacro della Colchide. Lì, imbattutisi in Medea che vagava sulla spiaggia, ed essendo venuti a sapere da lei dell'usanza di uccidere gli stranieri, accolsero da un lato con piacere la gentilezza della ragazza, dall'altro, avendole manifestato la loro iniziativa, vennero a sapere nuovamente da lei il rischio che le toccava da parte del padre a causa dell'atto di pietà nei confronti degli stranieri. Manifestatasi quindi l'ultilità comune, Medea promise che avrebbe cooperato con loro finchè non avessero portato a termine l'impresa che si proponevano, e Giasone diede assicurazione attraverso giuramenti che, una volta sposatala, l'avrebbe avuta come compagna per tutto il tempo della vita. Dopo questi fatti, gli Argonauti, dopo aver lasciato delle guardie alla nave, di notte, con Medea, si misero in moto verso la pelle dal vello d'oro.
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ERACLE FONDA I GIOCHI OLIMPICI
Versione greco Diodoro Siculo
Τελέσας δὲ τοῦτον Ηρακλης τὸν ἆθλον τὸν Ὀλυμπικὸν ἀγῶνα συνεστήσατο, κάλλιστον τῶν τόπων πρὸς τηλικαύτην πανήγυριν προκρίνας τὸ παρὰ τὸν Ἀλφειὸν ποταμὸν πεδίον, ἐν ᾧ τὸν ἀγῶνα τοῦτον τῷ Διὶ τῷ πατρίῳ καθιέρωσε. στεφανίτην δ´ αὐτὸν ἐποίησεν, ὅτι καὶ αὐτὸς εὐηργέτησε τὸ γένος τῶν ἀνθρώπων οὐδένα λαβὼν μισθόν. τὰ δ´ ἀθλήματα πάντα αὐτὸς ἀδηρίτως ἐνίκησε, μηδενὸς τολμήσαντος αὐτῷ συγκριθῆναι διὰ τὴν ὑπερβολὴν τῆς ἀρετῆς, καίπερ τῶν ἀθλημάτων ἐναντίων ἀλλήλοις ὄντων· τὸν γὰρ πύκτην ἢ παγκρατιαστὴν τοῦ σταδιέως δύσκολον περιγενέσθαι, καὶ πάλιν τὸν ἐν τοῖς κούφοις ἀθλήμασι πρωτεύοντα καταγωνίσασθαι τοὺς ἐν τοῖς βαρέσιν ὑπερέχοντας δυσχερὲς κατανοῆσαι. διόπερ εἰκότως ἐγένετο τιμιώτατος ἁπάντων τῶν ἀγώνων οὗτος, τὴν ἀρχὴν ἀπ´ ἀγαθοῦ λαβών.
Eracle, dopo aver compiuto questa fatica, istituì la gara olimpica, avendo scelto come luogo più adatto per una così grande festa la pianura presso il fiume Alfeo, nel quale consacrò questo gioco a Zeus suo padre. Rese questa (gara) insignita di corona, perché anche lui stesso aveva reso un servizio alla stirpe degli uomini non avendone ricevuto alcun compenso. Vinse tutte le contese senza fatica, non osando nessuno sceglierlo a causa della sua virtù smisurata, anche se le contese erano tra loro diverse: infatti, è difficile che un pugile o un pancraziaste vinca un corridore nello stadio, e ancora una volta, è difficile comprendere che chi primeggia nei giochi leggeri possa competere contro quelli che eccellono nei giochi pesanti. Per questo motivo, giustamente, questa (gara) divenne giustamente la più onorata di tutte, avendo avuto origine dal bene.
(By Vogue)
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Giasone è inviato dallo zio Pelia alla conquista del vello d'oro VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo TRADUZIONE dal libro metis
Inizio: Ιασονα γενεσθαι λέγουσιν υιον μεν Αισονος, αδελφιδουν... Fine: ...Κολχους επι το διαβεβοημενον του κριου δερος χρθσομαλλον
Ἰάσονα γενέσθαι λέγουσιν υἱὸν μὲν Αἴσονος, ἀδελφιδοῦν δὲ Πελίου τοῦ Θετταλῶν βασιλέως, ῥώμῃ δὲ σώματος καὶ ψυχῆς λαμπρότητι διενέγκαντα τῶν ἡλικιωτῶν ἐπιθυμῆσαί τι πρᾶξαι μνήμης ἄξιον. Ὁρῶντα δὲ τῶν πρὸ αὐτοῦ Περσέα καί τινας ἄλλους διὰ τὰς ὑπερορίους στρατείας καὶ τὸ παράβολον τῶν ἄθλων δόξης ἀειμνήστου τετευχότας, ζηλῶσαι τὰς προαιρέσεις αὐτῶν. Διὸ καὶ τὴν ἐπιβολὴν ἀνακοινωσάμενον τῷ βασιλεῖ ταχέως λαβεῖν αὐτὸν συγκάταινον, οὐχ οὕτω τοῦ Πελίου σπεύδοντος προαγαγεῖν εἰς ἐπιφάνειαν τὸν νεανίσκον ὡς ἐλπίζοντος ἐν ταῖς παραβόλοις στρατείαις διαφθαρήσεσθαι· αὐτὸν μὲν γὰρ ἐκ φύσεως ἐστερῆσθαι παίδων ἀρρένων, τὸν δ´ ἀδελφὸν εὐλαβεῖσθαι μήποτε συνεργὸν ἔχων τὸν υἱὸν ἐπίθηται τῇ βασιλείᾳ. Κρύπτοντα δὲ τὴν ὑποψίαν ταύτην, καὶ τὰ πρὸς τὴν στρατείαν χρήσιμα χορηγήσειν ἐπαγγειλάμενον, παρακαλεῖν ἆθλον τελέσαι στειλάμενον τὸν πλοῦν εἰς Κόλχους ἐπὶ τὸ διαβεβοημένον τοῦ κριοῦ δέρος χρυσόμαλλον.
Traduzione numero 1
Dicono che giasone fosse figlio di Esone, nipote di Pelia, re dei Tassali, nelle forze fisiche e nell’acutezza dell’animo, vigore dell’animo, superando i coetanei, desiderava fare qualcosa degna di memoria. Vedendo che Perseo ed alcuni altri raggiungevano altri con eterna gloria, desiderò emulare le imprese di quelli. Comunicato al re il pensiero facilmente ebbe l’approvazione Pelia, sperando di mandare in rovina il giovane in imprese audaci, infatti dicono che la natura non gli avesse concesso di avere figli maschi, temeva che il fratello una volta o l’altra con l’aiuto del figlio come complice invadesse il regno. Pelia nascondendo tal sospetto e dopo aver annunciato delle cose utili per la spedizione, gli presentò come un premio la navigazione verso Colchide per il famoso vello d’oro.
Traduzione numero 2
Dicono che Giasone fu figlio di Esone, e nipote per parte di padre di Pelia, re dei Tessali, e che superando i suoi coetanei per forza fisica e nobiltà di spirito, desiderò compiere qualcosa degna di memoria. Vedendo che Perseo e alcuni altri avevano conquistato una fama imperitura, emulò la loro condotta (il greco ha il plurale). Perciò, dopo aver comunicato al re il suo piano, lo trovò subito consenziente, poiché Pelia sperava che in quelle pericolose spedizioni rimanesse ucciso: infatti, dicono che lui stesso era stato privato dalla natura di figli maschi, e che era circospetto nei confronti del fratello che con la collaborazione del figlio (avendo il figlio come aiutante, collaboratore), attentasse al suo regno. Dunque, Pelia tenendo nascosto questo sospetto e promettendo che avrebbe provveduto a ogni cosa utile per la spedizione, esortò (Giasone) a compiere un'impresa volgendo la navigazione verso la Colchide per il famoso vello d'oro d'ariete. ".
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DEDALO E ICARO
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
Τινες δε μυθολογουσι κατα την Κρητην ετι Δαιδαλον διατριβοντος και υπο της πασιφανης κρυπτομενου ...

Alcuni ricordano che, quando Dedalo si trovava ancora a Creta ed era nascosto da Pasifae, il re Minosse, volendo condannare ad una pena Dedalo e non riuscendo a trovarlo, fece perquisire tutte le imbarcazioni che erano nell'isola e promise di dare una grossa somma di denaro a chi avesse scoperto Dedalo. Allora questi, persa la speranza di una fuga per mare, costruì delle ali con incredibile ingegnosità e straordinariamente tenute insieme con della cera; quindi, adattatele al corpo del figlio e al suo, incredibilmente volò via e fuggì sopra il mare vicino all'isola di Creta. Ma Icaro per l'inesperienza della giovane età, facendo il volo troppo in alto, cadde nel mare, poiché a causa del sole si era sciolta la cera che teneva insieme le ali; Dedalo invece, volando presso la distesa del mare e bagnando le ali ripetutamente, giunse in salvo, incredibile a dirsi, in Sicilia.
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DUE CATEGORIE DI DIVINITà
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Greco per il biennio
INIZIO: Περì θεων διττας εννοιας οι παλαιοι των ανθρωπων τοις μεταγενεστεροις παραδεδωκασιν. Τους μεν γαρ αιδιους και αφθαρτους...
FINE: ...περì θεων εννοιαν αδειξεν, των δε μυθολογων Ομηρος και Ησιοδος και Οπφευς και ετεροι τερατωδεστερους μυθους περì θεων πεπλακασιν.
TRADUZIONE
Gli antichi hanno trasmesso ai loro posteri due diverse notizie intorno agli Dei. Infatti dicono che siano sempre eterni (lett. eterni e immortali), tali sono il sole, la luna e tutti gli altri astri del cielo; e così anche i venti e altre cose che hanno prodotto una simile natura; percio’ ciascuno di questi ha eternità per l’origine e per la durata; di altri raccontano di essere stati dei terreni che hanno ottenuto culto e onore divino grazie ai benefici verso gli uomini, tali sono Eracle, Dioniso e tutti gli altri simili a questi. Di questi dei terreni gli storici e gli scrittori di miti molti e vari racconti ci hanno lasciato. E tra gli storici Euemero ha scritto un libro dove (lett. nel quale) trattò la propria concezione sugli dei, mentre tra gli scrittori di miti, Omero ed Esiodo e Orfeo ed altri hanno riferito circa gli dei di favole prodigiose.
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