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INIZIO: Περì θεων διττας εννοιας οι παλαιοι των ανθρωπων τοις μεταγενεστεροις παραδεδωκασιν. Τους μεν γαρ αιδιους και αφθαρτους...
FINE: ...περì θεων εννοιαν αδειξεν, των δε μυθολογων Ομηρος και Ησιοδος και Οπφευς και ετεροι τερατωδεστερους μυθους περì θεων πεπλακασιν.
TRADUZIONE
Gli antichi hanno trasmesso ai loro posteri due diverse notizie intorno agli Dei. Infatti dicono che siano sempre eterni (lett. eterni e immortali), tali sono il sole, la luna e tutti gli altri astri del cielo; e così anche i venti e altre cose che hanno prodotto una simile natura; percio’ ciascuno di questi ha eternità per l’origine e per la durata; di altri raccontano di essere stati dei terreni che hanno ottenuto culto e onore divino grazie ai benefici verso gli uomini, tali sono Eracle, Dioniso e tutti gli altri simili a questi. Di questi dei terreni gli storici e gli scrittori di miti molti e vari racconti ci hanno lasciato. E tra gli storici Euemero ha scritto un libro dove (lett. nel quale) trattò la propria concezione sugli dei, mentre tra gli scrittori di miti, Omero ed Esiodo e Orfeo ed altri hanno riferito circa gli dei di favole prodigiose.
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ENEA ABBANDONA TROIA IN FIAMME
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Ellenisti
Τῆς Τροίας ἁλούσης Αἰνείας μετά τινων ἡμύνετο. Τῶν δὲ Ἑλλήνων ὑποσπόνδους τούτους ἀφέντων, καὶ συγχωρησάντων ἑκάστῳ λαβεῖν ὅσα δύναιτο τῶν ἰδίων, οἱ μὲν ἄλλοι πάντες ἄργυρον ἢ χρυσὸν ἢ τινα τῆς ἄλλης πολυτελείας ἔλαβον, Αἰνείας δὲ τὸν πατέρα γέροντα τελέως αράμενος ἐπὶ τοὺς ὤμους ἐξήνεγκεν. Εφ' ᾧ θαυμασθεὶς ὑπὸ τῶν Ἑλλήνων ἔλαβεν ἐξουσίαν (“il permesso di") πάλιν ὅ βούλοιτο τῶν οἴκοθεν ἐκλέξασθαι. Ἀνελομένου δὲ αὐτοῦ τὰ ἱερὰ τὰ πατρῷα, πολὺ μᾶλλον ἐπαινεθῆναι συνέβη τὴν ἀρετήν, καὶ παρὰ πολεμίων ἐπισημασίας τυγχάνουσαν. Ἐφαίνετο γὰρ ὁ ἀνὴρ ἐν τοῖς μεγίστοις κινδύνοις πλεῖστα φροντίζειν τῆς τε πρὸς γονεῖς ὁσιότητος καὶ τῆς πρὸς θεοὺς εὐσεβείας. Διόπερ φασὶν αὐτῷ συγχωρηθῆναι μετὰ τῶν ὑπολειφθέντων Τρώων ἐκχωρῆσαι τῆς Τρωάδας μετὰ πάσης ἀσφαλείας καὶ ὅποι βούλεται.
TRADUZIONE n. 1
Essendo stata catturata Troia (dopo la presa di Troia), Enea si difendeva con alcuni. I greci lasciando andare questi in seguito ad accordi, e avendo concesso a ciascuno di prendere quante cose delle proprie potesse, mentre tutti gli altri presero sia l'argento sia l'oro ed altre cose di lusso, invece Enea avendo preso il vecchio padre sulle spalle senza esitare lo portò via. Per questa cosa avendo ricevuto l'ammirazione dei Greci ricevette nuovamente il permesso di sciegliere ciò che voleva delle cose della casa. Avendo raccolto gli oggetti greci sacri della patria ancora di più accadde che fosse lodata la virtù. Fu lodato anche dai nemici. Infatti l'uomo mostrò nei più grandi pericoli di preoccuparsi molto del rispetto dei genitori e di pensare alla devozione per gli dei. Per questo dicono che a lui era stata concessa insieme a quelli che erano rimasti (a Troia) di lasciare la Triade con ogni tranquillità.
traduzione n. 2
Essendo stata catturata Troia Enea si allontava con alcuni. I Greci lasciando andare questi protetti dalla tregua, e avendo concesso a ciascuno di prendere quante cose delle proprie potesse, mentre tutti gli altri presero sia l'argento sia l'oro e altre cose di lusso, invece Enea avendo preso il vecchio padre sulle spalle senza esitare lo portò via. Per questa cosa avendo ricevuto l'ammirazione dei Greci ricevette nuovamente il permesso di scegliere ciò che voleva delle cose della casa. Avendo raccolto gli oggetti sacri della patria ancora di più accadde che fosse lodata la (sua) virtù, e essendo segnalato dai nemici. Infatti l'uomo dimostrò nei più grandi pericoli di preoccuparsi molto del rispetto dei genitori e di pensare alla devozione per gli dei. Per questo dicono che a lui era stata concessa assieme a quelli che erano rimasti a Troia di lasciare la Troade con ogni tranquillità con quanti lui volesse.
Traduzione numero 3
Dopo la presa di Troia Enea si difendeva insieme ad alcuni. Quando i Greci permisero loro una tregua, e concessero a ciascuno di prendere quante cose dei beni privati poteva, tutti gli altri presero argento, oro, o qualcos'altro di prezioso, mentre Enea si portò via il padre che era assolutamente anziano, caricandoselo sulle spalle. Essendo stato ammirato per questo dai Greci, ottenne il permesso di scegliere di nuovo ciò che volesse delle cose della sua casa. Allora, quando egli prese le cose sacre della patria, accade che la sua virtù fu elogiata molto di più, la quale ottenne stima anche da parte dei nemici.
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ENEA DESISTE DAL PROGETTO DI FONDARE UNA CITTà
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Verso Itaca
INIZIO: Φαβιος ο τας Ρωμαιων πραξεις αναγραψας λεγει...
FINE: αριθμος ην αποσχεσθαι της προθεσεως.
TRADUZIONE
Fabio che scrisse delle Cose romane allega la seguente favola. Lui dice che fu dato ad Enea un oracolo di un animale quadrupede il quale gli sarebbe stato di guida nel fabbricare una città e che al momento in cui stava per sacrificare gli venne incontro una troia gravida e bianca e che questa scappata dalle mani del sacrificatore andò a ripararsi sopra un certo colle dove partorì trenta porcelletti e che Enea ammirando siffatto portento e ricordandosi la risposta dell'oracolo pensò di fondare in quel luogo la città che poi vide che ciò gli era chiarissimamente vietato e che gli diceva che soltanto dopo trent'anni come appunto quei porcelletti erano trenta dover fabbricare la città e cosi avere abbandonata l'opera.
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ESEMPIO DI PIETà DEI ROMANI
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Greco Nuova Edizione
TRADUZIONE n. 1
Scipione inviò gli ambasciatori dai cartaginesi, le truppe uccisero parte di loro. Coloro che partecipavano con coscienza rapivano questi e li facevano partire con le triremi. Coloro che volevano accaparrarsi il favore popolare a Cartagine ordinarono ai capitani delle navi di attaccare gli ambasciatori ed ucciderli tutti qualora coloro che mandavano via le navi fossero tornati indietro. Infatti accadde questo e coloro che fuggivano per terra giunsero sani e salvi da Scipone. La divinità mostrò immediatamente la propria forsa a coloro che volevano commettere un sacrilegio. Infatti gli ambasciatori dei cartaginesi che furono inviati a Roma, tornando indietro vennero spinti nel porto romano da una tempesta. Essendo questi condotti da Scipione e gridando tutti a gran voce di vendicare il sacrilegio, Scipione disse che non bisognava fare ciò che avevano rimproverato ai cartaginesi. Questi dunque essendo stati lasciati andare, giunsero sani e salvi a Cartagine, ammirando la pietà dei romani.
traduzione n. 2 di altro utente
Scipione mandò ambasciatori presso i cartaginesi, e le truppe li attaccarono. coloro che si distinguevano per intelligenza li tolsero di mezzo e con triremi li rimandarono indietro. colore che crecavano il favore popolare a Acartagine ordinarono al navarca quando le triremi inviate tornassero indietro, di nvaigare contro gli ambasciatori e di ucciderli tutti. cio avvenne: quelli che si erano rifugiati a terra, si salvarono presso scipione. la divinità ben presto dimostrò la sua potenza a quelli che volevano essere empi. infatti gli ambasciatori dei cartaginesi inviati a roma, tornando indietro furono spinti da una tempesta verso il porto dei romani. condotti questi da scipione e gridando tutti di punire gli empi, scipione disse che non bisognava fare ciò che rimporveravano ai cartaginesi. questi dunque lasciati andare tornarono salvi a cartagine, ammirando la pietà dei romani.
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FILIPPO II DI MACEDONIA
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Greco Nuova Edizione
Ό Φίλιππος του Άμυντου εἴκοσι...
αλλά διά την ἰδίαν ἀρετήν.
TRADUZIONE n. 1
Filippo di Aminta regnò 24 anni sulla macedonia utilizzando pochissimi mezzi, rese il proprio regno grandissimo tra le potenze in europa e avendo ereditato la macedonia assoggettata agli Illiri la rese padrona di grandi popoli e città. Grazie alla proprio virtù ottenne l'egemonia su tutta la Grecia poiché le città si sottomisero volontariamente. Avendo combattuto Illirici, i Pannoni, i Traci, e gli Sciti, tentò di distruggere il regno dei persiani, e avendo condotto le truppe verso l' Asia, liberò le città greche, colto dal fato nel fiore degli anni lasciò tali truppe che il figlio Alessandro non ebbe bisogno di alleati per l'abbattimento dell'egemonia dei Persiani. E non realizzò queste cose per caso, ma per la proprio virtù.
traduzione n. 2
Filippo regnò sui macedoni per ventiquattro anni e, sebbene avesse avuto condizioni di partenza insignificanti, fece del suo regno il più grande dei domini che c'erano allora in europa. e mentre aveva ricevuto la Macedonia asservita agli Illiri, la fece signora di molti popolie città. Pertanto, grazie al suo valore, ottenne la supremazia di tutta la Grecia, in quanto le città volontariamente si sottomettevano al suo dominio. Dopo aver debellato Illiri, Peoni e Traci, progettò di abattere l'impero dei persiani e trasportate truppe in Asia, liberò le citta greche; ma colto dal fato nel mezzo della sua impresa, lasciò tante e tali forze che il figlio Alessandro non ebbe bisogno dell'aiuto di alleati per abbattere l'egemonia persiana: E queste imprese egli compì non col favore della fortuna, ma col proprio valore.